Si allarga l’inchiesta della Procura di Genova sulla polizia locale, che da oltre un anno coinvolge il reparto sicurezza urbana. Dopo il primo filone investigativo che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 15 agenti, altri dieci poliziotti sono ora finiti sotto inchiesta, facendo salire a 25 il numero complessivo delle persone coinvolte.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dalla pm Sabrina Monteverde e condotta dalla Squadra Mobile, ipotizza a vario titolo i reati di falso ideologico, peculato, calunnia e, in alcuni casi, lesioni aggravate. Al centro degli accertamenti ci sarebbero presunti abusi durante i fermi, con pestaggi, minacce e denaro sottratto nel corso delle perquisizioni senza essere integralmente verbalizzato.
Secondo quanto emerso, gli investigatori avrebbero già individuato quattro o cinque presunte vittime, che potrebbero essere ascoltate direttamente dalla pm. Non si esclude inoltre il ricorso a un incidente probatorio per cristallizzare le testimonianze delle persone offese, come già avvenuto nei mesi scorsi.
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è rappresentato dalla chat WhatsApp denominata “Quei bravi ragazzi”, una conversazione parallela rispetto ai canali ufficiali del reparto, nella quale alcuni agenti avrebbero condiviso immagini, commenti e riferimenti agli interventi effettuati. Tra le espressioni riportate dagli inquirenti figurerebbe la cosiddetta “tecnica del sussurro”, con minacce rivolte ai fermati, oltre a termini gergali come “cioccolatini” o “sberlari” per indicare le percosse.
Le persone ascoltate dagli investigatori avrebbero confermato di avere subito violenze sia durante i fermi sia negli uffici della polizia locale, oltre a insulti anche a sfondo razziale. In uno degli episodi contestati, una persona sarebbe stata colpita con un pugno ai testicoli.
Nel corso delle perquisizioni effettuate dalla Squadra Mobile sarebbero inoltre stati trovati oggetti contundenti non in dotazione agli agenti, tra cui manganelli tonfa. Gli accertamenti riguardano anche presunti episodi di denaro trattenuto durante le operazioni di controllo.
L’inchiesta era nata da un’informativa inviata dal comando della polizia locale, che aveva avviato un’indagine interna dopo le segnalazioni di due agenti. Le due vigilesse avevano riferito all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino e al comandante Gianluca Giurato presunti comportamenti illeciti e inappropriati da parte di alcuni colleghi.
Il procedimento, avviato nel giugno 2025, si inserisce in un quadro investigativo più ampio che ha già portato alla rimozione del comandante della polizia locale. Tra gli indagati compare anche un ex assessore, coinvolto in un altro filone relativo a una presunta rivelazione di segreto d’ufficio legata a un dossier politico.