Attualità - 12 maggio 2026, 10:31

Sciopero generale Usb il 18 maggio, a rischio trasporti, sanità e scuola: “Fermiamo il Paese contro guerra e riarmo”

L’agitazione di 24 ore proclamata dal sindacato dopo l’appello della Global Sumud Flotilla. Possibili disagi nei servizi pubblici e nei collegamenti locali e nazionali, con fasce di garanzia nei trasporti. Usb: “Le risorse vadano a salari, sanità, scuola, casa e sicurezza sul lavoro”

Sciopero generale nazionale di 24 ore lunedì 18 maggio. A proclamarlo è l’Unione sindacale di base, che ha annunciato la mobilitazione di tutte le categorie pubbliche e private raccogliendo l’appello della Global Sumud Flotilla. L’agitazione potrà avere ripercussioni in diversi settori, dai trasporti alla sanità, dalla scuola alla pubblica amministrazione.

L’effettiva entità dei disagi dipenderà dal livello di adesione dei lavoratori, ma le criticità maggiori sono attese soprattutto sul fronte della mobilità. Il fermo potrebbe interessare sia i collegamenti locali sia quelli nazionali, con possibili riduzioni del servizio nelle grandi città. Come di consueto, saranno comunque previste fasce di garanzia per tutelare gli spostamenti negli orari di punta.

Possibili ripercussioni anche nella sanità, dove visite specialistiche, esami e interventi non urgenti potrebbero subire rinvii o rimodulazioni, e nel mondo della scuola, con lezioni e servizi che potranno variare a seconda dell’adesione di docenti, personale Ata e dipendenti pubblici.

Alla base dello sciopero, spiega Usb, c’è la richiesta di un cambio di rotta nelle politiche del governo, con l’interruzione del coinvolgimento italiano nei conflitti e il blocco delle filiere economiche, industriali e logistiche legate al riarmo. Lo slogan scelto dal sindacato richiama quello lanciato da Genova lo scorso autunno: "Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio".

Nel comunicato diffuso in questi giorni, Usb collega la proclamazione dello sciopero anche all’assalto alla Global Sumud Flotilla, al sequestro degli attivisti in acque internazionali e alla detenzione di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek. "A Gaza - scrive il sindacato - si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo. Israele agisce nella totale impunità, calpesta il diritto internazionale, aggredisce altri Paesi e trascina il Medio Oriente dentro una spirale sempre più estesa di guerra".

Nel mirino del sindacato finiscono anche il governo Meloni, l’Unione Europea e la Nato, accusati da Usb di sostenere Israele e di trasformare la guerra in politica industriale, riarmo e spesa militare. "La guerra produce morte e distruzione nei territori colpiti - si legge ancora nella nota -, ma entra anche nelle nostre vite: salari che perdono valore, sanità svuotata, scuola impoverita, welfare tagliato, affitti e prezzi che aumentano. Ogni euro destinato al riarmo viene sottratto a salari, pensioni, sanità, scuola, casa, welfare e sicurezza sociale".

La piattaforma rivendicativa punta quindi a un diverso utilizzo delle risorse pubbliche. Usb chiede che i fondi destinati alla spesa militare vengano investiti nel potenziamento dei salari, della sanità territoriale, della ricerca, dell’edilizia popolare e nella messa in sicurezza dei luoghi di lavoro.

Tra le richieste avanzate anche la "rottura immediata di ogni rapporto diplomatico, economico, commerciale, militare, industriale, tecnologico e accademico con Israele", l’embargo definitivo sulle armi, il ritiro dell’ambasciatore italiano, l’espulsione dei rappresentanti diplomatici israeliani e la liberazione degli attivisti fermati.

"Le lavoratrici e i lavoratori - conclude Usb - devono poter rifiutare produzione, trasporto, movimentazione e gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra. Per la guerra dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo. E quel chiodo riguarda tutti: fabbriche, porti, logistica, ricerca, scuola, università, sanità, uffici, servizi e territori. Il 18 maggio fermiamo il Paese".

Redazione