Sanità - 23 giugno 2026, 13:29

San Carlo di Voltri, la Regione approva il passaggio nell’Aom: stipendi garantiti da luglio, personale trasferito da gennaio 2027

Il Ddl correttivo della riforma sanitaria passa con 17 voti favorevoli e 10 contrari: il San Martino resta IRCCS solo per oncologia e neurologia, mentre Area Liguria Salute avrà un ruolo negli appalti dei nuovi ospedali

Il San Carlo di Voltri passerà di fatto sotto l’ombrello dell’Azienda ospedaliera metropolitana dal primo luglio 2026, con stipendi e oneri a carico dell’Aom, mentre il trasferimento giuridico del personale sarà rinviato al primo gennaio 2027 per consentire il confronto con sindacati e lavoratori. “Gli stipendi saranno assicurati e garantiti dall’Aom”, ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò. È la principale novità del ddl correttivo della riforma sanitaria approvato dal consiglio regionale con 17 voti favorevoli e 10 contrari.

Il provvedimento, il ddl 117 di modifica alla legge regionale 41 del 2006 sul riordino del servizio sanitario regionale, è stato approvato al termine di una seduta segnata soprattutto dal futuro dell’ospedale del Ponente genovese e dalle garanzie per medici, infermieri e operatori sanitari. In aula il tema del San Carlo è stato il punto politicamente e concretamente più rilevante, insieme al chiarimento sulla qualifica di Irccs del San Martino e agli adeguamenti richiesti dopo le interlocuzioni con il Governo.

A illustrare la relazione di maggioranza è stato Marco Frascatore, consigliere regionale di Orgoglio Liguria-Bucci presidente e presidente della seconda commissione Sanità. Frascatore ha spiegato che il disegno di legge è finalizzato ad adeguare la legge regionale 41 del 2006 “al fine di evitare impugnazioni”, con modifiche pensate per garantire una maggiore corrispondenza del testo regionale alla normativa nazionale.

Il primo punto riguarda il San Martino. La norma chiarisce che la qualifica di Irccs, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, non è estesa all’intera Azienda ospedaliera metropolitana ma riguarda esclusivamente la sede dell’ospedale Policlinico San Martino, in relazione alle discipline di oncologia e neurologia.

Il secondo punto, quello più discusso in aula, riguarda invece il San Carlo di Voltri. Dal primo luglio 2026 è previsto il trasferimento delle funzioni di assistenza e dei servizi ospedalieri dall’Ospedale Evangelico Internazionale all’Azienda ospedaliera metropolitana. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è rafforzare l’integrazione dell’area ospedaliera metropolitana e garantire continuità all’attività del presidio.

Frascatore ha ricordato anche l’altra novità contenuta nel provvedimento, cioè l’attribuzione all’Area Liguria Salute di ATS Liguria del ruolo di stazione appaltante per le procedure di affidamento relative alla realizzazione dei nuovi ospedali. Il consigliere ha poi sottolineato il lavoro svolto in commissione, con la consultazione degli interlocutori istituzionali, delle categorie e delle rappresentanze sindacali.

Proprio sul personale del San Carlo si è concentrato l’emendamento presentato da Frascatore insieme a Federico Bogliolo, consigliere di Vince Liguria, approvato all’unanimità. La modifica prevede che dal primo luglio 2026 il San Carlo entri funzionalmente nell’Aom e che le retribuzioni dei lavoratori siano a carico dell’Azienda ospedaliera metropolitana, mentre il trasferimento giuridico effettivo del personale scatterà dal primo gennaio 2027. Nei sei mesi intermedi sarà previsto un percorso di accompagnamento e confronto con le organizzazioni sindacali.

È un emendamento molto importante che va incontro alle esigenze dei lavoratori emerse nell’ambito della commissione con tutti i sindacati”, ha spiegato Bogliolo. Il consigliere ha chiarito che i lavoratori “passeranno effettivamente e da un punto di vista giuridico alla Aom l’1 gennaio 2027”, ma che già dal primo luglio 2026 “ci sarà il pagamento delle retribuzioni e degli stipendi da parte della Aom”. Una fase che, ha aggiunto, può essere letta come una situazione di distacco funzionale, utile a garantire certezze economiche ai dipendenti e, allo stesso tempo, consentire il confronto sulle singole posizioni.

Bogliolo ha respinto l’accusa di un intervento tardivo, spiegando che la Regione aveva ricevuto la richiesta di procedere rapidamente per ragioni economiche legate alla gestione dell’ospedale San Carlo da parte dell’Evangelico. “Abbiamo interloquito anche negli ultimi giorni insieme ai sindacati e ai lavoratori, è emersa questa possibilità e abbiamo deciso di farla. È stato un ottimo segno di condivisione e di ascolto”, ha detto.

Anche Frascatore ha rivendicato il senso dell’intervento. “Il ddl 117 è da considerarsi come un adeguamento della legge regionale alla legge nazionale, necessario e previsto secondo gli accordi intercorsi tra il presidente della Regione Marco Bucci e il ministero”, ha affermato. Sul San Carlo, il presidente della commissione Sanità ha assicurato che il passaggio in Aom “non comporterà nessun tipo di problematica per i dipendenti e gli operatori sanitari”. Anzi, secondo Frascatore, l’emendamento consente di garantire “un percorso da luglio a gennaio” durante il quale i lavoratori potranno mantenere le condizioni precedenti e avere le interlocuzioni sindacali necessarie.

A rispondere in aula alle critiche delle opposizioni è stato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, che ha definito urgente la questione del San Carlo di Voltri, finora in gestione all’Ospedale Evangelico Internazionale. Secondo l’assessore, l’Evangelico ha rappresentato per iscritto l’impossibilità di continuare a sostenere i costi del presidio, rendendo necessario l’intervento della Regione.

Dal primo luglio il San Carlo entra di fatto all’interno dell’Azienda ospedaliera metropolitana”, ha spiegato Nicolò. L’assessore ha rassicurato medici, infermieri e operatori sanitari, sottolineando che i lavoratori “possono dormire sonni tranquilli” perché dal primo luglio lo stipendio sarà garantito e pagato dall’Aom nell’ambito del sistema sanitario regionale.

Nicolò ha precisato che dal primo luglio il personale sarà in comando all’Azienda ospedaliera metropolitana: gli oneri legati agli stipendi e alle funzioni saranno quindi a carico dell’Aom, sgravando l’Ospedale Evangelico di Castelletto da costi che, secondo la Regione, non era più in grado di sostenere. Il completamento formale dell’inquadramento lavorativo avverrà invece entro il 31 dicembre, insieme alle organizzazioni sindacali, con il passaggio giuridico dal primo gennaio 2027.

Quanto alla scelta di inserire il San Carlo nell’Aom, Nicolò ha parlato di una valutazione tecnica e funzionale. “Abbiamo ritenuto opportuno inserire l’ospedale San Carlo di Voltri all’interno dell’Azienda ospedaliera metropolitana perché è funzionale all’Azienda ospedaliera metropolitana”, ha detto. L’assessore ha poi rivendicato il ruolo del presidio del Ponente, ricordando che il San Carlo garantisce una produzione elevata di attività e prestazioni di media complessità: “Sono quelle più numerose, sono quelle che i cittadini ci chiedono. Vogliamo un’Azienda ospedaliera metropolitana che si dedichi certamente all’alta complessità, ma non dobbiamo, non vogliamo e non possiamo trascurare quelle strutture ospedaliere che per loro missione si sono sempre dedicate a fare grandi numeri sulla media complessità”.

L’assessore ha respinto anche l’accusa di un passo indietro sul tema Irccs. Secondo Nicolò, non c’è stato alcun ripensamento: la Regione avrebbe sempre considerato la qualifica di Irccs come valore aggiunto del Policlinico San Martino e non dell’intera Azienda ospedaliera metropolitana. Il ministero, ha spiegato, ha chiesto una precisazione perché la norma poteva essere interpretata diversamente. “Abbiamo fatto la precisazione e per il ministero va bene”, ha affermato, definendo prive di fondamento le osservazioni delle minoranze.

Nicolò ha poi toccato anche il tema del Gallino e del Micone, rispondendo alle critiche sul mancato inserimento di altri presidi nell’Aom. La scelta di lasciarli all’interno di ATS Liguria, ha spiegato, è legata alla volontà di non sguarnire l’area 3, dove i due ospedali svolgono un ruolo importante. “Il Micone e il Gallino sono importanti, strategici e funzionali al buon andamento della sanità dell’area 3 e alla continuità territoriale”, ha detto, respingendo l’idea di un depotenziamento.

Più duro il giudizio delle opposizioni, che hanno votato contro il disegno di legge pur condividendo l’emendamento sul personale. La relazione di minoranza ha sottolineato come, solo pochi giorni prima, la Giunta sostenesse l’urgenza del trasferimento del personale all’Aom dal primo luglio, mentre dalle audizioni richieste dalle opposizioni sarebbero emerse criticità occupazionali e contrattuali rilevanti, soprattutto per il personale non ancora stabilizzato e per alcuni lavoratori a tempo indeterminato.

Secondo la minoranza, l’emendamento approvato in commissione e poi in aula rappresenta una scelta di buon senso perché consente di rinviare al primo gennaio il trasferimento giuridico del personale e di aprire un percorso di confronto con sindacati e lavoratori. Ma resta, per le opposizioni, il dato politico: la Giunta Bucci avrebbe annunciato una soluzione come urgente e inevitabile per poi essere costretta a correggerla in pochi giorni. 

A intervenire per il Partito Democratico è stato Enrico Ioculano, vicepresidente della commissione Sanità e relatore di minoranza. “Il provvedimento non piace a nessuno”, ha detto in aula, attaccando la riforma sanitaria approvata a dicembre e ora corretta. Secondo Ioculano, il ministero della Salute avrebbe contestato alcuni punti rilevanti, a partire proprio dalla definizione dell’Irccs del San Martino. “Ve l’avevamo detto tutti che non era chiaro, perché esteso a settori a cui non può essere esteso, e il ministero così ve lo ha detto. Siete corsi ai ripari”, ha affermato. Sul San Carlo, Ioculano ha parlato di “buccismo” e ha criticato il metodo seguito dalla Giunta. Il nodo, secondo il consigliere dem, riguarda soprattutto il personale. “Come pensate di fare questo passaggio al primo luglio? Come si può pensare che non si riesca a mettere una trattativa per il passaggio?”, ha chiesto, sostenendo che senza l’emendamento almeno venti persone avrebbero rischiato di restare a casa.

Fuori dall’aula, il consigliere del Pd ha rincarato la dose. “Il presidente Bucci riforma una legge sul riordino del servizio sanitario che ha già riformato a dicembre, quindi corre ai ripari creando ulteriori situazioni di disagio”, ha detto. Secondo Ioculano, i problemi principali sono tre: le osservazioni del ministero della Salute sul provvedimento, la rappresentanza dei sindaci nella governance sanitaria e il metodo con cui la Regione avrebbe portato d’urgenza la riforma in aula, salvo poi modificarla all’ultimo minuto dopo le audizioni sindacali. “Per fortuna che le minoranze hanno chiesto le audizioni”, ha aggiunto Ioculano, sostenendo che proprio grazie a quel confronto sia emerso il rischio per alcuni lavoratori del San Carlo. “Questo metodo è molto preoccupante anche per il futuro”, ha concluso.

Nel mirino dell’opposizione anche il percorso complessivo della riforma sanitaria. Per Ioculano, la maggioranza avrebbe messo mano in modo troppo rapido a un sistema estremamente complesso. “Con Grattarola nella legislatura precedente abbiamo discusso sei mesi, se ne è parlato per un anno. Come si fa in un mese a portare avanti una riforma di questo genere? Le conseguenze le paghiamo ancora adesso”, ha detto.

Alle critiche del Partito Democratico si sono aggiunte anche quelle del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Per il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, il ddl 117 certifica "il fiasco della Giunta Bucci". Secondo Giordano, "se una riforma approvata pochi mesi fa deve già essere corretta per evitare l’impugnativa del Governo, il fallimento è chiaro". Il consigliere pentastellato ha contestato il metodo seguito dalla maggioranza, parlando di un provvedimento "scritto male, in fretta e senza i necessari approfondimenti" e respingendo la definizione di manutenzione tecnica.

Nel mirino del M5S soprattutto il futuro del San Carlo di Voltri. "Il caso del San Carlo è decisivo e non può essere trattato come una semplice funzione da trasferire", ha sottolineato Giordano, chiedendo "garanzie scritte sul mantenimento e sul potenziamento dei servizi, dei reparti, del pronto soccorso, dei posti letto e degli organici".

Bocciatura netta anche da Selena Candia e Jan Casella, rispettivamente capogruppo e consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che parlano di "sanità ligure nel caos" e di "un’altra toppa peggiore del buco". Per AVS, la riforma approvata a dicembre dal centrodestra viene modificata "prima ancora che diventi pienamente operativa", per rispettare gli accordi presi dal presidente Marco Bucci con il Governo e per evitare la bocciatura della Corte Costituzionale.

AVS denuncia inoltre il rischio di isolamento del Micone, che con l’uscita del San Carlo diventerebbe "l’unico presidio dell’ATS rimasto in tutto il Ponente genovese, da Sampierdarena a Voltri". A questo, secondo Candia e Casella, si aggiungono anche criticità operative per chi lavora nei presidi coinvolti, a partire dai sistemi informativi delle aziende che "non si parlano". Sul piano politico, i due consiglieri ricordano la presa di posizione di dodici Comuni liguri, che avrebbero chiesto ad ANCI Liguria lo stralcio delle norme e, in subordine, il ripristino di una Conferenza plenaria con parere vincolante sul Piano sociosanitario regionale. "Alla resa dei conti, questo è un provvedimento approvato per chiudere un problema politico con Roma, non per rispondere a un bisogno di salute della Liguria", concludono Candia e Casella.


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