Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.
Per molto tempo i social sono stati visti quasi esclusivamente come un luogo dove pubblicare foto, mostrare momenti della propria quotidianità o raccontare una versione spesso molto filtrata della propria vita. Oggi però il modo di utilizzare queste piattaforme è cambiato. Sempre più persone, soprattutto giovani, usano i social non solo per mostrarsi, ma anche per esprimere pensieri, opinioni e sensibilità che nella vita reale farebbero più fatica a condividere.
E spesso basta molto poco. Un repost, un meme, una frase, un video condiviso nelle storie. Anche se non stiamo parlando direttamente di noi stessi, in realtà stiamo comunque mostrando qualcosa della nostra personalità. Secondo diversi studi sulla comunicazione digitale, infatti, il modo in cui scegliamo di condividere contenuti online racconta molto di ciò che pensiamo, di ciò che ci fa ridere, arrabbiare o riflettere.
Forse è proprio per questo che i social stanno diventando uno spazio dove argomenti considerati tabù riescono ad emergere con più facilità.
Politica, orientamento sessuale, salute mentale, religione, guerre, femminismo, discriminazioni, ansie generazionali: temi che magari nella vita quotidiana verrebbero evitati o affrontati con imbarazzo, online trovano spazio continuamente. A volte in modo serio e approfondito, altre volte attraverso l’ironia, il sarcasmo o il black humor.
Ed è proprio qui che succede qualcosa di interessante. Molti giovani riescono a parlare di argomenti scomodi proprio perché lo fanno indirettamente. Condividere un meme o una battuta permette di affrontare temi pesanti senza esporsi completamente. È quasi come dire qualcosa senza dirlo davvero. Una forma di comunicazione più leggera in apparenza, ma che spesso nasconde pensieri molto più profondi.
Il black humor, per esempio, divide tantissimo. C’è chi lo considera offensivo e chi invece lo vede come un modo per affrontare paure, tensioni o problemi reali. Molte battute che circolano online parlano di politica, crisi mondiali, difficoltà economiche o relazioni personali. Dietro una semplice condivisione, però, spesso si nasconde il bisogno di sentirsi compresi da qualcuno che prova le stesse cose.
I social hanno anche cambiato il modo in cui ci conosciamo tra persone. Prima per capire davvero qualcuno servivano conversazioni lunghe, tempo, esperienze condivise. Oggi basta guardare cosa pubblica, cosa ricondivide, quali temi tratta o quali contenuti gli piacciono per farsi un’idea della sua sensibilità e del suo modo di vedere il mondo.
In un certo senso, condividere contenuti online è diventato un linguaggio parallelo. Ci sono persone che magari nella vita reale parlano poco di sé, ma che attraverso le storie Instagram, TikTok o repost vari raccontano molto più di quanto sembrerebbe. A volte persino inconsapevolmente.Questo non significa però che tutto ciò che viene condiviso rappresenti completamente una persona. Online si tende spesso anche a seguire mode, opinioni del momento o contenuti virali senza approfondirli davvero. Ed è qui che nasce uno dei problemi principali dei social: il confine tra sensibilizzazione e superficialità è molto sottile.
Molti temi diventano “di tendenza” per qualche settimana e poi spariscono velocemente, sostituiti da altro. Alcune persone condividono contenuti importanti solo perché lo fanno tutti, senza una reale conoscenza dell’argomento. Altre invece usano i social per informarsi davvero, confrontarsi e trovare persone con cui sentirsi meno sole.
Però è innegabile che qualcosa sia cambiato. Oggi si parla molto più apertamente di temi che anni fa sarebbero stati evitati o considerati troppo delicati. E forse questo accade anche perché i social ci danno una specie di protezione: permettono di esprimerci mantenendo una certa distanza, senza dover affrontare immediatamente il giudizio diretto degli altri.
Forse i social non ci stanno solo facendo parlare di più. Forse ci stanno insegnando nuovi modi per farlo. Modi meno diretti, più ironici, più veloci, ma comunque capaci di raccontare chi siamo, cosa pensiamo e quali temi sentiamo più vicini. Perché alla fine, anche un semplice repost può dire molto più di quanto sembri.