Attualità - 26 aprile 2026, 15:11

Termovalorizzatore, Scarpino esce di scena: “Terreno instabile e movimenti fino a 3 cm l’anno”

I dati satellitari hanno confermato criticità idrogeologiche incompatibili con un impianto di questo tipo: l’area della discarica Amiu esce dalle ipotesi. Restano, dunque, aperti il futuro del sito e la scelta della nuova localizzazione, mentre la Regione ha già raccolto sei manifestazioni di interesse

Il termovalorizzatore in Liguria non si farà a Scarpino. A chiudere, di fatto, una delle ipotesi più discusse per la realizzazione dell’impianto destinato a completare il ciclo dei rifiuti sono i risultati dei monitoraggi satellitari avviati nelle scorse settimane su impulso della Protezione civile nazionale.

Le analisi, basate sui dati del satellite Sentinel-1 ed elaborate dal Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze insieme all’Università di Genova, hanno evidenziato movimenti del terreno con velocità fino a 25-30 millimetri all’anno. Un valore considerato incompatibile con la costruzione di un’infrastruttura complessa come un termovalorizzatore.

I risultati sono stati illustrati nei giorni scorsi durante un tavolo interistituzionale sul dissesto idrogeologico riunito in Prefettura a Genova, alla presenza del capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano, della sindaca Silvia Salis e degli assessori competenti di Comune e Regione, tra cui Giacomo Giampedrone e Massimo Ferrante.

Il quadro emerso non lascia margini significativi: la fragilità dell’area, già nota da anni, viene ora confermata da rilevazioni tecniche puntuali che rendono altamente improbabile la realizzazione di nuovi impianti pesanti sulle alture di Sestri Ponente. Non a caso, nella zona risulta fermo da tempo anche l’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico), proprio a causa delle criticità del terreno.

Dal punto di vista politico, la sindaca Salis ha sottolineato come l’esclusione di Scarpino non rappresenti una novità, mentre l’assessore regionale Giampedrone ha ricordato che l’area era stata inserita tra le possibili opzioni più per ragioni di destinazione che per reali condizioni geomorfologiche. Resta inoltre il tema della proprietà, legata ad Amiu e quindi al Comune di Genova.

Archiviata, almeno sulla carta, l’ipotesi Scarpino, si riapre però la questione centrale: dove realizzare il termovalorizzatore necessario a chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria. La Regione, nel mentre, ha già raccolto sei manifestazioni di interesse nell’ambito del bando in corso, segnale che il percorso amministrativo è avviato, ma la scelta del sito si preannuncia delicata sia sul piano tecnico sia su quello politico.

F.A