Scontro politico in consiglio comunale attorno a un ordine del giorno straordinario presentato dai gruppi di minoranza contro il possibile patrocinio del Comune al Liguria Pride. Il documento, discusso in aula dopo le polemiche nate durante l’Adunata Nazionale degli Alpini, chiedeva alla sindaca e alla giunta di non concedere il patrocinio alla manifestazione LGBTQIA+ “alla luce dei contenuti recentemente diffusi” sui social dell’associazione organizzatrice, ritenuti offensivi nei confronti del Corpo degli Alpini.
Il testo, firmato dai gruppi di centrodestra (Fratelli d’Italia alla Lega, Vince Genova, Forza Italia, Noi Moderati e Gruppo Misto) richiamava il “clima di rispetto reciproco” e l’“orgoglio genovese e ligure” mostrato durante l’Adunata, sostenendo che alcuni contenuti pubblicati dal Liguria Pride avessero contribuito ad alimentare “divisioni e tensioni”.
Nel corso del dibattito, i consiglieri di opposizione hanno insistito soprattutto sul tema del linguaggio istituzionale e della mancata presa di distanza della giunta rispetto alle comunicazioni diffuse nelle settimane successive all’Adunata.
Secondo il consigliere Vincenzo Falcone, la città avrebbe assistito a “forme comunicative stereotipizzanti e offensive” nei confronti degli Alpini: “Etichettare gli Alpini come espressione di una retorica militarizzante, muscolare e maschilista è quanto di più sbagliato. Non è accettabile nei confronti di alcuna categoria”. Falcone ha poi sottolineato come il Pride, alla fine, non abbia presentato richiesta di patrocinio al Comune: “C’è però oggi la possibilità di prendere una posizione chiara e pubblica sul rispetto reciproco e condannare i contenuti diffusi”.
Sulla stessa linea anche la capogruppo della Lega Paola Bordilli, che ha accusato la giunta di mantenere “silenzio” rispetto agli episodi contestati: “Il ruolo di un sindaco non è solo amministrare una macchina burocratica, ma rappresentare l’intera comunità. Non vogliamo legittimare l’insulto e la polarizzazione linguistica”.
Durissimo anche l’intervento della consigliera di Fratelli d’Italia Alessandra Bianchi: “Come si può sostenere un evento che per promuovere se stesso denigra un altro evento? Aver sfilato in fascia tricolore con gli Alpini e poi non prendere posizione contro quei contenuti è una contraddizione”.
Dalla maggioranza, invece, è arrivata una netta bocciatura dell’ordine del giorno. La consigliera del Partito Democratico Martina Caputo ha parlato di “strumentalizzazione”: “Liguria Pride è un’associazione, non un partito della maggioranza. State usando il Pride come pretesto per alimentare una polemica sterile sull’Adunata degli Alpini. Per noi valgono entrambe le cose: più Adunate degli Alpini e più Pride”.
Anche il consigliere Filippo Bruzzone ha respinto le accuse, ribaltando il significato politico del documento: “La frase ‘non riconoscere il patrocinio comunale al Liguria Pride’ racconta bene la vostra idea politica: non riconoscere una parte della comunità genovese”. Bruzzone ha poi rivendicato il significato del Pride come momento di visibilità e tutela dei diritti: “Per tanti giovani che crescono sentendosi diversi, il Pride rappresenta la consapevolezza di non esserlo affatto”.
Nel dibattito è intervenuta anche la capogruppo del Pd Martina Caputo, che ha definito il documento “irricevibile”: “Parlate di inclusione, rispetto e accoglienza, ma poi chiedete di non riconoscere il patrocinio. C’è un evidente corto circuito”.
La replica della giunta è stata affidata all’assessora Rita Bruzzone, che ha chiarito come il patrocinio non sia stato richiesto dagli organizzatori del Pride: “Il patrocinio non si concede senza richiesta. Se il Liguria Pride farà richiesta, il patrocinio verrà dato”, ha dichiarato Bruzzone, aggiungendo che la città ha dimostrato durante l’Adunata degli Alpini di essere “accogliente con tutti”.
L’ordine del giorno è stato infine respinto dalla maggioranza al termine di una seduta particolarmente tesa.