Si, perchè il Lotto è un'invenzione genovese nata tra il Quattrocento e il Cinquecento, all'epoca di Andrea Doria; all'origine non c'era nulla che assomigliasse al gioco numerico che conosciamo oggi ma era più simile a una pratica politica dove i genovesi scommettevano sull'elezione dei membri dei Serenissimi Collegi, individuando quali tra centoventi nobili sarebbero stati sorteggiati per ricoprire cinque posizioni di prestigio.
Ad oggi il lotto è uno dei giochi più popolari di tutto il contesto italiano, tanto che è presente su praticamente tutti i migliori casino online disponibili sul territorio nazionale; ripercorriamo però la storia e il suo legame, spesso dimenticato, con la cultura locale esemplificata dalla canzone d’autore regionale.
Come si passa da centoventi nobili a novanta numeri?
Il passaggio decisivo nella storia del Lotto avviene nel momento in cui il numero di nobili che si potevano candidare al governo della repubblica marinara passa da centoventi a…novanta, esattamente come nel gioco che conosciamo al momento. Con il passare degli anni, poi, i nomi si trasformano progressivamente in numeri e il gioco diventa di estrazione popolare: quello che era nato come un modo informale per scommettere sull'esito di elezioni politiche locali diventa un vero e proprio gioco numerico, sempre più slegato dal contesto istituzionale che lo aveva generato.
La svolta ufficiale arriva nel 1620, quando il “Lotto” diventa realtà venendo ufficialmente regolamentato dal governo Genovese; tale passaggio ne sancisce il riconoscimento formale e apre la strada alla sua diffusione ben oltre i confini della Repubblica marinara.
La diffusione del gioco lungo tutta la penisola ancora non è perfettamente chiara ma non è importante ai fini del discorso; ad oggi non c’è televisore che almeno una volta non abbia riprodotto il lotto o monitor che non abbia visualizzato i suoi numeri, diventando una certezza in piattaforme per il gioco online e casino live.
Quando il lotto diventa cultura
Il legame tra Genova e il Lotto non si esaurisce nella sola invenzione del gioco: la città ha continuato a raccontare se stessa, i propri riti e le proprie tradizioni popolari, attraverso una delle scene musicali più importanti della storia italiana, quella della cosiddetta scuola genovese sviluppatasi a partire dagli anni Sessanta del Novecento.
Cantautori come Fabrizio De André e Bruno Lauzi hanno dedicato larga parte della propria produzione artistica alla narrazione della città natale, utilizzando spesso anche la lingua ligure in brani ormai entrati nell'immaginario collettivo come "La città vecchia" o "Via del Campo".
C’è però una canzone che, attraverso un racconto urbano leggero e affettuoso, arriva a cantare proprio del gioco a Genova: Il Gioco della Vita. In questo brano il paroliere Genovese paragona le emozioni che si provano durante il gioco d’azzardo con alcune delle emozioni che si possono provare in vita, il tutto con la caratteristica eleganza che ha accompagnato il lungo percorso artistico del recentemente scomparso artista.
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