La morte di Monica Montefalcone, professoressa del Distav dell’Università di Genova scomparsa alle Maldive insieme alla figlia Giorgia Sommacal, all’assegnista di ricerca Muriel Oddenino, all’ex studente Federico Gualtieri e alla guida subacquea Gianluca Benedetti, rischia di lasciare un vuoto non solo umano e accademico, ma anche scientifico. A ricordarlo è il professor Carlo Nike Bianchi, biologo marino oggi in pensione e considerato il mentore della ricercatrice genovese.
"La consapevolezza che Monica sarebbe diventata una ricercatrice fuori dal comune è maturata nel tempo. L'ho conosciuta all'inizio degli anni 2000. Mi si presentò dicendo che aveva fatto la propria tesi di laurea sulla prateria di posidonia davanti a Sanremo, e che si era molto basata sulle mie pubblicazioni. Aggiunse che avrebbe voluto lavorare con me. Era la prima volta che ricevevo una tale richiesta", racconta Bianchi all’Adnkronos.
Da quel primo incontro nacque una collaborazione durata più di vent’anni. Montefalcone vinse una borsa per il Dottorato di Ricerca in Scienze Ambientali Marine all’Università di Genova e svolse il proprio percorso presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente, della Vita e della Terra, dove il suo ufficio si trovava proprio di fronte a quello di Bianchi.
"A poco a poco, vidi concretizzarsi la sua passione per il lavoro di ricerca e crescere il suo impegno e la sua dedizione. Diventata professore associato in Ecologia, si dimostrò portata all'insegnamento, cui si dedicava con fervore e con pieno apprezzamento da parte degli studenti", prosegue il professore.
Negli ultimi anni Montefalcone aveva raggiunto, secondo Bianchi, la piena maturità scientifica. Aveva pubblicato oltre 250 articoli, coordinato diversi progetti di ricerca e raccolto attorno a sé un gruppo numeroso di collaboratrici e collaboratori. Nel febbraio scorso le era stato conferito il Premio Tridente d’Oro dall’Accademia Internazionale di Scienze Tecniche Subacquee.
"Era all’apice della sua carriera", sottolinea Bianchi, ricordandone soprattutto la capacità di lavorare con rigore e intelligenza. "Sapeva organizzare e portare avanti le sue varie linee di ricerca, coinvolgendo collaboratrici e collaboratori cui faceva da guida e da riferimento costante".
Il professore spiega di non sapere che Montefalcone conoscesse la grotta in cui ha perso la vita, né che avesse intenzione di andarci. Ricorda però che la ricercatrice aveva già esperienza nello studio delle grotte sottomarine, avendo pubblicato lavori su grotte di mari italiani, tra cui Ventimiglia, Bergeggi, Portofino e Palinuro.
Al centro della spedizione alle Maldive c’era un progetto scientifico avviato nel 1997 da Paolo Colantoni, Carla Morri e dallo stesso Bianchi, dedicato al monitoraggio dello stato di salute della scogliera corallina dopo gli episodi di sbiancamento dei coralli e di morie di massa. Un lavoro che Montefalcone aveva raccolto e portato avanti negli anni, pubblicando decine di articoli su riviste internazionali e collaborando con organismi come Icri, Reef Check Foundation e Global Coral Reef Monitoring Network.
"Ogni anno veniva effettuata una spedizione alle Maldive, garantendo così continuità al piano di monitoraggio. Saltare un anno significava lasciare un vuoto incolmabile. Ora la serie storica, che l'anno prossimo avrebbe compiuto 30 anni, la più lunga al mondo, si è interrotta, e per ora non vedo chi potrebbe riprenderla", afferma Bianchi.
Un’interruzione resa ancora più delicata dal fatto che i dati del 2026 non sono al momento disponibili: "Non abbiamo i dati del 2026, perché la polizia maldiviana ha messo sotto sequestro il computer e altri effetti personali di Monica. Speriamo che diventino presto disponibili per la comunità scientifica internazionale, e che con Monica non muoia anche il suo lavoro".