Attualità - 12 giugno 2026, 09:44

Sciopero nazionale della cultura, anche i lavoratori del Mei aderiscono alla mobilitazione

Il Museo nazionale dell’emigrazione italiana di Genova al centro della protesta contro precarietà, appalti ed esternalizzazioni. I dipendenti: “Senza lavoro stabile, riconosciuto e adeguatamente retribuito non può esistere alcuna reale politica culturale”

Anche a Genova lo sciopero nazionale della cultura passa dal Mei, il Museo nazionale dell’emigrazione italiana, dove i lavoratori hanno annunciato la propria adesione alla mobilitazione.

Una scelta che nasce da una condizione definita ormai strutturale dagli stessi dipendenti, che descrivono il museo come “diventato, suo malgrado, il simbolo della precarietà del lavoro culturale”.

Al centro della protesta ci sono le condizioni di lavoro e l’incertezza organizzativa che da tempo riguardano il museo. Anche per l’estate 2026, spiegano i lavoratori, era stata prospettata “una riduzione drastica dell’orario di apertura nei mesi di giugno-settembre, fino a tre giorni settimanali”.

Una situazione che, sottolineano, “si ripresenta per il secondo anno consecutivo e che continua a scaricarsi interamente sull’organizzazione del lavoro di una ventina di operatori tra servizi museali, didattica e pulizie”.

Dopo le mobilitazioni dei lavoratori e le prese di posizione sindacali, la situazione ha trovato una soluzione temporanea. Ma per i dipendenti il nodo resta aperto: “Non modifica tuttavia il quadro generale di instabilità e incertezza che caratterizza la gestione del museo”.

Secondo i lavoratori, la vicenda del Mei rappresenta in modo emblematico le criticità del sistema culturale, soprattutto quando fondato su appalti, esternalizzazioni e decisioni prese senza un reale coinvolgimento di chi ogni giorno garantisce l’apertura e il funzionamento dei luoghi della cultura.

“Una vicenda che negli ultimi due anni mostra con chiarezza cosa significhi lavorare in un sistema culturale fondato su appalti, esternalizzazioni e decisioni calate dall’alto: incertezza sugli orari, continui cambi di programmazione e ricadute dirette sulle condizioni di lavoro”, denunciano ancora i dipendenti.

Da qui l’adesione allo sciopero nazionale della cultura, le cui rivendicazioni, spiegano i lavoratori del Mei, coincidono con le criticità vissute quotidianamente da chi opera nei musei e nei servizi culturali: lavoro povero, precarietà strutturale e mancato riconoscimento professionale.

“Scioperare significa affermare che senza lavoro stabile, riconosciuto e adeguatamente retribuito non può esistere alcuna reale politica culturale”, concludono.

Redazione