Sul bando “Swim&Go”, la misura promossa da Regione Liguria per sostenere l’attività natatoria di base dei bambini, arriva la secca smentita della giunta regionale rispetto alle indiscrezioni su possibili esclusioni di delle famiglie liguri.
A chiarire è la vicepresidente di Regione Liguria con delega allo Sport Simona Ferro che ha voluto fare totale chiarezza sui requisiti e la gestione di FILSE.
"Tutte le richieste saranno soddisfatte, non c'è alcuna criticità legata alla valutazione del periodo temporale di durata dei corsi e la possibile interpretazione restrittiva era già stata superata da FILSE e dagli uffici regionali all’avvio della fase istruttoria delle istanze ad oggi pervenute", ha garantito Ferro. La polemica era nata sulla durata effettiva delle attività: "Alcuni corsi nuoto possono avere durata diversa a seconda dell’Associazione Sportiva che li organizza; pertanto, si fa riferimento alla durata della stagione sportiva individuata da ciascuna ASD/SSD, fermo restando la frequenza obbligatoria almeno del 75% delle lezioni".
Ad oggi, ha assicurato, nessuna domanda è stata respinta, ma per alcune si è semplicemente resa necessaria una richiesta di integrazione o chiarimento. Per evitare ulteriori disagi o confusioni derivanti da "comunicazioni infondate pubblicate su giornali o social", la Regione ha annunciato l'inserimento a breve di una FAQ dedicata proprio sul sito di FILSE.
LA DENUNCIA DELLE FAMIGLIE
Le rassicurazioni del Vicepresidente Ferro arriva all'indomani della denuncia delle famiglie, preoccupate per una nuova interpretazione dei requisiti di ammissibilità riguardanti la durata dei corsi.
Il bando, infatti, prevede alcune condizioni per accedere al voucher come la frequenza di almeno una lezione settimanale per un periodo minimo di nove mesi. Secondo quanto segnalato da alcune famiglie, però, Filse starebbe "interpretando questo requisito in modo particolarmente restrittivo, equiparando i nove mesi a un periodo di almeno 270 giorni solari".
Un criterio che, secondo i genitori coinvolti, non risulterebbe indicato in modo esplicito nel testo del bando e che rischierebbe di escludere dal rimborso anche corsi svolti regolarmente lungo l’intera stagione sportiva, da settembre a giugno.
È il caso, ad esempio, dei "corsi propedeutici organizzati dalla G.S.Aragno, svolti dal 15 settembre al 7 giugno, per una durata complessiva di 266 giorni": un’attività che copre di fatto dieci mensilità, ma che potrebbe non essere considerata ammissibile per il mancato raggiungimento della soglia dei 270 giorni. Una differenza di appena quattro giorni che, se confermata, avrebbe conseguenze concrete sulle famiglie che hanno sostenuto le spese confidando nella possibilità di accedere al voucher previsto dal bando nato proprio per alleggerire la pressione sui nuclei familiari e favorire la pratica sportiva di base attraverso un contributo fino a 500 euro per l’attività natatoria