Economia - 09 maggio 2026, 09:44

Amianto sulle navi della Marina: il Tribunale di Tempio Pausania riconosce il nesso tra servizio e tumore

Militare di La Maddalena riconosciuto vittima del dovere. Condannato il Ministero della Difesa al pagamento di 200mila euro alla famiglia

Il Tribunale di Tempio Pausania ha riconosciuto il legame tra l’ esposizione ad amianto subita durante il servizio nella Marina Militare e la malattia che ha causato la morte di N.I., ex dipendente della Marina originario di La Maddalena. L’uomo, deceduto a 69 anni per adenocarcinoma polmonare con metastasi cerebrali, è stato riconosciuto vittima del dovere.

La decisione arriva al termine di una lunga battaglia giudiziaria promossa dai familiari, assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Il Tribunale ha condannato il Ministero della Difesa al pagamento della speciale elargizione di 200.000,00 euro, oltre agli assegni vitalizi previsti dalla normativa vigente, disponendo anche l’inserimento del nominativo del militare nella graduatoria nazionale delle vittime del dovere. 

Cosa ha stabilito il Tribunale

Secondo il Tribunale, l’esposizione prolungata e continuativa alle fibre di amianto, avvenuta nel corso dell’attività lavorativa svolta all’interno di navi militari, sale macchine, tubazioni e ambienti dell’Arsenale della Maddalena, ha avuto un ruolo determinante nell’insorgenza della patologia tumorale che ha portato al decesso dell’ex dipendente della Marina Militare.

Il riconoscimento della qualifica di vittima del dovere rappresenta un importante risultato giudiziario e umano per la famiglia, perché conferma il nesso tra le condizioni di lavoro cui il militare è stato esposto per anni e la malattia che ne ha causato la morte. 

Il caso in breve

Per circa vent’anni N.I. ha prestato servizio nella Marina Militare con mansioni di nocchiere e meccanico specializzato. Durante quel periodo ha lavorato in ambienti nei quali l’amianto era diffusamente presente, senza adeguate protezioni e senza piena consapevolezza dei rischi connessi all’inalazione delle fibre cancerogene.

Dalle testimonianze raccolte nel processo è emerso un quadro particolarmente grave sull’utilizzo dell’amianto nelle navi militari e negli ambienti dell’Arsenale. Le fibre erano presenti nelle paratie, nei pannelli, nelle cucine di bordo, nelle tubazioni e in numerosi altri spazi di lavoro.

Uno dei testimoni ascoltati nel corso del giudizio ha riferito: “Era consuetudine spruzzare amianto su estese superfici a scopo ignifugo, coibente e anticondensa”.

Un altro ex dipendente dell’Arsenale ha ricordato che molti interventi venivano effettuati “nelle cucine alimentate a vapore, con tubi esterni completamente coibentati in amianto”. 

Le dichiarazioni

La sentenza restituisce dignità e giustizia a una famiglia che per anni ha dovuto affrontare dolore e silenzio” dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari. “Per troppo tempo migliaia di militari hanno lavorato a contatto con l’amianto senza adeguata protezione. Questa decisione conferma ancora una volta una verità storica e sanitaria ormai incontestabile”.

Il procedimento in Cassazione

Alla vicenda si aggiunge anche un ulteriore sviluppo davanti alla Corte di Cassazione, che ha riaperto il giudizio relativo alla posizione di un’altra figlia del militare. La Suprema Corte ha riconosciuto la necessità di riesaminare il diritto anche dei figli economicamente autonomi ad accedere ai benefici previsti per le vittime del dovere.

L’azione di risarcimento danni amianto

Oltre ai profili previdenziali, l’Avv, Ezio Bonanni ha domandato il risarcimento danni amianto; sia quelli iure hereditario e cioè della vittima primaria, sia quelli iure proprio relativi alle sofferenze dei congiunti. La tutela risarcitoria è uno dei punti chiave dell’azione dell’ONA e dell’OSSERVATORIO VITTIME DEL DOVERE.

Lo staff ONA al fianco delle vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

I.P.