"Siamo sbigottiti da un comunicato spot alla vigilia della sentenza".
Non si è fatta attendere la risposta dei familiari delle vittime del Ponte Morandi alla lettera aperta con cui l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, ha chiesto scusa a nome della società per il tragico crollo del 14 agosto 2018. A poche ore dalla lettura della sentenza di primo grado del processo, prevista per domani, giovedì 16 luglio, Egle Possetti, presidentessa del Comitato Ricordo Vittime, ha diffuso una nota ufficiale che respinge con forza le tempistiche e i modi della comunicazione dei vertici societari. I familiari non nascondono lo sconcerto di fronte a un gesto definito tardivo e palesemente condizionato dall'imminente pronunciamento dei giudici.
"Siamo sbigottiti di leggere stamattina sui giornali nazionali un comunicato dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana che chiede scusa a nome della società per la strage del Ponte Morandi. Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno", ha chiosato Possetti concentrando l'attenzione principalmente sulle tempistiche del messaggio, diffuso dopo oltre un anno dall'insediamento di Giana alla guida del Gruppo e precisamente a ventiquattro ore dal verdetto giudiziario: "Domani sarà nota la sentenza di primo grado, emessa dal collegio giudicante, ed oggi dopo oltre un anno alla guida della società l’amministratore delegato chiede scusa per il passato, evidenziando quanto sia diversa l’attuale composizione societaria, quanto sia cambiata, ecc.".
Secondo il Comitato, quello di oggi non è un caso isolato, bensì la conferma di un preciso schema comunicativo adottato dai manager che si sono succeduti ai vertici di ASPI dopo il disastro. Possetti traccia un parallelismo con il passato recente: "Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’AD Tomasi pressato dalla giornalista durante un’intervista presso l’emittente genovese Primocanale, oggi le sentiamo dal nuovo AD pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli AD di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi".
I parenti delle 43 vittime ricordano come il pentimento avrebbe dovuto avere tutt'altra dignità e tutt'altri tempi: "Le scuse, come ben sapete, dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece, i nuovi amministratori che via, via si apprestano a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominati, spiegando però insieme alle scuse il loro piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano occorrono sempre i fatti conseguenti".
La nota del Comitato tocca poi un punto cruciale, ovvero la nuova natura societaria di ASPI, oggi controllata dallo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti (CDP): "La società è in parte pubblica e deve essere in grado di fare reale prevenzione, a maggior ragione perchè ne possiedono una cospicua parte i cittadini, per tramite CDP. Vedremo se i piani attuali di rinnovamento saranno proficui per la sicurezza, lo vedremo solo fra qualche anno, invito il nuovo AD a continuare a lavorare in questo senso, noi siamo preoccupati per la sicurezza, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata".
Da qui nasce la richiesta di una totale trasparenza nei confronti della collettività, che ha il diritto di conoscere come l'azienda intenda operare concretamente per evitare nuove tragedie: "Credo che i cittadini debbano conoscere nel dettaglio i piani della società per il miglioramento delle performance di prevenzione, sicurezza ed efficacia dell’infrastruttura, se volessero renderli noti nello specifico e con trasparenza renderebbero certamente un ottimo servizio pubblico".
In conclusione, Possetti rivolge ai vertici di Autostrade per l’Italia un suggerimento strategico che suona come un severo monito sulla gestione delle relazioni pubbliche e umane con la città di Genova: "Umilmente mi permetto di dare un piccolo consiglio, dovrebbero anche provare a ricercare dei metodi comunicativi più efficaci, penso non sarebbe una cattiva idea. Una buona comunicazione unita a fatti concreti consentirebbe di acquisire nel tempo credibilità e renderebbe inutile emettere comunicati spot di scusa".