Attualità - 10 maggio 2026, 09:30

Gen Z - Il mondo dei giovani - Giovani e religione: fede persa o semplicemente cambiata?

Tra chiese sempre più vuote, catechismo vissuto spesso come obbligo e nuove forme di spiritualità personale, il rapporto delle nuove generazioni con la religione sembra essersi trasformato: non necessariamente meno bisogno di credere, ma un modo diverso di cercare senso, conforto e risposte

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Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

Parlare oggi di religione tra i giovani non è semplice. Non perché sia un argomento vietato, ma perché sembra quasi distante dalla quotidianità delle nuove generazioni. Rispetto al passato, infatti, sono sempre meno i ragazzi che praticano attivamente una religione o che vivono la fede nel modo più tradizionale possibile. Chiese sempre più vuote, catechismo vissuto spesso come un obbligo e non come una scelta, festività religiose sentite più come momenti di vacanza o tradizione familiare che come eventi spirituali.

Forse si è perso proprio il concetto di religione così come veniva vissuto anni fa.

Oggi molti giovani sembrano crescere senza un vero legame religioso. Anzi, a volte succede quasi il contrario: già da piccoli si sviluppa una sorta di distacco o addirittura ironia verso la religione. Basta guardare il linguaggio quotidiano. Sempre più spesso bambini e ragazzi molto giovani bestemmiano con estrema leggerezza, quasi fosse diventata un’abitudine normale, una parola come un’altra, senza percepirne davvero il significato o il peso che può avere per chi crede.

Questo cambiamento non nasce dal nulla. Sicuramente c’entra il modo in cui la società è cambiata. La religione non occupa più lo spazio centrale che aveva nelle famiglie di una volta. Molti genitori stessi vivono la fede in maniera più distante o personale e, di conseguenza, anche i figli crescono senza una vera educazione religiosa. Non per forza per scelta, ma perché semplicemente non fa più parte della quotidianità.

Anche i social e Internet hanno avuto un ruolo importante. Oggi i ragazzi crescono circondati da opinioni diverse, da discussioni continue, da contenuti che spesso ironizzano sulla religione o la trattano con superficialità. E in un mondo così veloce e digitale, concetti come fede, spiritualità o silenzio interiore sembrano quasi fuori posto.

Questo però non significa che i giovani non credano più in niente.

Forse il punto è proprio questo: la fede non è sparita, ma è cambiata. Molti ragazzi non si riconoscono nelle istituzioni religiose tradizionali, ma continuano comunque a credere “a modo loro”. C’è chi dice di credere nell’universo, nel destino, nelle energie, in qualcosa di superiore anche senza dare un nome preciso a ciò in cui crede. Una spiritualità più personale, meno legata alle regole e più al proprio modo di sentire.

C’è anche chi si avvicina alla religione nei momenti più difficili. Quando si ha paura, quando si perde qualcuno, quando si cerca una risposta o semplicemente un po’ di conforto. In quei momenti molte persone, anche giovani, sentono il bisogno di credere in qualcosa che vada oltre la realtà quotidiana.

Allo stesso tempo esiste anche chi continua a praticare davvero la propria fede, magari lontano dagli stereotipi. Ragazzi che frequentano la chiesa, che partecipano ad attività religiose, che pregano o che semplicemente trovano nella religione un punto di riferimento. Solo che spesso fanno meno rumore rispetto al resto e sembrano quasi “invisibili” in una società dove mostrarsi cinici o disinteressati sembra più normale.

Forse oggi la religione fa più fatica a trovare spazio perché viviamo in una società molto diversa, dove tutto corre veloce e dove spesso conta di più ciò che si vede all’esterno. La spiritualità richiede tempo, riflessione, silenzio. Tutte cose che le nuove generazioni vivono sempre meno.

Eppure il bisogno di credere, in fondo, sembra non sparire mai davvero. Cambia forma, cambia linguaggio, cambia il modo di viverlo. Per alcuni resta legato alla religione tradizionale, per altri diventa qualcosa di più personale e difficile da spiegare.

Forse i giovani non hanno smesso completamente di credere. Forse hanno semplicemente smesso di farlo nel modo in cui lo facevano le generazioni precedenti.

Martina Colladon