Quattro persone sono finite al centro di un'inchiesta della Procura di Genova per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Nella mattinata di oggi i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Genova San Martino hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare dell'obbligo di dimora nei comuni di residenza nei confronti di tre donne di nazionalità cinese e di un uomo italiano, compagno di una delle indagate.
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Genova su richiesta della Procura della Repubblica, è stato eseguito tra Genova, Davagna e Cuneo ed è il risultato di un'attività investigativa avviata dai militari nel maggio del 2025.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero gestito due appartamenti situati nel Levante cittadino, nei quartieri di Albaro e della Foce, dove sarebbe stata favorita e sfruttata l'attività di prostituzione da parte di donne di origine cinese.
L'indagine ha preso avvio dopo che i carabinieri avevano notato un insolito via vai di persone da un appartamento di Albaro, abitato da una coppia composta da un uomo italiano di 70 anni e da una donna cinese. I successivi servizi di osservazione hanno portato i militari a ipotizzare che all'interno dell'abitazione si svolgesse attività di prostituzione, circostanza che sarebbe stata confermata anche dalle dichiarazioni raccolte da alcune persone fermate all'uscita dell'immobile.
Gli approfondimenti investigativi hanno poi consentito di individuare un secondo appartamento, nel quartiere della Foce, anch'esso riconducibile agli indagati e utilizzato, secondo l'accusa, per la stessa attività.
Dalle indagini sarebbe inoltre emerso che il gruppo pubblicava annunci su siti internet specializzati per promuovere prestazioni sessuali. Gli indagati, secondo l'ipotesi accusatoria, si occupavano della gestione degli appuntamenti, dell'incasso dei proventi e della periodica sostituzione delle donne presenti negli appartamenti.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nei locali nella disponibilità degli indagati, i carabinieri hanno sequestrato circa 8 mila euro in contanti, somma ritenuta dagli investigatori provento dell'attività illecita.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura di Genova. Si ricorda che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.