Cultura e spettacoli - 22 maggio 2026, 19:08

Genova festeggia i suoi Ubu: "Il teatro è un servizio pubblico, necessario come le scuole e gli ospedali"

Pomeriggio d’onore per Pietro Giannini e il Teatro Akropolis nel Salone di Rappresentanza. L’assessore Montanari: “La cultura è un atto di coraggio che cambia la vita”

Il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi era pieno. Non è una cosa che si dà per scontata quando si parla di teatro di ricerca, e forse è proprio per questo che Sara Tassara, consigliera comunale tra i promotori dell'incontro, se la è portata dietro per tutta la durata del pomeriggio, quella piccola emozione: "Vedere questa sala piena per una cosa simile è davvero emozionante".

Questo pomeriggio, venerdì 22 maggio, il Comune di Genova ha voluto celebrare i due riconoscimenti genovesi ottenuti alla 47ª edizione dei Premi Ubu, il più importante premio teatrale italiano, ideato dal critico Franco Quadri, di cui in questi giorni cadono i novant'anni dalla nascita. Giù dalle assi del palco, lontani dall’ambiente consueto, due artisti molto diversi per storia, età e linguaggio: Pietro Giannini, premiato come miglior attore o performer Under 35, e Clemente Tafuri di Teatro Akropolis, premiato nella categoria Progetti Speciali per il film-documentario La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro. Carmelo Bene.

Ad aprire i lavori, l'assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che ha inquadrato l'incontro in una cornice più ampia, quella della fatica quotidiana di fare cultura oggi. "Fare cultura oggi è molto complicato. Ci sono realtà che nemmeno l'amministrazione riesce a mantenere. Si mette in gioco la risorsa personale, il tempo, la fiducia nei propri mezzi. Se manca la fiducia si rischia di non andare avanti”.

Per Montanari, la presenza di Giannini e Tafuri in sala non è solo un motivo di orgoglio cittadino, ma un modello concreto da mostrare a chi vuole fare cultura in questo paese: "La cosa più importante in questo momento è avere davanti modelli di persone che queste risorse hanno saputo mettere in campo e che hanno dimostrato che è possibile, portando la qualità al centro della riflessione di tutto il paese. Avere qui due Premi Ubu ci mostra come fare cultura sia qualcosa di presente, concreto, che impone scelte professionali sfidanti, rapporto con i territori, analisi della nostra contemporaneità”.

Non ha eluso la questione del rischio: "Oggi parliamo di persone che fanno cultura confrontandosi con il loro tempo, rischiando molto del loro. La sperimentazione non garantisce il successo, e questo è importante da dire”. E ha sottolineato con forza la responsabilità istituzionale: "C'è bisogno che la cultura sia sostenuta dalle istituzioni. Chi fa ricerca in cultura ha bisogno del sostegno delle persone. Alle volte è difficile incontrarsi per il teatro sperimentale e si rischia di rimanere ai margini”.

A prendere la parola per primo è stato Pietro Giannini, genovese classe 2000: “Il Premio Ubu - ha ribadito in maniera misurata ma decisa - è il motivo per cui sono qui oggi davanti a voi. È un premio importante che mi onora, che mi spaventa, di cui sento la responsabilità e il peso”.

Ha poi aperto una riflessione sulla categoria che lo ha premiato: "L'Under 35 è una categoria che in realtà mi sconfessa molto. Mi sembra quasi un tentativo da parte di un sistema culturale consolidato di pulirsi la coscienza. Il primo vero passo di una politica seria non è dividere gli artisti in fasce generazionali, ma riconoscere che il talento non può attendere in coda solo perché prematuro. I giovani e le giovani chiedono equità di trattamento e meritocrazia, a prescindere dall’anagrafe".

Il ringraziamento più intenso è andato alla città: "Devo ringraziare Genova, che è mia mamma. La ringrazio con profondo rispetto di figlio. È una madre molto particolare: da una parte ha dei neonati imborghesiti col gessato azzurro, dall'altra parte delle ombre sgangherate che arrancano nei vicoli. Mi ha insegnato l'ambivalenza delle cose umane”.

Ha citato Cechov — il dottor Dorn nel Gabbiano, che dice di Genova: "È la sua città preferita. Per le strade cammina una folla meravigliosa, te ne vai a zonzo senza una meta e cominci a credere possa esistere una sola anima universale”.

"Ha chiaramente descritto il mio pomeriggio a Genova dai 12 ai 18 anni invece di studiare. Ma senza quelle passeggiate non sarei qui”, ha ricordato.

Poi il tono si è fatto più serio. Giannini ha fotografato lo stato del teatro in Italia: "Non posso esimermi dal sottolineare quanto il teatro da anni sia oggettivamente sopportato, non sostenuto. Troppo spesso si opera nel settore culturale senza rispetto e conoscenza profonda della materia. Si vuole spingere la società a ritenere il finanziamento pubblico alla cultura uno spreco di soldi. I teatranti sono a volte tutelati come un'attività inutile, scomoda”.

"Il teatro non appartiene a nessuno. Appartiene solo al popolo, e solo al popolo spetta il giudizio del prodotto artistico. L'arte non deve essere simpatica o rassicurante, non deve essere un orpello partitico o un esercizio borghese. Va amata e protetta ogni giorno, non solo oggi. Bisogna permetterne la diffusione democratica e popolare, garantirne l’indipendenza, anche da voi stessi, che avete il dovere di tutelarla”.

Ha concluso con un'immagine concreta di cosa significhi il teatro nella vita delle persone: "Le statistiche non comprendono tante cose. Non comprendono famiglie che non possono andare a teatro, bambini che covano rabbia perché non esprimono i sentimenti a scuola. Il benessere di una donna o di un uomo che torna a casa dopo uno spettacolo e si sente capito. Il teatro è un investimento concreto, non un esercizio intellettuale: porta risultati tangibili sulle persone”.

Clemente Tafuri, regista e direttore di Teatro Akropolis, ha parlato del film premiato, La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro. Carmelo Bene, come di un'operazione complessa per definizione: "Fare un film su Carmelo Bene significa fare un film su una delle personalità artistiche più lucide e più limpide della storia del teatro. Non solo un uomo di teatro, ma un artista che ha attraversato altri linguaggi, altre forme d'arte con una profondità e una radicalità rarissima. È stato romanziere, poeta, ha realizzato alcuni dei film più straordinari della storia del cinema italiano, si è occupato di musica, di televisione, mantenendo sempre vivo il dialogo con i grandi artisti e i grandi filosofi non solo del suo tempo”.

Per Tafuri, il senso del lavoro di Bene sta tutto nella capacità di rimettere in crisi il rapporto con il presente: "È riuscito a rimettere in una crisi definitiva il rapporto che noi abbiamo con il nostro tempo, con la storia. Ed è proprio grazie a questo che è possibile, attraverso l'arte, intrattenere un rapporto radicale e profondo con il passato”.

Ha poi allargato la riflessione alla natura stessa del teatro e della ricerca artistica: "Il teatro è feroce, è vorace. Assume e filtra tutto ciò che attraversa come la letteratura, il cinema, la musica, riportando molti linguaggi al suo spazio, al suo tempo, al suo corpo. E ci lascia una lezione: quanto sia necessario, nell'arte ma non solo, avere la capacità di tradirsi in continuazione, di perdere tutte le sicurezze, tutte le certezze, e riuscire in qualche modo a prendersi gioco dei risultati”.

A concludere è stata la consigliera comunale Sara Tassara che ha raccontato com'è nata la giornata. Era il 27 marzo, giornata nazionale del teatro, e Teatro Akropolis aveva organizzato una proiezione gratuita del film premiato. "Mentre ascoltavo, mi dicevo: abbiamo Pietro Giannini e Teatro Akropolis, due genovesi che hanno vinto lo stesso anno un premio così prestigioso. Quando mai ricapiterà? Non possiamo non fare nulla”. La proposta è arrivata il giorno stesso a Giacomo Montanari e alla sindaca Silvia Salis: "Hanno detto immediatamente di sì”.

Tassara ha poi ripercorso con affetto il proprio legame con entrambe le realtà. Su Teatro Akropolis ha parlato di rischio e di territorio: "Vorrei che capiste la misura di come Veronica Righetti e Clemente Tafuri abbiano voluto investire con una realtà così atipica in un territorio non facile, specialmente negli ultimi anni, con tutti i cambiamenti socioculturali che Sestri Ponente e Cornigliano stanno vivendo, legati all'arrivo di nuove generazioni, di nuove persone da paesi diversi. Ma anche in questo Akropolis dà il suo contributo, perché lavora moltissimo con le scuole”.

Ha citato il progetto Heliopolis, la biblioteca digitale sulle arti performative inaugurata nel 2025 e accessibile gratuitamente a tutti, e le residenze artistiche: "In questo paese le compagnie non hanno spazi dove provare. Akropolis mette a disposizione il teatro per artisti che finalmente hanno un luogo dove stare dieci, quindici giorni, e poi restituire lo spettacolo alla cittadinanza. Spesso a prezzi assolutamente popolari."

Ha ricordato poi lo spettacolo di Pietro Giannini La traiettoria calante, dedicato alla tragedia del Ponte Morandi, portato a Palazzo Tursi il 13 agosto dell'anno scorso, alla vigilia delle commemorazioni, alla presenza delle famiglie delle vittime. "Con quello spettacolo mi ha veramente salvato il cuore. È una frattura mostruosa, non so dirvelo più di così. Non è solo talento: è stato un lavoro di ricerca”.

I premi erano stati assegnati il 15 dicembre 2025 al Teatro Arena del Sole di Bologna. Oggi, a Genova, sono arrivati a casa.