Una nuova aggressione ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria si è verificata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Martino di Genova. L’episodio è avvenuto giovedì 16 luglio durante un servizio di piantonamento.
Secondo quanto riferito dal Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, a colpire il poliziotto sarebbe stato lo stesso detenuto ricoverato nella struttura sanitaria già protagonista, nei giorni precedenti, di analoghi episodi di violenza contro il personale del Corpo.
L’agente è stato raggiunto da un violento pugno al volto ed è stato successivamente sottoposto alle cure dei sanitari. Ha trascorso la notte in osservazione e ha ricevuto una prognosi di cinque giorni.
A denunciare quanto accaduto sono il segretario generale del Sappe, Donato Capece, e il segretario regionale della Liguria, Vincenzo Tristaino.
“Così non si può più lavorare. È semplicemente inconcepibile che lo stesso detenuto continui ad aggredire ripetutamente gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria senza che venga individuata una soluzione definitiva. Ogni giorno i nostri colleghi rischiano l’incolumità fisica nello svolgimento del proprio servizio, mentre lo Stato, a cominciare dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Torino, che gestisce anche la Liguria penitenziaria con scarsissimi risultati, continua a non offrire risposte adeguate”, affermano Capece e Tristaino.
Per il sindacato, l’episodio rappresenta il simbolo delle difficoltà dell’attuale sistema di gestione dei detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche. Il Sappe torna quindi a chiedere la presenza di strutture specifiche, arrivando a invocare la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
“La chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, senza una reale riorganizzazione del circuito penitenziario e sanitario, si è rivelata un errore gravissimo. Le Rems non sono state in grado di assorbire tutte le situazioni di particolare complessità e il risultato è che il disagio psichiatrico è stato scaricato sulle carceri e sugli uomini della Polizia Penitenziaria, che non sono medici, non sono infermieri e non possono essere lasciati soli a gestire persone con gravi disturbi mentali”, proseguono i rappresentanti sindacali.
Secondo Capece e Tristaino, questa situazione provocherebbe quotidianamente aggressioni, danneggiamenti ed emergenze, mettendo a rischio sia gli operatori sia gli stessi detenuti che avrebbero bisogno di cure specialistiche.
“Occorre il coraggio di ammettere che il sistema attuale non funziona. Servono strutture dedicate, personale sanitario specializzato e un circuito realmente idoneo alla gestione dei detenuti psichiatrici. Continuare a far finta di nulla significa esporre ogni giorno il personale dello Stato a rischi gravissimi”.
Il Sappe rivolge infine un appello al ministro della Giustizia e ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria affinché vengano adottati provvedimenti urgenti.
“È il momento di intervenire con decisione. Basta aggressioni, basta impunità, basta scaricare sulla Polizia Penitenziaria responsabilità che non le appartengono. Chi governa il sistema penitenziario deve assumersi le proprie responsabilità e restituire sicurezza agli istituti e ai servizi di piantonamento. I nostri poliziotti non sono carne da macello. Meritano rispetto, tutela e strumenti adeguati a lavorare in sicurezza”, concludono Capece e Tristaino.