Politica - 04 maggio 2026, 11:45

Val Bisagno, Martini: "A Palazzo Tursi cambiano i progetti, in Valle restano i problemi"

La componente del Senato di Democrazia Sovrana Popolare sposta il confronto dal rumore alle priorità: “Si può discutere di copertine, simboli e polemiche costruite, ma intanto la città resta ferma sui problemi veri, da troppo tempo irrisolti, sospesi o semplicemente dribblati”

In Val Bisagno non manca la fantasia nei progetti. Manca, semmai, una gerarchia seria delle priorità. Da quando si è insediata la nuova amministrazione, il Comune ha archiviato lo Skymetro come opera “non completamente finanziata” e “non assolutamente cantierabile”, ha affidato al Politecnico di Milano uno studio alternativo e il 28 marzo ha presentato la cabinovia urbana come opzione ritenuta più adeguata, con otto fermate e cinquanta piloni lungo la vallata. Il punto politico, però, è un altro: mentre si cambia nome ai dossier, la vita quotidiana dei cittadini resta inchiodata agli stessi problemi.

Nel frattempo, anche sul piano tecnico sono emerse valutazioni che meritavano più ascolto e meno sufficienza. Pietro Misurale ha detto che una strada più larga sul Bisagno “si può valutare”, richiamando la necessità di recuperare spazio a terra, mentre Enrico Musso ha definito la funivia un’ipotesi a rischio lentezza e con portata insufficiente, indicando la busvia come opzione preferibile. Tradotto: la valle non è condannata a scegliere tra un progetto scartato e un nuovo rendering presentato come inevitabile. Le alternative esistono e chiedono serietà.

“Il paradosso è che a Genova si trova sempre il tempo per lo studio del dopo, ma molto meno per governare l’oggi”, dichiara Erica Martini, componente del Senato di Democrazia Sovrana Popolare. “In Val Bisagno si è passati dallo Skymetro alla cabinovia con una rapidità quasi coreografica, ma intanto i cittadini continuano a misurarsi con autobus che mancano, traffico estremo, servizi che arretrano, scuole in bilico e una sensazione di abbandono che cresce. Non è la mancanza di idee il problema. È la mancanza di una direzione”.

Sul fronte AMT, i numeri raccontano una crisi che non può essere trattata come una nota a margine. Il bilancio 2024 si è chiuso con una perdita di 55,9 milioni di euro, con un piano di risanamento 2025-2031 e con un impatto rilevante anche sui conti comunali. Nelle stesse settimane, le cronache hanno descritto una situazione operativa fragile, tra carenza di mezzi disponibili, mancanza di ricambi per arretrati con i fornitori, finte uscite di mezzi e un sistema che pesa direttamente sulla vita quotidiana di migliaia di persone sia a livello logistico che economico, avendo annunciato un probabile nuovo aumento del prezzo del biglietto . In una vallata come la Val Bisagno, dove la mobilità non è un dibattito teorico ma una necessità di ogni giorno, tutto questo non è un dettaglio tecnico. È una responsabilità politica.

Anche AMIU mostra difficoltà che non possono più essere liquidate come episodi isolati. A fine aprile, il guasto a una pressa a Scarpino ha provocato ritardi nello svuotamento dei bidoni e disagi diffusi in città. Prima ancora, sindacati diversi avevano denunciato carenza strutturale di personale, blocco del turn over, ricorso al precariato ed esternalizzazioni come risposta ordinaria a una criticità che ormai appare permanente. Quando il servizio vacilla, il decoro urbano si deteriora e i quartieri se ne accorgono prima dei tavoli tecnici.

Ma il punto più delicato, in Val Bisagno, è forse quello educativo e sociale. A gennaio il Comune aveva annunciato chiusure e stop alle iscrizioni per sei scuole dell’infanzia, con una task force temporanea fino a giugno. A febbraio, dopo la protesta di insegnanti, famiglie e sindacati, era arrivato un accordo con l’impegno a nuove assunzioni e al mantenimento dell’offerta formativa 3-6 anni. Ad aprile, però, sono riemersi accorpamenti di classi e tagli alle sezioni primavera, con accuse esplicite di intese disattese. Quando asili nido e scuola dell’infanzia entrano in un limbo continuo di proroghe, correzioni e rinvii, il messaggio che arriva alle famiglie è semplice e brutale: arrangiatevi.

A questo si aggiunge la questione degli spazi scolastici e del futuro della vallata. Nel Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028 del Comune compare per Montesignano un intervento di consolidamento strutturale previsto per il 2027. È un dato che conferma come il tema della sicurezza e dell’adeguatezza degli edifici non sia affatto marginale. E proprio per questo diventano comprensibili le preoccupazioni dei residenti, che chiedono chiarezza sul destino dei plessi e sull’uso futuro degli spazi pubblici, senza dover apprendere tutto per frammenti, mezze frasi o indiscrezioni.

“Se l’ingegner Misurale doveva essere il contentino tecnico, è finita in modo piuttosto curioso: ha confermato quanto anche da DSP affermato, che lo spazio a terra va recuperato e che una strada sul Bisagno si può valutare. Bene, benissimo. Significa che chi vive la valle, chi la studia sul serio e chi prova a difenderla non stava affatto parlando a vuoto”, prosegue Martini. “Il problema è che non basta far filtrare una voce tecnica ogni tanto, se poi tutto il resto resta fermo. Una città non si governa distribuendo segnali simbolici. Si governa scegliendo cosa viene prima”.

Per Erica Martini, il caso Val Bisagno è emblematico di un difetto più profondo dell’azione amministrativa. Da una parte si moltiplicano iniziative ad alto impatto comunicativo. Dall’altra, interi territori restano sospesi tra annunci, studi, rimodulazioni e servizi che arretrano. In quartieri già fragili, anche i processi di integrazione e di convivenza non possono essere lasciati all’improvvisazione o scaricati sulle famiglie, sulle scuole e sui singoli plessi. Se mancano presidio, regole, servizi e continuità, cresce inevitabilmente anche il senso di insicurezza. Non per slogan, ma per assenza di governo. Sul piano formale, il Comune ha presentato a febbraio un Piano per la sicurezza urbana 2026 fondato su più prossimità, controllo delle periferie e trasporti protetti. Ora, però, la Val Bisagno ha diritto a capire dove siano i risultati concreti di quella impostazione.

“La domanda che i cittadini iniziano a porsi è molto semplice: Genova è ancora il centro dell’azione amministrativa, oppure alcuni quartieri stanno diventando solo scenografia di passaggio tra un annuncio e l’altro?”, conclude Martini. “La Val Bisagno non chiede privilegi. Chiede ciò che dovrebbe essere normale: trasporti funzionanti, rifiuti raccolti, scuole difese, servizi educativi stabili, sicurezza reale e una direzione chiara. Per questo chiedo alla sindaca Salis di venire in valle, riferire pubblicamente sullo stato dei servizi e assumersi un impegno preciso su mobilità, nidi, infanzia, decoro e sicurezza. Non un altro esercizio di comunicazione, ma un cronoprogramma verificabile”.

“Perché, vista da qui, la sensazione è che questa giunta abbia scambiato il governo della città con il cambio continuo di copione: si toglie un titolo, se ne mette un altro, si presenta una nuova ipotesi e si spera che basti a dare l’idea del movimento. Ma i cittadini non vivono dentro i rendering e non salgono sui comunicati stampa. Vivono nei quartieri, aspettano i mezzi, portano i figli a scuola, chiedono strade pulite e sicurezza vera. E quando a muoversi sono solo le parole, prima o poi qualcuno si accorge che la città è rimasta ferma”.

C.S.


Vuoi rimanere informato sulla politica di Genova e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 348 0954317
- inviare un messaggio con il testo GENOVA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
LaVocediGenova.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP GENOVA sempre al numero 0039 348 0954317.