Commenti ingiuriosi che auguravano ‘lesbiche lapidate’ e ‘gay in galera’ comparsi sotto a un post di una consigliera comunale, poi rimossi e oggi non leggibili.
L’ennesimo esempio di linguaggio d’odio e violenza che popola il mondo dei social network e che non è passato inosservato.
La presa di posizione più netta è arrivata dal Municipio I Centro Est attraverso le parole della consigliera delegata alle Pari Opportunità Paola Olivieri, che si è fatta portavoce della presidente Simona Cosso, della Giunta e della maggioranza consiliare. Olivieri ha espresso una ferma condanna per i commenti di "inaudita gravità" comparsi sotto un post pubblico. Affermazioni definite apertamente violente nei confronti di persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, con riferimenti espliciti alla “lapidazione” delle donne lesbiche, alla “galera” per le persone omosessuali e immagini che richiamano persone gay “appese al filo spinato”.
Secondo la consigliera Olivieri, non è possibile derubricare quanto accaduto a una semplice intemperanza digitale: “Non siamo di fronte a 'uscite infelici’ o a semplici eccessi verbali da social network. Siamo di fronte a linguaggi che evocano violenza, punizione, segregazione e cancellazione delle persone. Parole che colpiscono direttamente la dignità, la libertà e la sicurezza di una parte della cittadinanza”.
Tali espressioni sono state bollate come politicamente inaccettabili soprattutto perché collegate a contesti di dibattito pubblico. In questo senso Olivieri ha voluto ricordare che chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere morale di isolare ogni forma di discriminazione, poiché “parole di questo tipo non restano mai solo parole”, ma contribuiscono ad alimentare un clima sociale tossico che minaccia la sicurezza quotidiana dei cittadini.
Il Municipio I Centro Est si è impegnato a portare il tema nelle sedi opportune, valutando iniziative concrete in raccordo con l’Ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova e con l’Assessorato alle Pari Opportunità. L'obiettivo è quello di tutelare i principi costituzionali di convivenza civile e promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto.
Paola Olivieri ha poi voluto lanciare un monito a tutto il mondo politico: “Ritengo indispensabile - ha sottolineato - che tutte le forze politiche, senza distinzione, escano da ogni ambiguità e assumano una posizione chiara e pubblica di condanna. Non è più tempo di silenzi o distinguo: serve una presa di responsabilità netta. Nessuna persona deve avere paura per ciò che è o per chi ama, e l’odio non può essere normalizzato né accettato nel silenzio”.
“Chi ricopre ruoli pubblici ha una responsabilità in più: custodire lo spazio democratico, anche quello digitale. Quando in quello spazio compaiono parole che evocano lapidazione, galera e filo spinato contro persone lesbiche e gay, non basta cancellare. Occorre prendere posizione, con chiarezza”.
Il Municipio ha infine ribadito la propria volontà di contrastare attivamente ogni forma di marginalizzazione, sostenendo le associazioni del territorio e costruendo momenti di sensibilizzazione per evitare che l'odio possa inquinare ulteriormente il confronto democratico.
PASTORINO, BRUZZONE E VENTURINI (LINEA CONDIVISA): “CHI EVOCA VIOLENZA NON PUÒ RAPPRESENTARE LE ISTITUZIONI”
“Le parole che in questi giorni sono comparse sui social, sotto un post riconducibile a una consigliera comunale, non sono semplicemente fuori luogo. Sono qualcosa di più grave: evocano violenza, legittimano discriminazione, costruiscono un clima che non può essere accettato né derubricato a ‘eccesso da tastiera’”.
Lo dichiarano i rappresentanti di Linea Condivisa Gianni Pastorino, consigliere regionale e i consiglieri comunali Filippo Bruzzone ed Erika Venturini, che aggiungono: “Quando si parla di ‘lapidazione’, di carcere per le persone omosessuali o si richiamano immagini di persone appese al filo spinato, non siamo più nel campo dell’opinione. Siamo dentro un linguaggio che richiama persecuzione e disumanizzazione. E questo, in uno spazio pubblico legato alla politica, è inaccettabile.
Chi ricopre ruoli istituzionali ha una responsabilità maggiore. Non basta prendere le distanze a posteriori. Serve una condanna esplicita e serve soprattutto impedire che questi contenuti trovino spazio e legittimazione. Le parole non restano mai isolate. Producono effetti. Rendono più fragile chi già vive condizioni di discriminazione, rendono più difficile esporsi, più insicuro vivere la propria identità. Per questo riteniamo necessario un passaggio ulteriore: una verifica seria su quanto accaduto e sulle eventuali responsabilità, anche alla luce delle norme che riguardano l’istigazione all’odio. Allo stesso tempo, crediamo che non basti intervenire quando il problema esplode. Serve un lavoro costante: nelle istituzioni, nei territori, nelle scuole, nei luoghi della partecipazione. Su questi temi non possono esistere ambiguità né zone grigie. O si sta dalla parte dei diritti e della dignità delle persone, oppure si contribuisce, anche indirettamente, a metterli in discussione. In questo senso, condividiamo e sosteniamo l’appello lanciato oggi della consigliera delegata alle Pari Opportunità del Municipio I Centro Est, Paola Olivieri, che richiama tutte le forze politiche a una presa di posizione chiara e alla necessità di non lasciare spazio, in alcuna forma, a linguaggi e pratiche che alimentano odio e discriminazione”.