Sono a rischio processo i due infermieri e l'operatrice sociosanitaria dell'ospedale di Lavagna ora al centro di un'indagine per somministrazione di sedativi senza ricetta.
Il pubblico ministero Giuseppe Longo ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a carico delle tre, accusate di aver somministrato psicofarmaci e sedativi ai pazienti ricoverati nel "corpo rotondo" del nosocomio senza alcuna prescrizione medica e senza il consenso degli interessati.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le indagate avrebbero utilizzato farmaci come Haldol, Talofen, Seroquel, Tavor, Mirtazapina e Xanax per sedare pazienti anziani o fragili durante i turni di notte. La gravità della condotta sarebbe aggravata dall'omessa registrazione delle somministrazioni nelle cartelle cliniche, che venivano talvolta compilate con dati non veritieri. Le indagini, condotte dai Carabinieri e nate in seguito a segnalazioni interne della coordinatrice infermieristica, si sono avvalse di intercettazioni ambientali e riprese video che avrebbero documentato il modus operandi.
Il quadro probatorio delineato dalla Procura è complesso e contesta, a vario titolo, reati che vanno dall'esercizio abusivo della professione al peculato, fino allo stato di incapacità procurato mediante violenza. Nel fascicolo figurano inoltre episodi di presunte minacce rivolte a una paziente di 77 anni e l'utilizzo improprio di strumenti di monitoraggio, che sarebbero stati disattivati per non lasciare traccia delle attività. Particolarmente grave appare l'accusa legata alla gestione di una chat WhatsApp, in cui le tre avrebbero condiviso foto e video dei pazienti ricoverati, accompagnandoli con commenti ritenuti denigratori e offensivi.
Nei mesi scorsi, il GIP aveva già applicato alle due infermiere la misura dell'interdizione dall'attività lavorativa per otto mesi, respingendo la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura. Nel frattempo, le due infermiere hanno rassegnato le dimissioni dall'Asl, mentre l'operatrice sociosanitaria continua a prestare servizio. Proprio quest'ultima, assistita dall'avvocato Angelo Paone, rigetta ogni addebito: "Si tratta di un episodio e mezzo — ha dichiarato il legale — e comunque avrebbe agito seguendo le disposizioni delle infermiere, senza assumere iniziative autonome". L'iter giudiziario proseguirà ora con le tappe previste in vista della possibile richiesta di rinvio a giudizio.