ROMA (ITALPRESS) - Tra giugno e luglio 2026, lo yen giapponese ha toccato il livello più basso degli ultimi decenni. Un cambio di circa 162,5 yen per dollaro non si registrava da oltre quarant'anni, dai tempi degli Accordi del Plaza del 1985. La marcata svalutazione della valuta giapponese rappresenta un'opportunità o un rischio per l'economia del Paese? E' questo il quesito, di particolare rilevanza in una fase in cui gli squilibri delle bilance commerciali sono tornati al centro del dibattito internazionale, e con essi l'ipotesi di nuovi accordi per la svalutazione del dollaro Usa (questa volta non tanto rispetto allo yen, bensì rispetto al RMB cinese) - a cui è dedicato il nuovo report Fucino Flash, dal titolo "Reverse Plaza? La debolezza dello yen e le sue implicazioni", dell'Ufficio Studi di Banca del Fucino, diretto da Vladimiro Giacchè. Emerge come il Giappone deve proseguire nella normalizzazione dei tassi di interesse, ma il processo è complesso. Nonostante ciò la Banca del Giappone mantiene un forte controllo sui mercati valutari e obbligazionari, dispone di ampie riserve e il Paese beneficia di un saldo positivo delle partite correnti. In definitiva, è solo nel breve termine, secondo lo studio i cui autori sono Vladimiro Giacchè e Michele Tonoletti - che la svalutazione dello yen potrebbe rivelarsi un beneficio in termini complessivi, attraverso l'impulso impresso all'export e agli utili delle società giapponesi. Su un orizzonte temporale più ampio, invece, concludono gli autori, "il riassetto in corso costringerà il Giappone a ricercare nuovi equilibri e nuove strategie di gestione del proprio enorme debito perchè sul lungo termine i soli interventi correttivi una tantum della BoJ sul mercato dei cambi non saranno sufficienti a governare la trasformazione in atto".- foto ufficio stampa Banca del Fucino -(ITALPRESS).