Ci sono date che non passano.
Genova questo lo sa bene. Nella sua storia tanti sono i cerchi rossi impressi nel calendario della memoria.
Il 7 maggio 2013 è una di queste date e oggi, tredici anni dopo, la città torna a fare i conti con quella terribile notte in cui la Torre Piloti scomparve in pochi secondi, portandosi via nove vite e lasciando una ferita che non si è mai del tutto rimarginata.
Erano le 22:59 quando la nave cargo Jolly Nero, in uscita dal porto, urtò con la poppa la torre sul molo Giano. Una manovra che in pochi istanti si tramutò in dramma: l’impatto fu violento, improvviso. La struttura crollò su se stessa, collassando.
Dentro, uomini al lavoro. Uomini che garantivano la sicurezza del traffico marittimo. Non ci fu il tempo di reagire. Il crollo trascinò tutto con sé.
Daniele Fratantonio, Giovanni Iacoviello, Davide Morella, Marco De Candussio, Giuseppe Tusa, Egidio Riva, Militari della Capitaneria di Porto; Maurizio Potenza, operatore radio dei Piloti; Michele Robazza, pilota del porto; Sergio Basso, operatore dei rimorchiatori.
Nove storie, accomunate da un unico, tragico destino.
A quella notte è seguito un lungo tempo fatto di tribunali, perizie e sentenze. Un percorso che non è stato lineare, né semplice.
Il primo filone ha accertato le responsabilità dirette della manovra: errori umani, criticità tecniche, decisioni sbagliate. Condanne che hanno fissato alcuni punti fermi, senza però chiudere del tutto il dibattito.
Un secondo fronte, voluto con forza dai familiari, in testa Adele Chiello, ha spostato lo sguardo più indietro: non solo cosa è accaduto, ma perché quella torre fosse lì. La sua posizione, la sua esposizione al rischio, le scelte progettuali.
Le sentenze arrivate negli anni successivi hanno riaperto scenari, riconoscendo responsabilità legate alla valutazione dei rischi. Un passaggio importante, ma che non ha cancellato del tutto la sensazione di una verità faticosamente ricostruita.
Oggi, al posto della torre, resta una stele coi nomi incisi nella pietra, che ogni anno tornano a essere pronunciati. Anche quest’anno alle 22,59, il porto si fermerà. Le sirene delle navi si alzeranno insieme per ricordare chi quella sera ha perso la vita.
Tredici anni dopo la tragedia della Torre Piloti non può e non deve essere solo un ricordo. Dalla memoria si deve ripartire affinché nessuno sia mai più vittima di simili accadimenti, perché nessuno si trovi davanti a un dolore così.
E oggi, a tredici anni da quella notte, serve continuare a interrogarsi per costruire un futuro migliore.