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Attualità | 07 agosto 2026, 18:20

Peste suina, task force in stand-by: allevatori e ambientalisti ancora in attesa di risposte

L'incontro col commissario Filippini apre solo a un tavolo futuro. Le associazioni: "Nessun riscontro sui rilievi tecnici"

Peste suina, task force in stand-by: allevatori e ambientalisti ancora in attesa di risposte

Cresce la preoccupazione per la gestione dell'emergenza peste suina dopo che, nei giorni scorsi, si è svolto l'incontro tra il Commissario straordinario, Giovanni Filippini, e i rappresentanti delle quindici organizzazioni del mondo agricolo e ambientalista che una settimana prima avevano chiesto un confronto urgente per rivedere le misure adottate a livello nazionale.

All'incontro hanno preso parte dirigenti e funzionari dei ministeri competenti, degli Istituti zooprofilattici e degli assessorati di tutte le Regioni. Il commissario ha illustrato la strategia di gestione dell'emergenza, richiamando la necessità di tutelare l'area in cui si concentra la produzione industriale di salumi e il valore economico del comparto. Alle associazioni, tuttavia, non sono arrivati riscontri puntuali sui rilievi tecnici sollevati: l'unica apertura riguarderebbe la disponibilità del commissario a coinvolgerle in un'eventuale futura task force.

Il nodo principale contestato dalle associazioni è l'ordinanza commissariale 4/2026, che attribuisce, come riportano le associazioni, un rischio di diffusione del contagio maggiore per gli allevamenti all'aperto rispetto a quelli industriali con animali stabulati. Una valutazione che, secondo le organizzazioni, non troverebbe riscontro nei dati epidemiologici: secondo l'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, l'80% dei focolai registrati nei suini domestici in Italia ha interessato allevamenti stabulati con più di cento capi. Nel Nord Ovest, su 44 focolai censiti dagli istituti zooprofilattici, solo due riguardano allevamenti semibradi e altrettanti quelli sotto i 50 capi. Le associazioni chiedono ora di poter accedere ai dati su cui si è basata la strategia adottata.

Le stesse organizzazioni temono che la priorità data al comparto suinicolo industriale finisca per penalizzare in modo sproporzionato gli allevamenti estensivi, biologici e di piccola scala, mettendo a rischio il patrimonio delle razze suine autoctone. Tra i casi citati, l'abbattimento in Toscana di riproduttori di Cinta Senese in allevamenti privi di focolai, disposto senza prevedere alternative come isolamento, sorveglianza rafforzata o quarantena. L'area di restrizione coinvolge anche il Nero di Parma, mentre l'avanzata della peste suina si avvicina alle zone di allevamento della Mora Romagnola.

Nessuna apertura, al momento, s sarebbe registrata, per i firmatari, nemmeno sulle norme che riguardano la pastorizia: i pastori in transito nelle zone di restrizione saranno tenuti a tosare gli ovini e a disinfettare mezzi e animali con prodotti sanitari non registrati per uso zootecnico, ma pensati per automezzi e superfici.

In attesa che il commissario convochi la task force promessa, le associazioni annunciano l'invio nei prossimi giorni di un documento con le proposte di modifica dell'Ordinanza 4/2026, che includerà anche l'aggiornamento delle proposte tecniche per la valutazione del rischio e delle checklist dedicate agli allevamenti estensivi e di piccola dimensione – già trasmesse oltre un anno fa alla struttura commissariale senza ricevere risposta. Le organizzazioni si dicono fiduciose che il confronto avviato possa portare a una valutazione nel merito di queste proposte, per una gestione dell'emergenza fondata sull'analisi del rischio e su dati condivisi e verificabili.

Redazione

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