Il mercato del poker online in Italia ha attraversato una trasformazione profonda nell'arco di vent'anni, legata principalmente all’evoluzione del quadro normativo di riferimento. In questo articolo vedremo brevemente la storia di questo gioco e del suo inquadramento in Italia, cercando di capire meglio come lo Stato ha cercato di regolamentare il gioco d’azzardo nel tentativo di promuovere un approccio più informato e responsabile.
Fino al 2006, il mercato non aveva regole
All'inizio degli anni 2000, il gioco online in Italia operava in una zona grigia. Operatori stranieri raccoglievano scommesse e gestivano tavoli di poker rivolti a giocatori italiani senza alcuna supervisione nazionale, spesso muniti di licenze di altri stati membri dell'UE o di giurisdizioni offshore, in alcuni casi privi di qualsiasi autorizzazione, come documentato nella tesi "Gioco online: analisi del mercato italiano" pubblicata dal Politecnico di Milano nel 2011.
Nel 2006 tutto cambia con il Decreto Bersani
La svolta arrivò con il Decreto Legislativo 4 luglio 2006, n.223, noto come Decreto Bersani, convertito nella Legge 248 dello stesso anno. Secondo quanto riportato da Diritto nell'analisi dell'evoluzione normativa del gioco d'azzardo in Italia, il decreto permise per la prima volta agli operatori esteri di accedere al mercato italiano attraverso un sistema di concessioni rilasciate dall'AAMS.
Secondo l'analisi pubblicata su Gnosis, rivista dell'intelligence italiana, l'obiettivo era canalizzare la domanda dentro un circuito legale, tassabile e monitorabile, piuttosto che lasciarlo nelle mani di piattaforme non autorizzate. I risultati fiscali furono immediati: dalla sola assegnazione delle nuove concessioni, lo Stato incassò circa 430 milioni di euro a fronte dei 140 previsti.
Nel 2009 vengono legalizzate le poker room online
Un passaggio ulteriore avvenne con il Decreto Legislativo 28 aprile 2009, n.39, noto come Decreto Abruzzo, che estese l'offerta regolamentata con la legalizzazione delle poker room online e i giochi di carte in modalità cash, vale a dire partite singole con denaro reale, non solo tornei, come riportato da Diritto.
Il periodo tra il 2009 e il 2011 fu caratterizzato da una crescita del mercato e da una parallela incertezza regolamentare sul poker live nei circoli privati, questione che la FIGP documentò come oggetto di interpretazioni divergenti da parte delle diverse Questure territoriali fino alla sentenza della Corte di Cassazione del 2012 che dichiarò il poker live gioco lecito.
Tra il 2011 e il 2012 si consolida il sistema delle concessioni
Nel 2011 l'AAMS rilasciò nuove concessioni per l'esercizio del gioco online, ampliando significativamente la platea degli operatori autorizzati, e nello stesso anno il Decreto Legislativo 138/2011 liberalizzò ulteriormente il gioco online, mentre la Legge 148/2011 conferì all'AAMS maggiore autonomia operativa.
Il 2012 portò il Decreto Balduzzi, che riconobbe per la prima volta il gioco d'azzardo patologico come questione sanitaria, introducendo obblighi informativi sui rischi e il divieto di accesso ai minori con sanzioni inasprite, secondo Diritto. Nello stesso anno, la fusione tra AAMS e Agenzia delle Dogane diede origine all'attuale ADM.
La segregazione delle liquidity e i suoi effetti
Una delle caratteristiche strutturali del mercato italiano del poker online è la segregazione delle liquidity, ovvero la separazione dei giocatori italiani dai pool internazionali degli stessi operatori. Questa disposizione, in vigore dal 2011, impedisce ai giocatori su piattaforme concessionarie italiane di sedersi agli stessi tavoli dei giocatori su piattaforme estere del medesimo operatore.
La questione è rimasta aperta nel dibattito regolatorio italiano, con posizioni divergenti tra operatori favorevoli all'apertura e altri interessati a mantenere il mercato chiuso, come documentato nell'interrogazione parlamentare.
Il D.lgs. 41/2024: il Testo Unico e la concentrazione del mercato
La riforma più recente e strutturale è il Decreto Legislativo 25 marzo 2024, n.41, in vigore dal 4 aprile 2024, che ha sostituito il precedente sistema di concessioni frammentate con una concessione unica valida per tutti i tipi di gioco online, della durata massima di nove anni e non rinnovabile. Il costo è salito a 7 milioni di euro in due tranche, contro i circa 300.000 euro del regime precedente.
Il risultato è stata una drastica selezione del mercato: da circa 400 operatori e skin attivi (con questo termine si indicano siti differenti gestiti dallo stesso operatore), il numero si è ridotto a 52 concessioni operative a novembre 2025. Le piattaforme autorizzate sono ora tenute a implementare strumenti di gioco responsabile, come limiti di deposito, autoesclusione parziale e totale, accesso al Registro nazionale delle autoesclusioni gestito da ADM, e a destinare almeno lo 0,2% dei ricavi a campagne di prevenzione della ludopatia.
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