Finti incidenti stradali, danni gonfiati e documenti ritenuti falsi per ottenere risarcimenti dalle compagnie assicurative. È l’ipotesi al centro dell’inchiesta “Sinistri Fantasma”, condotta dalla polizia stradale e coordinata dalla procura di Genova, che ha chiesto gli arresti domiciliari per quattro persone: un carrozziere della Valpolcevera e tre suoi familiari.
Complessivamente sono nove le persone coinvolte nell’indagine. Otto sono accusate di frode assicurativa, una di simulazione di reato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra il febbraio 2024 e l’ottobre 2025 sarebbero stati messi in scena sette falsi sinistri oppure sarebbero stati artificiosamente aggravati i danni di incidenti realmente avvenuti, con l’obiettivo di ottenere indebiti risarcimenti dalle assicurazioni.
Le liquidazioni contestate ammonterebbero complessivamente a circa 100 mila euro. Al centro dell’inchiesta, secondo l’ipotesi della procura, ci sarebbe un sistema organizzato attorno all’attività di carrozzeria e all’utilizzo ripetuto di alcune Mercedes Classe E ex taxi provenienti dalla Germania, che sarebbero comparse in più richieste di risarcimento.
La procura contesta anche l’utilizzo di documentazione ritenuta falsa, fotografie riutilizzate e fatture relative a riparazioni che, secondo l’accusa, non sarebbero mai state eseguite. In alcuni casi gli incidenti sarebbero stati completamente simulati, in altri i danni sarebbero stati aumentati rispetto a quelli effettivamente riportati dai mezzi.
Tra gli indagati figurano anche due autisti Amt, accusati di avere partecipato a due dei sinistri finiti sotto la lente degli investigatori, oltre a un carabiniere e a una poliziotta. Le posizioni, a vario titolo, sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il prossimo passaggio è fissato per il 25 giugno, quando i quattro destinatari della richiesta di misura cautelare compariranno davanti alla gip Silvia Carpanini per gli interrogatori preventivi. Sono difesi dagli avvocati Pietro Bogliolo, Cristiano Mancuso e Andrea Testasecca. Dopo gli interrogatori, la giudice dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal pubblico ministero Marcello Maresca.