Il Suq Festival si conferma uno degli appuntamenti più attesi dell’estate genovese, con circa 60.000 presenze e oltre 1.600 biglietti venduti per la rassegna “Il Teatro del dialogo”. La ventottesima edizione, diretta da Carla Peirolero e Bintou Ouattara, è stata una festa di dodici giorni, undici con il bazar delle botteghe artigiane e delle dieci cucine del mondo, più l’anteprima con Ascanio Celestini a bazar chiuso. Dal 13 al 24 giugno 2026 sotto il tendone di Piazza delle Feste al Porto Antico, si sono mescolate culture e lingue diverse, per un pubblico che a colpo d’occhio si presenta eterogeneo per età e origine. Uno specchio quanto mai realistico della Genova che cambia e che al Suq si sente a casa. L’accoglienza è cura, tratto distintivo di una manifestazione sempre più internazionale, salutata anche quest’anno dalla sindaca di Genova Silvia Salis.
Fra le ricche serate teatrali sul Palco del Suq, sul mare dell’Isola delle Chiatte e alla Claque, oltre all’anteprima con Ascanio Celestini, hanno riscosso un particolare successo “Under the flesh” del libanese Bassam Abou Diab, “Pas moi” di Diana Anselmo nella Lingua dei segni con didascalie per udenti, “La ragazza blu” dell’iraniana Sanam Naderi e lo spettacolo prodotto da Suq Genova Festival e Teatro “La ballata della donna e del soldato” con la parole del Bertolt Brecht meno note del “Dialogo di profughi” e dei diari autobiografici, interpretata da Carla Peirolero, Bintou Ouattara, Sara Cianfriglia e Irene Lamponi, con la regia di Eva Cambiale. I concerti sono stati applauditissimi, con folti gruppi di giovani fra il pubblico, in particolare la senegalese Oumy, la mozambicana Osvalda Nhacune, i francesi Bal O’ Gadjo e il gruppo genovese Alter Echo. Con loro e con tutti gli ospiti il Suq ha attraversato i confini, come indicava il titolo di questa edizione, per conoscere da vicino ciò che lo è sempre di più.
I sapori delle cucine, i colori delle botteghe e della scenografia di Luca Antonucci che tutto racchiude sin dal 1999, anno di fondazione del Suq Festival, come sempre si sono saldati all’anima civile della manifestazione, con l’attenzione verso le guerre, i popoli sofferenti, cioè i temi dell’attualità. Un confine attraversato con passione dai molto partecipati incontri dedicati ai libri “E ancora chiediamo perdono” di Loris De Filippi (Mondadori), “Ritratto di un’onesta utopia. La vita e l’eredità di Thomas Sankara” di Marco Aime (Bollari Boringhieri) e “La prima volta che siamo stati bianchi” di Maria Pace Ottieri (Sellerio). Il pubblico del Suq partecipa facendo domande, avvicinandosi agli autori, raccontando la propria storia, non solo ballando come tante volte ha fatto anche in questa edizione.
Partecipa anche con un’attenzione sempre più attiva e consapevole alle tematiche proposte da Ecosuq. Da anni il Suq è plastic free e ormai la richiesta è un bicchiere da riempire alla fontanella di acqua pubblica, non la bottiglietta monouso. Un buon segnale confermato dall’adesione alla raccolta differenziata e dalle pratiche di cittadinanza attiva: la raccolta di occhiali usati lanciata al Suq dall’Occhialeria Sociale ha fatto contare più di oltre 100 occhiati destinati al Progetto Malawi.
Il 28° Suq Festival si è chiuso a sorpresa con ZenaSwingers, musica nata dall'incontro tra comunità diverse che attraverso lo swing parla di inclusione, improvvisazione, dialogo e libertà. Ma è guardando sotto il palco, fra il pubblico di provenienze diverse che al Suq si uniscono per celebrare ogni anno il suo successo. Un risultato significativo per una manifestazione che si situa in un programma di iniziative cittadine sempre più ricco e vario, ma che non distoglie l’attenzione di chi ama e aspetta il Suq Festival. Arrivederci alla prossima edizione.