Attualità - 27 luglio 2026, 08:00

Al cuore dell’aumento Tari: costi di gestione elevati, mancanza di un impianto di fine ciclo, differenziata al palo

Perché la tassa sui rifiuti rincara vertiginosamente anno dopo anno? La situazione di Amiu va letta a trecentosessanta gradi. E non è certo delle più rosee

Costi di gestione troppo elevati, adeguamento contrattuale del personale, qualche errore strategico, mancati investimenti rispetto alla chiusura del ciclo della raccolta indifferenziata. Le difficoltà economiche di Amiu sono figlie di un combinato disposto di fattori, dove si sono fatte sentire anche alcune scelte politiche degli anni passati, quando si è cercato di neutralizzare il più possibile, e con ogni mezzo a disposizione, l’aumento della Tari

Oggi i margini sono tutti esauriti, la coperta non solo è corta, ma è definitivamente sparita e l’unica soluzione per mantenere in piedi l’azienda era quella di mettere le mani in tasca ai cittadini. 

L’extrema ratio, la più odiosa e la più difficile, per una tassa, quella sui rifiuti, che è già la più invisa alla popolazione, anche perché spesso la città è percepita come sporca, poco curata e assolutamente non nel decoro che meriterebbe. 

Nella redazione del Piano Economico Finanziario, Amiu ha dovuto tenere conto di questo quadro complesso, ed ecco perché è giunta a chiedere ad Arlir, l’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti, di applicare il massimo previsto per l’aumento della Tari, ovvero il 6,7%. 

Il Comune di Genova, attraverso una parte degli introiti della tassa di soggiorno, è riuscito a scendere al 5,7% di rincaro, ma il conto rimane comunque salato. Per ripercorrere la situazione attuale, occorre andare indietro ad almeno due anni fa: Arera, ovvero l’Autorità di Regolazione per EnergiaReti e Ambiente, che stabilisce il metodo tariffario che i comuni devono utilizzare per il calcolo della tassa sui rifiuti, aveva autorizzato un aumento della Tari sino al 9%. Amiu, già in quel momento in grossa difficoltà, aveva proposto il 7%, ma alla fine - per precisa scelta politica dell’amministrazione di quel tempo - ogni rincaro era stato neutralizzato. 

Come? Un po’ pescando dal tesoretto stesso di Amiu, un po’ ipotizzando in maniera ottimistica alcune poste di bilancio, tra cui quella legata al recupero dell’evasione. Quel Pef (Piano Economico Finanziario) passato dal 7% allo 0% di aumenti non venne firmato da nessun dirigente di Amiu, ma fu ugualmente approvato dal Cda. 

La Tari non rincarò, ma i problemi, amplificati, vennero semplicemente spostati agli anni successivi. E così, ai giorni d’oggi, Amiu non ha più nessun tesoretto da poter attingere. Nel frattempo, è lievitato il costo del personale per via del doveroso aumento contrattuale e sono saliti i costi per portare la spazzatura fuori Genova agli impianti di smaltimento (soprattutto, è esploso il prezzo del gasolio, che ha fatto rimbalzare tutta questa spesa almeno del 40%). 

Ecco perché Amiu ha alzato bandiera bianca e ha chiesto ad Arlir e, di conseguenza, anche al Comune, il massimo dell’aumento. Servono tra gli otto e i dieci milioni di euro, per evitare che l’azienda vada in crisi, e solo l’aumento della Tari può salvare la situazione. Il tutto senza contare i costi della discarica di Scarpino, che andranno considerati anche negli anni a venire, quando il sito non sarà più operativo ma si dovrà, in ogni caso, continuare a doverlo gestire in termini di inertizzazione. E qui si apre un altro fronte: è vero che il gasolio è aumentato, ma non si è mai pensato, sinora, a una vera alternativa su Genova per gestire la frazione indifferenziata e, per quanto riguarda quella differenziata, l’unico investimento recente (con i fondi del Pnrr) è stato fatto per l’impianto di via Sardorella, che tratta il multimateriale (plastica e lattine). 

Anche lo studio chiesto alla società di consulenza Ramboll spiega chiaramente che senza impianti di fine ciclo Amiu è destinata a non stare in piedi e l’unica possibilità è l’aumento della Tari. Che, scenari economici alla mano, non sarà quindi solo per il 2026, ma finirà per essere progressivo anche per il futuro. Pesa la mancanza a Genova - via Sardorella a parte - non solo dell’impianto di fine ciclo, ma anche dell’impianto intermedio. Pesa la mancanza di un progetto di ampio raggio per Scarpino, come quello di un Tmb, tante volte annunciato ma mai realizzato. 

Osservazioni rimarcate anche dalle organizzazioni sindacali, che spiegano: “Oggi l’azienda per rientrare da questa delicata situazione dei conti ha intrapreso misure emergenziali di contenimento dei costi bloccando il turn over, siamo a meno 150 unità, azzerando lo straordinario e tagliando del 17% le assunzioni estive. Scelte che hanno certamente ridotto i costi ma altrettanto hanno gravato sui carichi di lavoro e inevitabilmente sull’erogazione del servizio”. I sindacati però parlano chiaro: “Il rinnovo dei contratti di lavoro è un diritto costituzionale e non consentiremo che venga strumentalizzato come motivazione dell’aumento dei costi”.