Attualità - 14 maggio 2026, 18:39

Val Bisagno, la Commissione oggi a Tursi chiarisce i dettagli dello studio: "Previsti nuovi incontri tecnici e consultazione aperta con la cittadinanza"

Il professor Pierluigi Coppola del Politecnico di Milano ha illustrato il percorso progettuale per definire il nuovo sistema di mobilità

Si è tenuta questo pomeriggio l'attesa commissione consiliare per la presentazione dello studio del Politecnico di Milano sulle soluzioni di mobilità per la Val Bisagno. L'incontro ha segnato un punto di svolta nel dibattito cittadino, trasformando quello che era un confronto politico in un'analisi tecnica rigorosa basata su flussi reali e simulazioni avanzate.

La sindaca Silvia Salis ha aperto i lavori sottolineando come l’attuale amministrazione abbia voluto basare le proprie scelte su uno studio  commissionato al professor Pierluigi Coppola. Il risultato più immediato è il definitivo superamento del progetto SkyMetro, definito dallo studio “totalmente sovradimensionato” rispetto alle reali esigenze della vallata e basato su numeri che, all’analisi dei dati, sono risultati inconsistenti. A fronte dei 19 milioni di euro spesi in passato per la progettazione dello SkyMetro, questo studio, costato circa 100 mila euro, ha permesso di riportare al centro le reali necessità del territorio.

Il percorso progettuale per definire il nuovo sistema di mobilità in Val Bisagno è stato strutturato in due macrofasi, pensate per integrare l’analisi tecnica con un ampio processo di partecipazione pubblica.

La prima fase, dedicata all’analisi e al dibattito pubblico, riguarda la comprensione dei bisogni di mobilità e la valutazione delle diverse opzioni tecnologiche. Lo studio si basa sulla raccolta di dati provenienti da TomTom, Istat e telefonia mobile, oltre che su modelli di simulazione dei flussi di traffico. Sono state messe a confronto diverse alternative, tra cui BRT (Bus Rapid Transit), tram, funivia e SkyMetro, attraverso analisi tecniche, economiche e prestazionali, accompagnate da una valutazione costi-benefici e da un’analisi dei rischi legati all’impatto sulla rete urbana e sui flussi futuri.

All’interno di questo percorso è previsto anche il dibattito pubblico, con il coinvolgimento della cittadinanza e dei comitati tecnici per discutere i risultati dello studio e individuare la soluzione progettuale ritenuta migliore su cui sviluppare la successiva progettazione tecnica. Punto di partenza considerato imprescindibile è lo scenario dei Quattro Assi di Forza, che prevede l’implementazione del BRT, sistema per il quale i mezzi sono già stati acquistati e i finanziamenti PNRR risultano già impegnati. In questo quadro, la funivia tra Brignole e Molassana viene indicata come la soluzione più equilibrata, non in competizione ma complementare al BRT, capace di garantire un collegamento rapido, con un tempo di percorrenza di circa 18 minuti sull’intero tracciato, e una maggiore regolarità del servizio.

La seconda fase riguarda invece la progettazione tecnica e la realizzazione dell’opera. Dopo l’individuazione dell’alternativa definitiva, il percorso entrerà nella fase operativa con il DOCFAP, il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, che avvierà formalmente l’iter successivo alla consegna dello studio preliminare. Seguirà il PFTE, il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, durante il quale verranno approfonditi gli aspetti più complessi, tra cui i rilievi anemometrici e i modelli di propagazione del vento necessari a garantire sicurezza e comfort del servizio. Successivamente si passerà alla progettazione tecnica e architettonica, con elaborati grafici, indagini geognostiche sul campo e definizione dei profili plano-altimetrici, compresi il posizionamento dei piloni e le altezze delle stazioni. L’ultima fase sarà quella della progettazione esecutiva e dell’appalto integrato, che porterà all’affidamento dei lavori e all’apertura dei cantieri.

L’amministrazione ha inoltre delineato un cronoprogramma partecipativo per condividere e validare i risultati dello studio del Politecnico. Sono previsti incontri tecnici con i comitati il 27 maggio e il 3 giugno 2026, oltre a momenti di confronto nei Municipi III Bassa Val Bisagno e IV Media Val Bisagno. Seguirà una fase finale di consultazione aperta alla cittadinanza prima dell’avvio degli atti amministrativi formali.

La parte conclusiva dll’intervento di Coppola è stata dedicata a un approfondimento tecnico richiesto dai comitati, concentrato soprattutto sulla fattibilità del tram e sull’impatto delle condizioni meteorologiche sulla cabinovia.

Su richiesta di alcuni gruppi, il Politecnico ha simulato uno scenario definito però “irrealistico” dal punto di vista dei vincoli idrogeologici, ipotizzando l’allargamento “a sbalzo” della carreggiata sul torrente Bisagno per creare una sede completamente riservata al tram. Secondo le simulazioni, questa infrastruttura consentirebbe al tram di aumentare la propria velocità commerciale fino al 65%, raggiungendo tempi di percorrenza compresi tra 14 e 21 minuti, a seconda delle fermate, quindi paragonabili a quelli della funivia. Tuttavia, il professor Coppola ha evidenziato come, realizzando una corsia dedicata a sbalzo, le stesse prestazioni in termini di velocità e regolarità potrebbero essere garantite anche dai BRT già acquistati dal Comune, rendendo l’investimento di oltre 200 milioni di euro per il tram tecnicamente ed economicamente ridondante rispetto allo scenario già avviato.

Un altro tema centrale ha riguardato la sicurezza e la continuità del servizio della funivia in caso di vento forte. Basandosi sui dati anemometrici storici di contesti simili, come la stazione di Certosa in Valpolcevera, lo studio stima che il superamento della soglia di sicurezza di 70 chilometri orari rappresenti un evento raro. Adottando criteri più cautelativi rispetto a quelli della funivia di Parigi, si prevedono mediamente soltanto una o due giornate di chiusura all’anno. I prossimi passaggi prevedono comunque l’installazione di anemometri sul territorio per validare definitivamente il modello durante la fase di progettazione tecnico-economica.

L’incontro odierno, è stato ribadito, non rappresenta la conclusione del percorso ma l’inizio di una fase di consultazione collettiva. Sono già stati calendarizzati ulteriori incontri tecnici, il prossimo dei quali si terrà il 27 maggio, per approfondire il posizionamento dei piloni e le possibili interferenze visive con gli edifici, con l’obiettivo dichiarato di garantire la massima trasparenza prima di procedere con il DOCFAP.

I PARERI DEI COMITATI

Nel corso degli interventi, i Comitati hanno espresso una forte contrarietà all’ipotesi della cabinovia in Val Bisagno, contestando sia il metodo sia il merito del progetto. Tra i temi più ricorrenti è emerso quello dell’impatto ambientale e sanitario. Secondo il Comitato Ponte Carrega, Genova vive una situazione di grave inquinamento atmosferico aggravata da decenni di sovrapposizione di infrastrutture e traffico, mentre nuove opere rischierebbero di aumentare degrado e problemi sanitari.

La Rete genovese dei Comitati, insieme a Mobige, Sì Tram e al comitato No Skymetro, ha criticato il progetto perché ritenuto “calato dall’alto”, senza un reale percorso partecipativo costruito con cittadini, tecnici e territori. I comitati chiedono invece un confronto dal basso, basato sull’ascolto dei bisogni reali della vallata e su valutazioni condivise delle possibili soluzioni di mobilità.

Molti interventi hanno inoltre messo in dubbio l’efficacia della cabinovia, giudicata costosa, impattante dal punto di vista paesaggistico e poco utile nella riduzione del traffico privato. Secondo Mobige, l’opera ridurrebbe il traffico soltanto dell’1,4%, mentre il completamento del progetto Quattro Assi potrebbe arrivare all’8,8%. Sì Tram ha parlato di un “salto nel buio”, evidenziando criticità tecniche e l’assenza di esperienze consolidate in Europa per impianti simili.

Più volte è stata rilanciata l’idea del tram, o comunque di un trasporto pubblico in sede propria, ritenuto più efficace, integrato e sostenibile. La rappresentante del comitato No Skymetro – Valbisagno Sostenibile ha infine richiamato il tema della qualità urbana e sociale: “L’ambiente modifica i comportamenti e i comportamenti modificano l’ambiente” sottolineando come infrastrutture invasive possano alterare il tessuto sociale e la vivibilità dei quartieri. L’obiettivo indicato dai comitati è quello di costruire un sistema di mobilità “comodo, veloce, vicino e piacevole”, capace di migliorare sicurezza, salute e qualità della vita.


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