Attualità - 25 giugno 2026, 09:07

Carcere di Marassi, il grido d'allarme del Sappe: "Polizia Penitenziaria abbandonata a se stessa"

Il sindacato denuncia carenze di organico, strutture fatiscenti e crescenti rischi per la sicurezza. Nel mirino anche il fallimento dell'accorpamento amministrativo con il Piemonte: "Servono interventi urgenti"

"La situazione vissuta quotidianamente dal personale di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Genova Marassi è ormai divenuta insostenibile e rappresenta il sintomo evidente di un malessere diffuso che non può più essere ignorato". È la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che torna a puntare i riflettori sulle gravi criticità che interessano il principale istituto penitenziario ligure.

A farsi portavoce delle istanze del personale è il Segretario Nazionale del SAPPE per la Liguria, Vincenzo Tristaino, che evidenzia come "gli appartenenti al Corpo operino ogni giorno in condizioni estremamente difficili, caratterizzate da sovraffollamento detentivo, carenze di organico, carichi di lavoro sempre più gravosi e strutture che, in molti casi, non garantiscono adeguati standard di sicurezza e vivibilità".

"Parliamo di agenti che assicurano con professionalità e senso dello Stato l'ordine e la sicurezza all'interno del carcere – prosegue Tristaino – ma che troppo spesso si trovano a lavorare in ambienti inadeguati, privi di climatizzazione, con arredi deteriorati, postazioni di servizio ricavate in spazi di fortuna e persino senza servizi igienici dedicati. A ciò si aggiungono le condizioni precarie della caserma agenti, che per molti colleghi rappresenta la propria abitazione e che necessita di urgenti interventi manutentivi e strutturali".

"La situazione di Marassi non nasce oggi e, anzi, si è progressivamente aggravata negli ultimi anni. Un elemento che ha certamente inciso negativamente è stata la riforma dell'Amministrazione penitenziaria del 2015, che ha accorpato la Liguria al Piemonte e alla Valle d'Aosta trasferendo la sede del Provveditorato Regionale a Torino. A distanza di oltre un decennio, il bilancio di quella scelta appare tutt'altro che positivo: la formula dei cosiddetti 'Distaccamenti' si è rivelata inefficiente sotto il profilo organizzativo, i costi di gestione sono aumentati a causa dei continui spostamenti tra territori molto diversi e Genova è rimasta l'unica Città Metropolitana italiana a non ospitare una sede di Provveditorato. Una situazione che ha inevitabilmente determinato un allontanamento dei centri decisionali dalle realtà operative liguri, con ripercussioni evidenti sulla tempestività degli interventi e sulla capacità di dare risposte concrete alle esigenze del personale e degli istituti penitenziari della regione", conclude Tristaino.

Il SAPPE denuncia, inoltre, le criticità che riguardano la sicurezza dell'istituto, con finestre e griglie danneggiate che favorirebbero l'introduzione dall'esterno di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti non consentiti, aggravando ulteriormente il lavoro della Polizia Penitenziaria e aumentando i rischi per l'ordine interno.

Ferma anche la presa di posizione del Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, che esprime pieno sostegno alle denunce provenienti dal territorio: "Da troppo tempo, il personale di Polizia Penitenziaria di Marassi continua a garantire il funzionamento dell'istituto nonostante condizioni operative e logistiche che meritano ben altra attenzione da parte dell'Amministrazione. Non si tratta di semplici problematiche manutentive, ma di questioni che incidono direttamente sul benessere del personale, sull'efficienza dei servizi e sulla sicurezza complessiva del carcere". 

"L'esperienza dell'accorpamento Liguria-Piemonte-Valle d'Aosta merita una seria riflessione – afferma Capece –. I fatti dimostrano che la centralizzazione delle funzioni a Torino non ha prodotto i risultati auspicati e che le peculiarità del sistema penitenziario ligure richiedono una presenza amministrativa più vicina al territorio. Non è accettabile che Genova, città sede di importanti istituti penitenziari e unica Città Metropolitana italiana senza un Provveditorato, continui a subire le conseguenze di una scelta organizzativa che, a distanza di anni, non ha garantito né maggiore efficienza né migliori servizi per il personale e per l'Amministrazione".

"Le donne e gli uomini del Corpo – conclude il leader del SAPPE – svolgono quotidianamente un lavoro delicatissimo al servizio dello Stato e della collettività. Meritano rispetto, ascolto e risposte concrete. Per questo chiediamo al Provveditorato Regionale e all'Amministrazione Penitenziaria interventi immediati, programmati e verificabili, affinché vengano finalmente risolte criticità segnalate da anni e che oggi non sono più rinviabili".

Redazione