Attualità - 08 giugno 2026, 12:23

Minori stranieri, il "Modello Genova" diventa un esempio per l'Italia: già 400 giovani assistiti

Presentati all'Anci i dati del progetto che unisce Comune, Asl 3 e Terzo Settore contro i traumi da migrazione. L'assessora Lodi: "Risultati straordinari, ora questo servizio deve diventare permanente"

Un modello integrato capace di far dialogare istituzioni, sanità e terzo settore per rispondere con efficacia e tempestività alle vulnerabilità psicosociali dei minori stranieri provenienti da Paesi terzi. È quanto emerso oggi a Genova, presso la sala Piccardo di Anci Liguria, durante l'evento di formazione e disseminazione del progetto FAMI "Nuove prospettive: il modello Genova tra interazione e cura", iniziativa cofinanziata dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno che vede il Comune di Genova come capofila, affiancato dai partner Anci Liguria e ATS ASL 3.  

A quasi due anni dall’avvio del progetto, i dati delineano l’efficacia della misura nel territorio genovese. Sono infatti oltre 400 i minori non accompagnati, prevalentemente di nazionalità egiziana, presi in carico dall’ambulatorio di screening sanitario e sociosanitario fin dall'inizio delle attività. Per 60 di questi giovani, caratterizzati da situazioni di particolare fragilità, si è inoltre resa necessaria l’attivazione di un successivo percorso strutturato di presa in carico sociosanitaria. I dati specifici emersi dall'attività ambulatoriale gestita dall'équipe di ATS Liguria ASL 3 evidenziano che, su oltre 400 visite approfondite effettuate tra ottobre 2024 e maggio 2026 su ragazzi con un'età media di 16 anni, circa il 10% ha manifestato problematiche di tipo neuropsichiatrico o psicologico, a conferma della profonda sofferenza legata ai traumi migratori.  

Il cuore del progetto è l'ambulatorio dedicato al primo screening dei minori stranieri non accompagnati (msna) di primo arrivo sul territorio comunale, presi in carico dall'Ufficio Cittadini Senza Territorio (UCST). L'équipe in dotazione è fortemente multidisciplinare e unisce competenze in ambito psicologico, consultoriale, di salute mentale, psico-traumatologico, transculturale e di contrasto alle dipendenze (Serd). L'obiettivo fondamentale è intercettare tempestivamente gli indicatori di sofferenza fisica o psichica, spesso riconducibili a sindromi post-traumatiche da stress o ad abuso di sostanze.

Oltre all'assistenza diretta, il progetto investe massicciamente su percorsi di formazione antropologica e interculturale per 45 operatori e attività di sensibilizzazione e informazione che hanno coinvolto ben 450 figure professionali tra Enti pubblici e terzo settore.

“Siamo davvero orgogliosi di rilanciare oggi il tema della formazione nei settori sanitario e sociale, affrontando da vicino una questione complessa di cui spesso si parla senza una reale cognizione di causa: l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che arrivano a Genova e in Liguria - ha affermato l’Assessora al Welfare del Comune di Genova, Cristina Lodi – Grazie a una stretta collaborazione e a un progetto FAMI che vede uniti Anci, Comune di Genova e ATS Liguria, stiamo rispondendo ai traumi e alle problematicità di questi ragazzi. Per farlo, è fondamentale investire sulla formazione legata all'etnomedicina, che permette agli operatori di entrare in profonda sintonia con loro e comprenderne i reali bisogni”.
“Finora questo ambulatorio-laboratorio ha accolto oltre 400 ragazzi, di cui circa una sessantina sono stati indirizzati verso percorsi specifici per superare i traumi subiti – ha proseguito Lodi – Abbiamo riscontrato disturbi post-traumatici legati al viaggio e alle loro esperienze passate, ma anche patologie più comuni di medicina interna. Questo supporto sociosanitario è vitale: non solo aiuta i minori, ma rassicura le comunità d'accoglienza, permettendo loro di attivare progetti più idonei e innalzando drasticamente il livello e l'adeguatezza dell'ospitalità.
I risultati dell'ambulatorio sono straordinari, e gli operatori sociali e sanitari, entusiasti di questa sinergia, ci chiedono di non disperdere questo patrimonio. Le sperimentazioni e i progetti pilota sono importanti, ma ora la sfida è metterli a terra e renderli permanenti. L'impegno vicendevole tra Comune, Anci e ATS Liguria va proprio in questa direzione: mettere a sistema questi servizi. Con il supporto di Anci e dei progetti FAMI, siamo certi che questa sia la strada giusta e che riusciremo a consolidarla", ha concluso Lodi.

“Anci lavora a stretto contatto con il Comune per formare gli operatori sociali e far conoscere questo metodo – ha evidenziato la Direttrice reggente di Anci Liguria, Annalisa Cevasco – Parliamo di numeri importanti e di una best practice che va valorizzata a livello nazionale perché funziona”.
Un concetto rilanciato con forza dalla Dirigente della Direzione Servizi per la Fragilità e Vulnerabilità Sociale del Comune di Genova, Elisa Malagamba, che ha sottolineato il carattere d'eccellenza dell'iniziativa: “Siamo un’eccezione a livello nazionale, il progetto ha dato davvero vita a un'integrazione sociosanitaria qui a Genova”.

Il Direttore socio-sanitario di ATS Liguria, Pierluigi Vinai, ha annunciato importanti novità: “Stiamo costruendo il nuovo Pssir, Piano sociosanitario integrato regionale, e il Poa, Piano organizzativo aziendale, strumenti che si devono parlare. Nel Pssir inseriremo l’inclusione sociale  come un punto fermo e permanente”.

Redazione