“Il Male Summer Tour 2026”, il tour estivo che gli Zen Circus stanno portando in giro per l’Italia, arriverà anche a Genova mercoledì 22 luglio al Balena Festival. Un’estate al Male, come scherzano gli stessi artisti facendo riferimento al loro ultimo disco di inediti intitolato, appunto, Il Male, che è arrivato dieci anni esatti dopo La terza guerra mondiale, album che di fatto ha consacrato e segnato la svolta nella storia della band. Ne abbiamo parlato con Ufo, all’anagrafe Massimiliano Schiavelli, bassista della band, che si è raccontato senza filtri, tra ricordi genovesi e aneddoti dal tour europeo, sempre con il sorriso.
Per il Circo Zen, quella sotto la Lanterna non è mai una data come le altre: “Genova ha sempre polarizzato la nostra attenzione, fin dagli esordi, proprio nel pieno del periodo degli ‘scappati di casa’ - racconta Ufo -. A volte uscivamo apposta dall’autostrada per venire qui, magari tornando dal Piemonte: deviavamo solo per farci una passeggiata e mangiare un panino”. Un legame che, con gli anni, si è dovuto adattare a tour più organizzati e con meno margine per le deviazioni improvvisate, ma che resta vivo nella memoria del gruppo: “Adesso non possiamo più permetterci di portarci dietro tutta la squadra per fare certe deviazioni, però ci è rimasto questo ricordo pazzesco. Ogni volta che passavamo dicevamo: ‘Usciamo? Andiamo al porto a fare un giro’. Abbiamo sempre avuto un legame molto forte con questa città”. A conquistarli è stata anche la complessità della città, la sua caoticità: “Ci sono un miliardo di ricordi: dai lanci di oggetti che ci siamo presi davanti al Jack Masaniello alle mille pazzie vissute qui. E poi c'è il palco del Balena Festival, con le navi che passano dietro al palco: secondo me è uno degli sfondi più belli che ci siano”.
Tra gli elementi che rendono gli Zen Circus uno dei gruppi più amati c'è proprio la capacità di azzerare le distanze con il pubblico, conservando l'attitudine degli inizi. “Ho inventato questo copy che mi piace tanto: I am the audience. Ci ho sempre creduto - spiega il bassista -. Ho cominciato a suonare perché andavo a vedere altra gente che suonava. Anche la nostra formazione nasce dal fatto che siamo cresciuti in certi tipi di contesti, dove la distanza è veramente minima. Al centro sociale dovevi arrivare e dare una mano, si cenava insieme: per noi la musica non è mai stata staccata dall'alto, come un grande evento, ma è sempre stata un evento collettivo che si organizza e si fa insieme”.
Un imprinting rafforzato dalla gavetta come musicisti di strada: “Sei veramente al livello del pubblico, letteralmente al livello stradale. Da lì mi è nata questa idea di I am the audience. Le nostre canzoni devono poter essere riprodotte anche sulla spiaggia, con una chitarra e basta: io ho sempre creduto in questo. Finché facciamo roba che chiunque può risuonare sulla spiaggia, mi sembra un modo per tenere le cose a un certo livello”. Il discorso va oltre le canzoni: “Tutto il nostro stile è così, è diretto, è come siamo noi. Forse ci viene riconosciuto più di tanti altri meriti proprio questo, essere noi e basta, senza discorsi sopra. Anche con gli sbagli, con le cazzate, con le cose goffe che abbiamo fatto: tutto quello che è la persona, alla fine, viene fuori”.
Prima del tour estivo, Ufo, Appino e Karim hanno celebrato i dieci anni de La Terza Guerra Mondiale con un tour europeo speciale di otto date in dieci giorni tra Lugano, Monaco, Berlino, Parigi, Bruxelles, Londra e Barcellona. “Abbiamo deciso di fare una cosa un po' controcorrente, un anniversario un po’ diverso, anche per non rompere le scatole in Italia, e che ci permettesse di frequentare ambienti completamente diversi, farci ancora la vecchia furgonata assassina come una volta”, seppur con qualche accortezza in più: “Con l'età che abbiamo, rispetto a un tour fatto dieci anni fa, abbiamo cercato di viverlo in maniera un po' meno sbagliata… però ne siamo usciti benissimo”. A sorprendere Ufo è stata soprattutto la risposta del pubblico locale, al di là della folta presenza di expat italiani: “A ogni data io chiedevo quanti autoctoni ci fossero. Alzavano la mano e noi chiedevamo scusa, perché poi avrebbero dovuto sorbirsi due ore di cazzate in italiano e probabilmente erano stati trascinati lì da qualche amico. Alla fine, invece, no: si avvicinavano tutti alla band e abbiamo ricevuto grandi attestati di interesse anche dall'estero”. Un ricordo su tutti lo ha colpito particolarmente: “Mi piace segnalare la coppia in Spagna che si è fatta 500 chilometri in macchina perché ci aveva visto su YouTube e voleva vedere la band dal vivo. Questa è una cosa che mi ha toccato molto”.
Il tour europeo, però, non è stato privo di imprevisti: a metà percorso Karim è dovuto rientrare per un grave problema familiare. È stato in quel momento che è scattata la solidarietà sottopalco: “È venuto Michele dei Ministri, amico di una vita, che ha imparato ventuno brani in un giorno e che ha proseguito il resto del tour con noi. È nata questa favoletta di amicizia e fratellanza fra band, un aneddoto molto particolare”.
Nonostante un'estate particolarmente affollata di eventi e complicata per molti operatori del settore, per la band toscana le cose stanno andando a gonfie vele: “Non possiamo che essere contenti: sta andando tutto strabene, siamo felicissimi. La gente viene e si diverte da matti”. Anche sul piano logistico non mancano le difficoltà, tra il caldo e la mole di date da gestire: “È anche difficile logisticamente: è un'estate in cui per i tecnici si bloccano le macchine, si fondono le pedaliere per caldo… e poi c'è una quantità immane di eventi. Però noi stiamo facendo un ottimo cammino”.
E alla domanda se al Balena ci sarà spazio anche per il consueto "canotto", ormai un classico delle serate live della band per il rito del crowd surfing, Ufo risponde ridendo: “Non lo so, perché è successo un casino: il maestro Pellegrini (chitarrista che accompagna il gruppo negli spettacoli live, n.d.r.) è stato trovato positivo al doping e la federazione italiana canottieri lo ha squalificato fino al 2027. Mannaggia. Bisognerà capire che tipo di performance ci sarà”. Ma, per chi ancora non conoscesse la band, magari perché li ha visti solo a Sanremo o li ha sentiti nominare senza conoscerne bene la storia, come li presenterebbe Ufo in vista del concerto di mercoledì? “Ci fecero questa domanda nel 2001, anzi, ci dipinsero così: degli "scappati di casa" che si erano buttati nella mischia. Nel 2026 gli Zen sono ancora ufficialmente gli scappati di casa, che però si sono montati la testa perché la gente gli dà retta”, dice ridendo, per poi aggiungere: “Tante persone, quando vengono a vedere il live, si convincono davvero. Oppure vengono perché ce li porta un amico, senza sapere bene cosa aspettarsi, e poi dal vivo si prendono bene”.