Politica - 23 aprile 2026, 13:26

Liberazione, Balleari: "Il 25 aprile non sia strumento di divisione, la libertà appartiene a tutti”

Seduta solenne in Consiglio Regionale per l'81° anniversario. Il Presidente richiama la "verità storica tutta intera", omaggia il partigiano Bisagno e condanna ogni totalitarismo: “Deve unirci su ciò che vogliamo continuare a essere”

L’Aula Consiliare della Regione Liguria ha ospitato oggi la celebrazione solenne per l'81° anniversario della Liberazione nazionale, un momento aperto in modo inedito dalle note dell’Inno di Mameli eseguite dal vivo dalla Filarmonica Sestrese. Il Presidente Stefano Balleari, dando avvio alla seduta, ha voluto sottolineare il profondo legame tra Genova e il "Canto degli Italiani", ricordando il coraggio della banda sestrese che lo eseguì per la prima volta in pubblico nel 1847 a Oregina.

Nel suo discorso, Balleari ha definito il 25 aprile come una delle pagine fondative della Repubblica, il momento in cui l'Italia ha ritrovato la propria libertà ponendo fine all'occupazione nazista e al fascismo. “È da quella data che prendono forma le basi della nostra democrazia, della nostra Costituzione e della Repubblica" ha affermato il Presidente, esortando però i presenti a guardare a quel periodo con il coraggio di una memoria completa.

Il cuore dell'intervento di Balleari si è concentrato sulla necessità di non rimuovere le pagine più tragiche e complesse di quella stagione, citando sia la brutalità nazifascista della strage della Benedicta sia l'eccidio di Porzûs. Quest'ultimo è stato descritto come «una pagina dolorosa, che testimonia quanto quella stagione fosse complessa e segnata anche da conflitti interni» tra formazioni partigiane contrapposte.

In questo contesto, il Presidente ha indicato come modello la figura di Aldo Gastaldi, il partigiano "Bisagno", definendo la sua testimonianza come “quella di chi scelse di opporsi al fascismo senza mai adottarne i metodi”. Secondo Balleari, la lezione di Gastaldi è ancora oggi attuale perché insegna che “la libertà non può nascere dall’imposizione, ma solo dal rispetto”.

Balleari ha poi ribadito un fermo rifiuto verso ogni forma di oppressione politica, richiamando i valori pluralisti della Carta costituzionale.

“È giusto affermare con chiarezza che tutti i regimi totalitari, di qualsiasi colore, vanno condannati senza ambiguità”.

Il Presidente ha inoltre lanciato un monito contro la delegittimazione politica e il rischio che l'odio prenda il posto della legge: “Nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire, da solo, chi è dentro o fuori il perimetro democratico”. Ogni ritorno a spirali di violenza o giustizia sommaria rappresenterebbe, secondo Balleari, un pericoloso passo indietro rispetto ai traguardi raggiunti nel 1945.

In conclusione, il Presidente ha rivolto un appello affinché la ricorrenza della Liberazione diventi un fattore di coesione nazionale anziché di scontro frontale.

“Il 25 aprile non deve dividerci su ciò che siamo stati, ma unirci su ciò che vogliamo continuare ad essere. Una Nazione libera. Una Repubblica democratica".

La libertà, ha ricordato Balleari in chiusura, quando è autentica “non appartiene a una parte: appartiene a tutti”, e onorare degnamente il sacrificio di chi ha preceduto le attuali generazioni significa difenderla senza trasformarla in un'arma contro gli altri. La seduta solenne è proseguita con l'intervento dello storico e politologo Giovanni Orsina, ospite d'onore della giornata.

Redazione


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