La scelta su dove collocare il SerD di via Canevari non spetta alla Regione Liguria, ma al Comune di Genova. È quanto ha chiarito l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, rispondendo in Consiglio regionale all’interrogazione presentata da Laura Lauro di Fratelli d’Italia sul futuro del Servizio per le Dipendenze attivo dal 2018 in una delle zone più trafficate e densamente abitate della città, a pochi passi da Brignole e dalla Val Bisagno.
"La scelta su dove collocare il SerD non è di Regione Liguria, a cui spetta la riorganizzazione dei servizi, ma del Comune di Genova", ha spiegato Nicolò. "Quando ci dirà le sue intenzioni e quale zona ha individuato, a quel punto, insieme, opereremo per finalizzare il trasferimento del SerD".
Il chiarimento è arrivato dopo le continue segnalazioni dei residenti della zona, che da tempo denunciano problemi legati a degrado, sicurezza e convivenza quotidiana. La sede di via Canevari 38 è operativa dal 2018 e nel tempo si è consolidata come uno dei principali punti di riferimento per l’accesso ai servizi per le dipendenze. Una struttura importante dal punto di vista sanitario e sociale, ma inserita in un contesto urbano complesso, ad alta densità abitativa e attraversato ogni giorno da un intenso flusso di traffico e persone.
È proprio la collocazione del servizio a rappresentare il nodo principale. Da anni, almeno dal 2022, si susseguono segnalazioni e proteste da parte di abitanti e commercianti. Nel 2026 anche il Municipio competente ha approvato atti e mozioni per chiedere lo spostamento del SerD, ritenendo l’attuale sede non più adeguata al contesto.
A portare il tema in aula è stata Lauro, che ha chiesto alla giunta regionale di verificare se siano in corso o previste valutazioni per una diversa collocazione del servizio, individuando una sede più idonea dal punto di vista logistico e meno impattante sul territorio, eventualmente nell’ambito di una riorganizzazione complessiva.
"In via Canevari sta diventando una vita difficile per abitanti e scuole vicine", ha spiegato Lauro. "Questa collocazione ha generato un indotto che non è quello che si auspica per un territorio. Ci sono spaccio, consumo di droga in strada, siringhe abbandonate, degrado, sporcizia e persone in stato di alterazione che creano situazioni a rischio e insicurezza percepita per cittadini e commercianti, costretti a chiudere la porta. Chi deve entrare nell’esercizio commerciale deve bussare".
La posizione della Regione, dunque, rimanda al Comune l’individuazione di una nuova sede. Solo dopo una proposta concreta da parte dell’amministrazione comunale, ha chiarito Nicolò, sarà possibile avviare il percorso operativo per il trasferimento del servizio e la conseguente riorganizzazione.