Al termine di una giornate segnate da tensioni istituzionali e accesi confronti, il Consiglio Regionale della Liguria ha trovato una sintesi sulla gestione del dibattito riguardante la nuova Diga foranea di Genova. La notizia centrale è il raggiungimento di un accordo per un percorso in due fasi: un approfondimento tecnico in commissione congiunta nel mese di settembre e il successivo ritorno della pratica in aula per una votazione politica definitiva.
Dalla parte della maggioranza, i consiglieri di Vince Liguria Matteo Campora e Federico Bogliolo e di Orgoglio Liguria Marco Frascatore e Walter Sorriento hanno espresso un duro giudizio sullo svolgimento dei lavori, definendo "una giornata di Consiglio regionale buttata via per il capriccio dell’opposizione che, alla fine, ha dovuto prendere atto di quale fosse l’unico percorso corretto".
Secondo i rappresentanti del centrodestra, la minoranza avrebbe inizialmente rifiutato la proposta di audire il commissario nelle commissioni competenti per poi accettare, dopo ore di discussioni, di "fare esattamente ciò che la maggioranza aveva proposto fin dall’inizio", ovvero approfondire i dati tecnici prima di tornare in aula.
L'opposizione, guidata da Andrea Orlando, ha invece incentrato il proprio intervento sulla necessità di difendere il ruolo dell'assemblea, affermando che "il Consiglio è la sede principale di confronto su tutte le opere di rilevanza significativa che vengono fatte in Liguria". Orlando ha ricordato che l'infrastruttura "assorbe la stragrande maggioranza delle risorse a disposizione della Regione" e che, per questo motivo, "l’aula consiliare è il luogo deputato alla discussione di questi temi".
Entrando nel merito delle criticità, il consigliere ha sottolineato come l'aumento dei costi rispetto agli 1,3 miliardi iniziali sia legato a criticità geologiche che, a suo avviso, erano prevedibili, dichiarando che "le varianti che si sono rese necessarie, date le criticità rilevate sui fondali, erano scontate, non problemi imprevisti".
Intervenuta anche Chiara Cerri, presidente della Commissione Territorio, la quale ha proposto l'esame tecnico a settembre "per arrivare, successivamente, a un voto serio e consapevole in Consiglio". Sulla stessa linea Armando Biasi, presidente della Commissione Attività produttive, il quale ha spiegato che "occorre una importante riflessione tecnica a cui può seguire una riflessione di natura politica".
L’assessore Giacomo Giampedrone ha dato il suo via libera, dichiarando: "per la parte che mi compete, sono disponibile ad andare in commissione e mi fa piacere consentire alla struttura commissariale di partecipare alla discussione tecnica".
L'accordo finale, che ha visto il parere favorevole anche di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, poggia sulla promessa di una totale trasparenza, come auspicato da Stefano Giordano, secondo cui "questo argomento va trattato con la massima condivisione e in modo trasparente".
La minoranza ha accettato l'iter a patto che, subito dopo i passaggi tecnici, la questione torni all'esame dell'aula, poiché per Orlando resta "imprescindibile che ci sia un confronto aperto" su un'opera fondamentale per i cittadini.