Il possibile aumento dell’imposta di soggiorno per gli appartamenti a uso turistico che nei giorni scorsi ha scatenato numerose reazioni è arrivato anche in Consiglio comunale.
Al centro della polemica c’è l’ipotesi di aumentare la quota della tassazione da 3 a 5 euro a notte per il settore extraalberghiero; una misura che ha spinto il consigliere della Lega, Alessio Bevilacqua, a chiedere chiarimenti urgenti in aula.
Bevilacqua non ha usato giri di parole, definendo la strategia della giunta come una costante ricerca di risorse attraverso il fisco. "Questa amministrazione, quando ha bisogno di risorse, individua la soluzione nell'aumento delle tasse", ha dichiarato il consigliere. Secondo l'esponente del centrodestra, l'incremento a 5 euro rappresenterebbe un "incremento importante" che preoccupa i piccoli proprietari, i quali temono di vedere penalizzato un comparto vitale per l'economia locale. Bevilacqua ha poi affondato il colpo: "La sensazione è che si stia utilizzando l'andamento del turismo come un bancomat per attingere ogni volta che servono nuove risorse", chiedendo inoltre se tali proventi siano destinati a risanare i bilanci delle aziende partecipate.
L’assessora al Turismo Tiziana Beghin, ha risposto smentendo che ci sia già una delibera operativa e precisando la natura dell'imposta: "Non si tratta di una tassa a carico dei cittadini, perché l'imposta di soggiorno non colpisce i residenti di Genova né direttamente le attività economiche, ma i turisti". L'obiettivo dell'eventuale rincaro, secondo l'assessora, sarebbe quello di compensare le "esternalità negative" del turismo di massa. Beghin ha inoltre smentito categoricamente l'ipotesi "salva-partecipate": "L'incremento esponenziale del turismo ha un impatto sulla città, segnatamente rispetto al decoro urbano. Sarà aperto un capitolo specifico e trasparente per potenziare i servizi di pulizia".
La spiegazione non ha convinto Bevilacqua, che nella sua replica ha parlato di una "parziale retromarcia" dettata dal caos mediatico sollevato dalle associazioni di categoria. Il consigliere ha infine criticato l'approccio dell'assessorato verso i visitatori: "Fa strano che l'assessore al turismo dica che l'imposta non colpisce i genovesi ma i turisti. Mettere le mani in tasca a chi visita la città resta un errore".
PIEROBON (ASPPI) RISPONDE A BEGHIN: “RISCHIO DI PENALIZZARE CHI HA CONTRIBUITO ALLA CRESCITA TURISTICA DELLA CITTÀ”
“Prendiamo atto con favore del fatto che l’assessora Beghin abbia precisato come si tratti di una riflessione ancora in corso e non di una decisione già assunta. Una precisazione importante, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa e mai smentite nei giorni successivi, che lasciavano intendere un provvedimento ormai definito e prossimo all’approvazione.”
Con queste parole Valentina Pierobon, Presidente Provinciale di ASPPI Genova e Vicepresidente nazionale dell’Associazione dei piccoli proprietari, interviene sul dibattito relativo al possibile aumento della tassa di soggiorno per gli affitti brevi, dopo le dichiarazioni rese oggi in Consiglio comunale dall’assessora al Turismo Tiziana Beghin durante il question time.
“Se l’obiettivo fosse esclusivamente reperire maggiori risorse da destinare al decoro urbano o al miglioramento dei servizi cittadini, ci troveremmo di fronte a una scelta politica certamente discutibile ma legittima - sottolinea Pierobon - Ciò che contestiamo è il ragionamento che è stato esplicitamente illustrato: utilizzare l’aumento della tassa di soggiorno come strumento per disincentivare le locazioni turistiche, contrastare la cosiddetta gentrificazione e orientare la città verso un presunto turismo di qualità. È proprio questa impostazione che non condividiamo. Non crediamo che esistano turisti di maggiore qualità rispetto ad altri e riteniamo che Genova debba essere in grado di accogliere visitatori con esigenze, disponibilità economiche e modalità di soggiorno differenti”.
“Le locazioni brevi hanno contribuito in questi anni ad ampliare l’offerta ricettiva, a valorizzare il patrimonio immobiliare e a generare importanti ricadute economiche sul territorio. Se una quota crescente di visitatori sceglie questa formula, significa semplicemente che risponde a una domanda reale del mercato - osserva la vicepresidente di ASPPI - Per questo respingiamo l’idea che rappresenti un danno per la città o un aggravio per i suoi servizi. Utilizzare la leva fiscale per orientare le scelte dei cittadini verso una diversa modalità di utilizzo degli immobili ci sembra un approccio sbagliato, che rischia di penalizzare un settore che ha contribuito in modo significativo alla crescita turistica della città.”
“Infine, prendiamo atto che sul tema siano state coinvolte alcune categorie del comparto turistico extra-alberghiero. Riteniamo però incomprensibile l’esclusione delle associazioni della piccola proprietà immobiliare. Quando si discutono misure fiscali che possono incidere, anche indirettamente, sulla redditività e sulle prospettive di utilizzo degli immobili privati, è naturale che anche chi rappresenta i proprietari possa contribuire al confronto - conclude Pierobon - Non perché sia il soggetto chiamato a versare l’imposta, ma perché rappresenta chi, con le proprie scelte, rende possibile l’esistenza stessa di quella offerta ricettiva sulla quale oggi si intende intervenire”.