Politica - 20 luglio 2026, 18:34

Durante il presidio per Carlo Giuliani, FdI attacca: "Palazzo Ducale ostaggio della propaganda politica"

Alessandra Bianchi punta il dito contro l'amministrazione Salis e il silenzio della maggioranza: "Nessuna presa di distanza da violenza verbale e intimidazioni"

Mentre in piazza Alimonda è in corso il presidio "Per non dimentiCarlo", organizzato nel 25° anniversario della morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova del 2001, arriva l'intervento della capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale, Alessandra Bianchi, che critica duramente l'amministrazione comunale e le iniziative legate alle commemorazioni.

"Siamo sgomenti che questa Amministrazione abbia accettato che Palazzo Ducale venisse trasformato in uno spazio di propaganda politica di parte, che parla soltanto alla galassia antagonista della sinistra extraparlamentare, alimentando tensioni e fomentando un clima d’odio pericoloso. Dopo il gravissimo “vi abbiamo appesi per i piedi a testa in giù già una volta”, le offese della consigliera Ghio, il dito medio della consigliera Tassara nei confronti dei genovesi impegnati in una manifestazione regolarmente autorizzata, la violenza verbale del consigliere Kaabour e il comportamento tenuto da Riccardo Rudino, esponente del CALP e di Genova Antifascista, nei confronti di un consigliere di Fratelli d’Italia, ci saremmo aspettati una presa di distanza chiara e inequivocabile da parte del Sindaco, della giunta e di tutta la maggioranza. Invece continuiamo ad assistere a un silenzio assordante".

La capogruppo di Fratelli d'Italia richiama quindi il ruolo delle istituzioni, criticando l'atteggiamento dell'esecutivo comunale: "Chi governa una città ha il dovere di abbassare i toni: suona quindi quantomeno contraddittorio che il vicesindaco richiami tutti alla moderazione in aula, salvo poi essere il primo a smentire quei richiami con i propri comportamenti. L’impressione è sempre più evidente: questa giunta appare condizionata dalle componenti più ideologiche della propria coalizione e preferisce non scontentare una parte del proprio elettorato piuttosto che affermare con chiarezza un principio semplice: anche la violenza verbale, l’intimidazione e i richiami alla giustizia sommaria non devono trovare alcuna legittimazione. Da qualunque parte provengano" conclude Bianchi.

Redazione


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