Controlli sempre più stringenti sulle emissioni delle navi nel porto di Genova, con numeri che confermano un’attività intensa e strutturata. Nel 2025 la Capitaneria di porto-Guardia costiera ha effettuato 228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali, rilevando 31 deficienze e arrivando a disporre 8 fermi nave nei casi più gravi .
È la fotografia contenuta nel Rapporto annuale 2025, documento che mette nero su bianco il lavoro svolto per garantire il rispetto delle normative ambientali in uno scalo dove porto e città convivono a distanza ravvicinata.
Controlli tecnici e verifiche sui motori
Le ispezioni non si limitano agli aspetti formali, ma entrano nel cuore tecnico delle navi. Gli ispettori verificano documenti, certificazioni e componenti fisici dei motori, arrivando, nei casi più complessi, anche allo smontaggio di parti come pompe e iniettori.
Tra le principali criticità riscontrate figurano:
- irregolarità nei registri dei parametri di funzionamento dei motori
- componenti privi della marcatura IMO obbligatoria
- certificazioni non aggiornate o non conformi
Proprio su questo fronte, una sentenza del TAR Liguria ha confermato la piena legittimità dell’operato della Guardia costiera, stabilendo che il “Technical File” è un parametro vincolante e che l’assenza di marcature può bastare a giustificare il fermo della nave.
Focus su NOx e zolfo: cosa dicono i dati
Una parte rilevante dell’attività ha riguardato gli ossidi di azoto (NOx), tra i principali inquinanti prodotti dai motori marini. Nel dettaglio, i controlli hanno coinvolto 146 navi straniere e 82 italiane, con livelli di conformità variabili a seconda delle categorie.
Sul fronte degli ossidi di zolfo (SOx), nel 2025 sono stati effettuati 32 controlli sul combustibile, di cui 12 con analisi di laboratorio: è emersa una sola irregolarità, di natura documentale, senza superamenti dei limiti nei campioni analizzati .
Ancora più netto il dato sulle emissioni di CO₂: 196 navi controllate e nessuna irregolarità riscontrata .
Il Mediterraneo diventa area SECA
Il 2025 segna anche un passaggio storico: dal 1° maggio il Mar Mediterraneo è ufficialmente area SECA, con obbligo di utilizzo di combustibili con tenore di zolfo non superiore allo 0,10%.
Un traguardo che Genova aveva già anticipato negli anni precedenti con il Genoa Blue Agreement, accordo volontario tra operatori portuali per ridurre le emissioni già entro le tre miglia dal porto.
Meno fumosità e primi segnali di cambiamento
Accanto ai controlli formali, la Capitaneria ha portato avanti anche il monitoraggio delle emissioni visive, intervenendo su fenomeni di fumosità anomala con richiami alle compagnie e incontri tecnici.
Secondo il rapporto, il dialogo costante con gli armatori ha portato a risultati concreti: eliminate diverse situazioni croniche e migliorati i casi più critici. Non solo: nel dicembre 2025 è entrata in servizio nel porto di Genova la prima nave traghetto a propulsione mista, segnale di una transizione già avviata verso tecnologie meno impattanti.
Il rapporto con la città e i comitati
Uno degli elementi centrali evidenziati dal rapporto è il confronto con il territorio. La Capitaneria ha partecipato attivamente all’Osservatorio Ambiente e Salute del Comune di Genova, coinvolgendo istituzioni, enti tecnici e comitati cittadini.
Un dialogo che, sottolinea il documento, ha contribuito a rendere più efficaci i controlli e a orientare meglio gli interventi, in un equilibrio complesso tra sviluppo del porto e tutela della qualità dell’aria.
“Il porto di Genova è parte della città, non un’entità separata”, si legge nel rapporto. Una linea che riassume il senso dell’attività svolta: controlli tecnici, prevenzione e confronto continuo per ridurre l’impatto ambientale in uno degli scali più importanti del Mediterraneo.