Il Tribunale di Milano conferma che il servizio nell’Esercito Italiano, almeno fino al 1992, ha determinato elevate esposizioni ad amianto, usato come materia prima nelle Caserme e nei sistemi d’arma. Ciò ha provocato la morte del M.R., per mesotelioma, che è la classica patologia dell’amianto. Quindi il Tribunale di Milano ha riconosciuto la sussistenza della responsabilità contrattuale ed extra contrattuale, diretta e vicaria, per la morte di M.R., e dunque, l’obbligo di risarcimento del danno. La figlia L.R. ha accusato “uno sconvolgimento radicale della sua vita”. Accolte, dunque, le richieste risarcitorie dell’orfana, accogliendo le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA e di Osservatorio Vittime Dovere. Infatti, le vittime e i loro familiari, hanno costituito l’Osservatorio Vittime del Dovere APS, che è Associazione di categoria delle vittime del dovere e dei loro familiari superstiti.
Il Tribunale di Milano, X sezione civile, con sentenza n. 4319/2026, pubblicata il 22.05.2026, ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire la figlia di M.R., ex lagunare dell’Esercito Italiano, morto il 31.07.2017 a causa di mesotelioma pleurico. La decisione riconosce la responsabilità del Ministero per l’esposizione alle fibre di amianto durante il servizio militare prestato negli anni Sessanta e dispone un risarcimento complessivo superiore a 400.000,00 euro, oltre rivalutazione e interessi.
Cosa ha stabilito il Tribunale
Il Tribunale ha accertato la responsabilità del Ministero della Difesa per il decesso di M.R., ritenendo provato il nesso causale tra l’esposizione all’amianto durante il servizio nell’Esercito Italiano, l’insorgenza del mesotelioma pleurico e la successiva morte.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, Raineri prestò servizio dal 1963 al 1964 prima presso il 46° Reggimento Fanteria “Reggio” a Palermo, poi presso il 5° Reggimento Fanteria “Aosta” a Messina e infine, con la qualifica di lagunare, presso il Battaglione Costiero Lagunare “Marghera”, nella caserma Bafile di Malcontenta, in provincia di Venezia.
In quegli ambienti, secondo quanto emerso nel giudizio, la presenza di amianto era diffusa nelle strutture, nei mezzi, nelle dotazioni individuali, nelle armi, nei guanti, nelle pezze termoisolanti, nei veicoli militari e nelle caserme. Il Tribunale ha rilevato che il militare fu esposto alle fibre killer in modo non occasionale e in assenza di adeguate misure di prevenzione e protezione.
La sentenza ha riconosciuto 66.786,10 euro per i danni non patrimoniali subiti dal militare, trasmessi alla figlia in qualità di erede, e 337.692,71 euro per i danni non patrimoniali subiti direttamente dalla figlia, per un totale di 404.478,81 euro, oltre rivalutazione e interessi. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di lite e delle consulenze tecniche d’ufficio.
Il dramma della malattia
M.R. iniziò ad accusare gravi sintomi nel gennaio 2017, con dolore al petto, difficoltà respiratorie, indebolimento e perdita di peso. Nel luglio dello stesso anno le sue condizioni peggiorarono rapidamente, fino al ricovero presso l’Ospedale San Martino di Genova. La diagnosi definitiva di mesotelioma pleurico arrivò dopo il decesso, all’esito degli accertamenti autoptici.
Il Tribunale ha riconosciuto il danno biologico temporaneo e il danno catastrofale, evidenziando le sofferenze fisiche e psicologiche patite dal militare nell’ultima fase della malattia, segnata da un progressivo e drammatico aggravamento delle condizioni di salute.
Il dolore della figlia
La decisione attribuisce particolare rilievo anche al rapporto tra M.R. e la figlia. Dalle testimonianze, dalle fotografie e dai messaggi prodotti in giudizio è emerso un legame profondo, costante e quotidiano.
Il Tribunale ha ricostruito una relazione padre-figlia caratterizzata da vicinanza affettiva, presenza continua e sostegno reciproco. La figlia trascorreva con il padre fine settimana e festività, lo sentiva quotidianamente e gli rimase accanto durante la malattia. Dopo la nascita del figlio, il rapporto si intensificò ulteriormente, con una presenza ancora più forte del padre nella vita familiare.
Nelle motivazioni, il Tribunale ha riconosciuto che la morte del padre ha determinato per la figlia “un radicale stravolgimento nella vita”, accertando anche un danno psichico conseguente alla perdita e alla mancata elaborazione del lutto.
Le dichiarazioni
“Dietro questa sentenza non ci sono numeri o semplici risarcimenti, ma la storia di una famiglia distrutta da una morte che poteva e doveva essere evitata” – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna – “Per anni questa figlia ha combattuto perché fosse riconosciuta la verità sulla morte del padre, un uomo che aveva servito lo Stato in divisa senza sapere di essere stato esposto a un killer invisibile come l’amianto. Questa decisione restituisce dignità non solo alla memoria del militare, ma anche al dolore di una figlia che ha vissuto accanto al padre tutta la devastazione della malattia fino agli ultimi giorni di vita. È una sentenza importante perché conferma ancora una volta che anche nelle Forze Armate ci sono state esposizioni gravissime e che lo Stato ha il dovere di tutelare chi lo serve. Troppi uomini in divisa si sono ammalati dopo anni di silenzio e omissioni. E troppe famiglie continuano ancora oggi a chiedere giustizia”.
Il caso in breve
La figlia di M.R. aveva agito in giudizio nei confronti del Ministero della Difesa per ottenere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della morte del padre. In precedenza, la giustizia del lavoro aveva già riconosciuto lo status di vittima del dovere, in relazione alla patologia asbesto-correlata contratta durante il servizio militare.
Con la sentenza n. 4319/2026, il Tribunale di Milano ha ora riconosciuto la responsabilità risarcitoria del Ministero, affermando che l’esposizione all’amianto durante il servizio nell’Esercito Italiano ha determinato, secondo il criterio del “più probabile che non”, l’insorgenza del mesotelioma pleurico e il successivo decesso.
La decisione conferma la gravità delle esposizioni ad amianto subite anche dal personale militare e ribadisce l’obbligo dello Stato di garantire la tutela della salute di chi ha prestato servizio nelle Forze Armate.
Lo staff ONA al fianco delle vittime
L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.
Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.