Attualità - 01 giugno 2026, 08:00

A Rivarolo torna 'CeniAMO in piazza', la cena condivisa che unisce il quartiere

Sabato 6 giugno la seconda edizione in piazza Pallavicini dove, tra ricette dal mondo e messaggi di pace, ci si ritrova per riprendersi gli spazi pubblici. "Costruiamo ponti, non muri"

"Siamo partiti con la prima cena condivisa nel 2025 un po' alla cieca, perché non sapevamo che risposta aspettarci dalla cittadinanza, ma alla fine è stato un successo e, per questo, replicheremo anche quest'anno". Inizia così la chiacchierata con Tiziana Lampis del Comitato Rivarolo, che anche quest'anno, insieme al CIV Rivarolo, organizza la cena condivisa 'CeniAMO in Piazza',  in collaborazione con la Croce Rosa Rivarolese, la Parrocchia Assunta di Rivarolo, l'Associazione Culturale Islamica Sostenitori del bene e la Confraternita Señor de los Milagros, col patrocinio finanziario del Comune di Genova - Municipio V Valpolcevera. L'appuntamento è per sabato 6 giugno a partire dalle ore 19, in piazza Pallavicini.

"Abbiamo seguito l'esempio del centro storico - spiega Lampis -, che però ha delle caratteristiche diverse da quelle di Rivarolo. Noi qui abbiamo ogni giorno davanti agli occhi una piazza riqualificata dal punto di vista urbanistico e architettonico, ma che viene spesso utilizzata in modo poco rispettoso da chi la frequenta. Così, per andare in contrasto, abbiamo deciso di proporre un momento conviviale, di festa".

Le tavolate saranno apparecchiate con tovaglie di carta colorate, con dei fiori come centrotavola, "perché vogliamo accogliere le persone sentendoci quasi custodi, o comunque meritevoli, di questa bellezza, perché non basta semplicemente sedersi a tavola insieme".

Quest’anno, poi, c'è un'altra novità: "Abbiamo deciso anche di condividere delle ricette raccolte da alcuni di noi nelle scuole dove si insegna italiano agli stranieri. Alcuni partecipanti sono docenti dell’istituto comprensivo coinvolto nel progetto, e i bambini, insieme ad altre persone, hanno scritto ricette provenienti dai loro Paesi d’origine. Noi le stamperemo e le sistemeremo sui tavoli come fossero piccole pergamene, così che le persone possano andare via scegliendone una. Ogni ricetta racconterà un pezzo di mondo: da dove arriva, la sua origine e il modo in cui viene preparata. L’idea, ancora una volta, è quella dello scambio, dell’incontro e della condivisione". E, in un momento storico come questo, in cui sembra sempre più facile dividersi anziché avvicinarsi, sembra essere più necessario che mai.  "Come Comitato avevamo già dedicato al tema della Pace l'ultima edizione della Biciclettazza, ed esporremo un manifesto dedicato alla Pace anche durante la serata. Stare seduti attorno a un tavolo insieme a persone che non si conoscono, scambiare due parole e magari condividere in modo informale qualcosa da mangiare o da bere è un gesto quotidiano, ma per noi rappresenta anche un modo concreto di costruire pace. In fondo è la prima forma di pace che impariamo anche nelle nostre famiglie: sedersi insieme a tavola".  

"Quest’anno si sono rese disponibili anche la comunità islamica e una comunità peruviana: realtà diverse che vivono sullo stesso territorio e che hanno voglia di partecipare. L’idea è incontrarsi pur nella consapevolezza delle differenze, delle difficoltà linguistiche e culturali, cercando però di costruire legami invece che muri". Lampis, così come tutti i membri del Comitato, ha a cuore un altro aspetto fondamentale: dimostrare che un uso diverso dello spazio pubblico non solo è possibile, ma dovrebbe diventare normale. "Organizzare una cena in piazza significa restituire un luogo alle persone, creare relazioni, riportare vita dove spesso oggi prevalgono isolamento e disagio.  Naturalmente tutto questo comporta un grande lavoro organizzativo. C’è chi recupera i tavoli, chi li trasporta, chi stampa le locandine e le ricette, chi prende contatti per i fiori. La parrocchia ci aiuta, gli scout danno una mano, la scuola ha inserito il progetto in un’attività didattica e stamperà le ricette raccolte dai ragazzi. È davvero un lavoro collettivo, costruito da tante persone: alcune fanno parte dell’organizzazione, altre sono amici di amici che si rendono disponibili. È una comunità che si mette in movimento, e che credo stia andando nella direzione giusta".

"L’auspicio - conclude - è che iniziative come questa diventino sempre più parte della quotidianità del quartiere, perché oggi la situazione è spesso scoraggiante. Non soltanto per i cantieri e i problemi che tutti conosciamo, ma soprattutto per la perdita di senso civico e di appartenenza a una comunità. Vorremmo che da questi incontri nascesse qualcosa di più grande: mi immagino una città fatta di tante cene in piazza, di persone che si riappropriano degli spazi pubblici e tornano a viverli insieme. In fondo dovrebbe essere questa la normalità".