Il legame tra il Genoa e l’Inghilterra è una delle radici più profonde della storia del calcio italiano. Un rapporto che si interseca con la storia, perché a unire l’ex Repubblica Marinara e la Terra d’Albione non è solamente il calcio, attraverso la figura di Sir James Richardson Spensley, medico inglese e tra i fondatori del club rossoblù, che contribuì a portare in Italia il giuoco del pallone come lo conosciamo oggi.
Dentro questo legame si inserisce anche uno dei simboli più riconoscibili della tradizione genovese e inglese: la croce di San Giorgio. Vessillo che nel passato, nel Medioevo, rappresentava “la Superba”, potenza marinara e commerciale riconosciuta e rispettata nei traffici navali in tutto il mondo dell’epoca, tanto da aver dato vita a una versione tra il mito e la realtà di come arrivò all’impiego della stessa croce l’Inghilterra. Si narra infatti che, gli inglesi avrebbero “preso in affitto” il vessillo genovese per proteggere le proprie navi: nessuno osava attaccare imbarcazioni che lo portavano a bordo, riconoscendo a Genova un tributo che sarebbe stato versato fino al 1771. Poi, il silenzio. E un debito che, almeno nella narrazione genovese, non è mai stato davvero estinto.
Una sovrapposizione simbolica che attraversa i secoli e arriva fino al presente, dove quel segno, celebrato proprio quest’oggi 23 aprile, continua a vivere nelle bandiere di entrambe le realtà e anche nelle scelte identitarie del Club più Antico d’Italia.
È proprio da questa connessione storica che nasce la nuova trovata comunicativa, firmata da Ceres insieme a We Are Social e sviluppata in collaborazione con il Genoa, costruita attorno alla seconda maglia della stagione, ispirata proprio alla croce di San Giorgio e presentata la scorsa estate a Londra con un video dal forte impatto narrativo.
Quel percorso oggi si riattiva a partire dal campo: nella partita contro il Pisa di domenica scorsa hanno indossato la maglia bianca con la croce rossa recante, sulla manica al posto del logo della birra, di una scritta elegantemente provocatoria rivolta ai cugini d’Oltremanica: “Nice flag England, is that ours?”, ossia “Bella bandiera Inghilterra, è la nostra?”.
Tutto parte del concept “The Longest Tab In History”, un’idea che gioca sul doppio significato del “conto” nei pub britannici e su una pendenza aperta da oltre due secoli e mezzo. Un pretesto narrativo che diventa campagna globale. L’attivazione ha trovato il suo palcoscenico ideale a Londra, proprio nel giorno dedicato a San Giorgio. Le affissioni hanno invaso luoghi simbolici come Trafalgar Square e il Palazzo di Westminster, trasformando la città in una gigantesca lavagna su cui Genova ha scritto il suo “gentile promemoria”. Frasi come “Genoa’s flag rent is 255 years overdue. At least buy us a round.” strappano un sorriso, ma centrano il punto: il conto è ancora aperto.
A rendere l’operazione ancora più vivace, anche la presenza di tifosi di un Genoa Club londinese, trasformati in veri e propri mezzi di comunicazione ambulanti grazie a maglie speciali brandizzate con i messaggi della campagna.
Il racconto è stato anche arricchito dal video del creator Pietro Filacorda, realizzato in collaborazione col Museo del Genoa, che ricostruisce il filo storico tra Genova, l’Inghilterra e il Grifone.