Attualità - 12 agosto 2026, 10:52

Nuovo Galliera, cambia il progetto: un grande padiglione hi-tech, 404 posti letto e gli edifici storici restano

La nuova struttura concentrerà PS, terapie intensive, diagnostica e blocco operatorio con 10 sale, due per la robotica. Il Padiglione C potrà essere conservato e rifunzionalizzato, il D3 destinato a laboratori e farmacia. Robot, IA e gemello digitale per il futuro ospedale, mentre costi complessivi e tempi sono ancora da definire

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Cambia completamente il futuro dell’ospedale Galliera. Non più un nuovo ospedale destinato a sostituire quasi integralmente quello esistente, ma un nuovo grande padiglione strategico, centro pulsante delle attività acute e ad alta tecnologia, inserito all’interno del complesso di Carignano e integrato con gli edifici storici, che continueranno a ospitare una parte rilevante delle funzioni sanitarie, amministrative e di supporto.

È questa la nuova impostazione contenuta nel quadro esigenziale approvato dall’Ente Ospedaliero Ospedali Galliera, illustrato in un documento di quasi settanta pagine che segna formalmente il superamento della precedente impostazione progettuale e detta le caratteristiche sulle quali dovranno essere sviluppate le successive fasi di progettazione.

Una precisazione è fondamentale: quello approvato dal Galliera non è ancora il progetto definitivo. Il quadro esigenziale definisce bisogni, funzioni, quantità e requisiti del futuro ospedale e contiene anche alcuni schemi preliminari, ma chiarisce che le soluzioni dovranno essere verificate e sviluppate nelle fasi successive. Gli scenari già predisposti, si legge nel documento, costituiscono contributi tecnici interni e “non hanno valore di soluzione definitiva". 

La svolta, tuttavia, è già sostanziale. Il vecchio progetto del Nuovo Galliera prevedeva infatti un intervento di sostituzione e profonda trasformazione dell’intero complesso: circa 335.550 metri cubi di nuova edificazione, per circa due terzi interrata, 70.230 metri quadrati di superfici ospedaliere, altri 12.925 metri quadrati di parcheggi interrati e la demolizione dei padiglioni C, B9, B10, D1 e D3, oltre alla centrale dei gas medicinali, al rifacimento della centrale termica e alla rimozione di altri fabbricati minori.

Quell'impostazione viene ora abbandonata. Il Galliera ritiene più coerente con le nuove esigenze sanitarie superare l’ipotesi di un’unica opera di integrale sostituzione dell’ospedale e costruire invece una nuova struttura che costituisca il nucleo a maggiore complessità clinica, assistenziale e tecnologica del presidio. Il resto del complesso continuerà a vivere e sarà progressivamente rifunzionalizzato.

La filosofia è quella di un ospedale non più concepito come organismo completamente autonomo, nel quale duplicare tutte le funzioni, ma inserito nella nuova rete sanitaria metropolitana. Il documento tiene infatti conto della nascita dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana e della prospettiva di centralizzare alcune attività oggi distribuite tra più strutture, mantenendo però al Galliera tutto ciò che è indispensabile per il funzionamento del DEA di primo livello e per le emergenze.

Il nuovo edificio dovrà quindi concentrare Pronto soccorso e Osservazione breve intensiva, area critica e terapie intensive, diagnostica e attività interventistiche, blocco operatorio, degenze per pazienti acuti e specialistiche e le aree mediche e chirurgiche direttamente legate alle funzioni acute.

Il principio progettuale sarà quello della massima vicinanza tra le funzioni più delicate: Pronto soccorso, diagnostica, area critica, sale operatorie, piastra interventistica e degenze acute dovranno essere collegate riducendo trasferimenti, lunghi percorsi e incroci tra pazienti critici, visitatori e flussi logistici.

404 posti letto nell’intero Galliera

Uno dei numeri centrali della nuova impostazione è quello dei posti letto. Il quadro esigenziale assume come riferimento programmatico una dotazione complessiva di 404 posti letto nell’intero sistema ospedaliero Galliera. Non significa, dunque, 404 letti tutti all’interno del nuovo edificio. Di questi, 383 saranno distribuiti tra la nuova struttura ospedaliera e i padiglioni esistenti, mentre resteranno 18 posti letto del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura nei padiglioni B1 e B4 e altri 3 posti della Medicina Nucleare nel Padiglione U.

La distribuzione definitiva dei 383 posti dipenderà anche dalla scelta che verrà compiuta sul futuro del Padiglione C. OBI, day hospital, day surgery, dialisi, nido, osservazione postoperatoria e altri posti tecnici dovranno invece essere quantificati separatamente e non vengono automaticamente conteggiati nei 404.

Anche la dotazione complessiva dovrà comunque essere verificata nelle successive fasi tenendo conto della programmazione sanitaria regionale, dei tassi di occupazione, dei ricoveri, della durata media delle degenze, dello sviluppo dell’attività ambulatoriale e territoriale, della disponibilità di personale e della sostenibilità gestionale.

Il nuovo Pronto soccorso e una piastra diagnostica fino a 8.600 metri quadrati

Uno degli elementi ordinatori dell’intero intervento sarà il nuovo Pronto soccorso, per il quale viene ipotizzata preliminarmente una superficie di circa 2.500 metri quadrati lordi, ancora da verificare sulla base degli accessi, dei picchi di afflusso, dei codici di priorità e del numero di posti di Osservazione breve.

L’OBI dovrà trovarsi sullo stesso livello o comunque in continuità immediata con il Pronto soccorso, che dovrà avere collegamenti diretti con diagnostica, area critica, terapia intensiva e blocco operatorio.

Il cuore tecnologico sarà poi rappresentato dalla piastra diagnostica e interventistica, la cui superficie preliminare viene indicata tra 7.200 e 8.600 metri quadrati lordi: circa 7.200 nell’ipotesi in cui venga mantenuto il Padiglione C e circa 8.600 qualora il C venga demolito e le relative funzioni debbano essere assorbite diversamente.

La piastra dovrà comprendere radiologia tradizionale, diagnostica ecografica, tomografia computerizzata, risonanza magnetica, neuroradiologia, emodinamica, radiologia vascolare interventistica e sale ibride o polispecialistiche. Tra le dotazioni previste compare anche l’installazione di una risonanza magnetica da 3 Tesla.

Dieci sale operatorie, due dedicate alla robotica

Il quadro esigenziale pone inoltre come limite programmatico una dotazione complessiva di 10 sale operatorie, salvo successive decisioni della Direzione sanitaria motivate dai volumi di attività, dalla programmazione regionale e dalla disponibilità di personale.

Almeno cinque dovranno essere progettate con impianti adatti alle attività più complesse, mentre due saranno destinate all’attività robotica. Dovranno inoltre essere previste sale ibride e tecnologicamente avanzate, tenendo però distinte le sale di emodinamica, angiografia, endoscopia e le altre sale interventistiche dalla vera e propria dotazione del blocco operatorio.

Il documento indica anche, a titolo di possibile composizione, cinque sale standard o polispecialistiche, due sale robotiche, due sale di maggiori dimensioni predisposte per tecnologie avanzate e una sala destinata prioritariamente alle urgenze, utilizzabile per l’attività programmata quando disponibile.

Le degenze per pazienti acuti saranno organizzate in moduli flessibili, indicativamente da 24 a 30 posti letto, senza necessariamente mantenere reparti rigidamente separati per ogni singola specialità.

Potranno trovare spazio nel nuovo edificio chirurgia generale, vascolare, neurochirurgia, chirurgia vertebrale e spinale, ortopedia e traumatologia, urologia, degenze postoperatorie complesse, sub-intensive, cardiologia e UTIC, Stroke Unit e neurologia e altre attività che richiedano rapido accesso ai servizi critici.

Le camere saranno preferibilmente a due letti, affiancate da una quota di camere singole con spazio per l’accompagnatore e trasformabili in doppie in caso di necessità o emergenza.

Il Padiglione C non è più automaticamente da demolire

Una delle novità più rilevanti riguarda il Padiglione C. Nel precedente progetto era prevista la sua demolizione. Nel nuovo quadro esigenziale la scelta viene invece completamente riaperta, tanto che un intero capitolo del documento è intitolato “Il nodo centrale: demolire o conservare il Padiglione C”.

I futuri progettisti dovranno predisporre almeno due alternative: una con demolizione e una con conservazione e rifunzionalizzazione della torre. Alla data di approvazione del quadro esigenziale, infatti, nessuna decisione definitiva è stata ancora presa.

Se mantenuto, il Padiglione C potrebbe essere destinato prevalentemente a degenze ordinarie e riabilitative, continuità assistenziale, geriatria, ortogeriatria, cure intermedie, oncologia medica, day hospital, day surgery, ambulatori specialistici, cure palliative, terapia del dolore e altre funzioni a minore complessità tecnologica. Anche queste destinazioni, tuttavia, restano da verificare.

La conservazione non sarà semplice. Il documento ricorda che il C è una torre in cemento armato degli anni Sessanta-Settanta e richiederà approfondite verifiche statiche e sismiche. La sua configurazione a corpo triplo viene considerata meno efficiente rispetto alle moderne soluzioni ospedaliere e gli impianti devono essere valutati in relazione alla loro età e adeguabilità.

Anche il cantiere presenta vantaggi e svantaggi nelle due ipotesi. La demolizione avrebbe un’interferenza elevata ma concentrata nel tempo e consentirebbe una struttura nuova e funzionalmente più efficiente; la conservazione provocherebbe un impatto meno intenso ma più lungo e comporterebbe maggiori incognite legate alla ristrutturazione. Dovrà essere verificata anche l'eventuale presenza di amianto prima di qualsiasi demolizione o rifunzionalizzazione.

Anche il D3 può salvarsi: laboratorio e farmacia

Il cambio di impostazione riguarda anche il Padiglione D3, anch’esso destinato alla demolizione nel precedente progetto. Il nuovo quadro prevede invece la possibilità di ristrutturarlo e sopraelevarlo, trasformandolo nel nuovo polo di laboratorio e farmacia e mantenendo anche l'attuale funzione di archivio e deposito.

Il laboratorio destinato principalmente alle attività necessarie per urgenze ed emergenze viene preliminarmente dimensionato in circa 650 metri quadrati lordi, mentre per la farmacia ospedaliera vengono indicati circa 450 metri quadrati lordi.

La configurazione dipenderà però dall'evoluzione dell'Azienda Ospedaliera Metropolitana e dalle eventuali centralizzazioni. Il principio è che al Galliera dovranno comunque rimanere le prestazioni urgenti, la diagnostica di laboratorio nelle 24 ore e tutte le attività necessarie alla piena operatività del DEA di primo livello, mentre alcune attività programmabili potranno essere svolte in poli metropolitani o regionali.

I padiglioni storici continueranno a funzionare

Il nuovo progetto, dunque, non cancella il Galliera storico. Nel patrimonio esistente resteranno, fatte salve le verifiche successive, lo SPDC, la Medicina Nucleare, Anatomia e Istologia Patologica, Radioterapia, attività ambulatoriali, riabilitazione, IBMDR, genetica medica, uffici e funzioni amministrative, formazione, biblioteca, studi medici e libera professione.

Nei padiglioni monumentali, indicativamente dal B al B8 e nel D, continueranno inoltre a essere collocati uffici, attività sanitarie e tecnico-amministrative, sale riunioni, archivi, aule e spazi per la formazione. Nel complesso resteranno anche cucina, mensa, magazzini, depositi, spogliatoi, officine, servizi manutentivi, servizi mortuari e altre funzioni logistiche.

È questa una delle differenze più nette rispetto al vecchio Nuovo Galliera: il nuovo edificio non dovrà riprodurre in scala ridotta un ospedale completamente autonomo, ma dovrà diventare il cuore ad alta complessità di un sistema nel quale vecchio e nuovo convivono.

Un ospedale super tecnologico

Sul fronte tecnologico il quadro esigenziale entra in un livello di dettaglio particolarmente avanzato. La nuova struttura dovrà essere progettata come un organismo altamente digitalizzato, nel quale impianti, apparecchiature, sistemi informativi, logistica e attività assistenziali siano integrati in un'unica architettura tecnologica.

Il nuovo padiglione dovrà disporre di un sistema centralizzato capace di monitorare e gestire climatizzazione, temperatura, umidità, qualità dell’aria, consumi elettrici, termici e idrici, gas medicinali, gruppi elettrogeni, ascensori, impianti antincendio, videosorveglianza e allarmi tecnici.

Sensori dovranno regolare automaticamente illuminazione e climatizzazione in funzione dell'effettiva presenza di persone, dell'orario, dell'occupazione degli ambienti e delle esigenze cliniche.

La farmacia potrà utilizzare magazzini automatici, robot per stoccaggio e prelievo dei medicinali, tracciabilità per lotto e scadenza, gestione automatica delle scorte e distribuzione in dose unitaria.

Anche i laboratori saranno orientati verso un alto livello di automazione, con sistemi automatici di accettazione, identificazione, smistamento e lavorazione dei campioni e collegamenti pneumatici o robotizzati con i reparti.

Per la logistica interna il documento chiede di studiare sistemi AGV e robot mobili autonomi per il trasporto di farmaci, campioni biologici, dispositivi, biancheria, pasti, materiali sterili, rifiuti e carrelli, con l'obiettivo di ridurre la movimentazione manuale e liberare personale sanitario da attività non assistenziali.

Le camere potranno avere automazione di luci, oscuramento, temperatura, chiamata infermieristica, sensori di presenza e caduta e sistemi digitali di informazione e comunicazione con il paziente.

Intelligenza artificiale per Pronto soccorso, sale operatorie e posti letto

Nel futuro Galliera entrerà anche l'intelligenza artificiale. Il quadro esigenziale ne prevede il possibile utilizzo per la previsione degli accessi al Pronto soccorso, dell'occupazione dei posti letto, dei consumi energetici e dei carichi di laboratorio, per l'ottimizzazione delle sale operatorie, dei flussi e delle scorte, per la manutenzione predittiva e per prevedere il fabbisogno di farmaci.

In sala operatoria l'IA potrà aiutare a prevedere la durata degli interventi, ottimizzare le liste, anticipare eventuali ritardi, ridurre i tempi di cambio tra un intervento e l'altro e prevedere il fabbisogno di posti in recovery room.

In Pronto soccorso potrà invece essere utilizzata per prevedere gli afflussi e supportare la distribuzione delle risorse. Il documento chiarisce però che la valutazione clinica resterà in capo ai professionisti.

Qualunque applicazione di intelligenza artificiale dovrà infatti essere trasparente, verificabile, protetta, validata e sottoposta a controllo umano.

Il “gemello digitale” dell’intero edificio

Il progetto dovrà prevedere anche un gemello digitale del nuovo padiglione, costruito a partire dal modello BIM e continuamente aggiornato durante la vita dell'edificio.

Non una semplice ricostruzione tridimensionale, ma un modello collegato ai dati reali del Galliera: strutture, impianti, apparecchiature, sensori, consumi, manutenzioni, occupazione degli spazi, allarmi e flussi.

Il gemello digitale potrà essere usato per la manutenzione, la gestione delle emergenze, il controllo energetico, la pianificazione delle modifiche, la formazione, il controllo del cantiere e l'analisi degli spostamenti all'interno del presidio.

Il principio indicato dall'Ente è però altrettanto chiaro: il futuro Galliera dovrà essere un “ospedale intelligente”, ma non dovrà diventare fragile o dipendente dalla tecnologia. Tutti i sistemi dovranno quindi prevedere modalità manuali o degradate di funzionamento in caso di guasto o indisponibilità informatica.

Meno scavi e costruzione più “leggera”

Cambierà anche il modo di costruire. La nuova struttura dovrà essere orientata verso sistemi industrializzati, leggeri, flessibili e prevalentemente realizzati a secco, studiando prefabbricazione off-site, strutture metalliche o miste, modularità degli impianti e possibilità di modificare in futuro gli spazi.

L'obiettivo è diminuire pesi, lavorazioni in sito e durata del cantiere. Il documento impone inoltre di ridurre il più possibile gli scavi e la movimentazione delle terre rispetto al vecchio progetto, con l'obiettivo di limitare traffico pesante, rischi geologici e archeologici, consolidamenti e possibili varianti in corso d'opera.

L'ospedale, nel frattempo, dovrà continuare a funzionare durante l'intero cantiere: la permanenza in esercizio del Galliera è indicata come un vincolo inderogabile. Dovranno quindi essere studiate attentamente le fasi di demolizione e costruzione, gli accessi dei mezzi, i percorsi delle ambulanze, rumore, vibrazioni, polveri e continuità degli impianti.

Cambierà l'accesso al Pronto soccorso

Anche la viabilità del complesso dovrà essere ripensata. Il quadro esigenziale prevede infatti la rilocalizzazione dell'accesso al Pronto soccorso e dei percorsi di ingresso e uscita delle ambulanze rispetto all'attuale accesso presso il Padiglione AAS.

La posizione definitiva non è ancora individuata. Le future proposte dovranno essere accompagnate da uno specifico studio della mobilità che analizzi traffico, trasporto pubblico, collegamenti pedonali e ciclabili, sosta, accessi e percorsi dei mezzi di emergenza, dimostrando che la nuova configurazione non peggiori la circolazione e la sicurezza dell'area.

Due scenari già disegnati, con e senza il Padiglione C

Il quadro esigenziale contiene infine anche alcuni primi schemi indicativi. Le tavole mostrano l'inserimento del nuovo edificio all'interno del complesso, alcuni schemi volumetrici, la pianta tipo delle degenze e soprattutto due possibili configurazioni generali: una con demolizione del Padiglione C e una con il mantenimento della torre.

Nelle immagini il nuovo padiglione appare come un organismo compatto sviluppato su più livelli, collegato agli edifici esistenti e inserito nella parte centrale e meridionale del complesso. Ma, proprio perché si tratta di elaborazioni preliminari, geometrie, dimensioni e configurazioni potranno cambiare durante la progettazione.

Dal vecchio finanziamento Inail al partenariato pubblico-privato

Resta aperto il capitolo economico. Il precedente progetto era stato finanziato nel 2021 per 154 milioni di euro. Nel 2024 il Nuovo Galliera era poi entrato nel programma di investimenti sanitari finanziabili tramite Inail con una cifra aggiornata a 190 milioni, proprio alla luce dell'aumento dei costi intervenuto nel frattempo.

Il percorso con Inail non ha però portato alla definizione di una bozza di accordo condivisa e nel maggio 2026 Regione Liguria ha previsto una strada alternativa per Galliera, Erzelli e nuovo ospedale del Ponente: il ricorso alla concessione e al partenariato pubblico-privato mediante finanza di progetto.

Per il Galliera risultano già finalizzate risorse pubbliche per 42.869.803,31 euro, ma il quadro esigenziale non indica ancora il costo complessivo della nuova operazione.

Anche il partenariato pubblico-privato dovrà essere verificato sotto il profilo della convenienza, della fattibilità e della sostenibilità economico-finanziaria e viene indicato come possibile strumento di realizzazione, non come elemento destinato a condizionare a priori le esigenze sanitarie dell'ospedale.

Nessuna data, per ora, per apertura e fine lavori

Non vengono ancora indicati né l'avvio né la conclusione del cantiere. Le successive fasi dovranno definire un cronoprogramma comprendente indagini, progettazione, autorizzazioni, eventuali bonifiche e demolizioni, ristrutturazioni, costruzione, collaudi, trasferimenti e avvio delle attività. La priorità sarà procedere per lotti funzionali autonomi, così da ottenere benefici progressivi limitando l'impatto sull'ospedale in funzione.

L'ordinanza approva dunque il nuovo quadro esigenziale e dà mandato al commissario straordinario per gli adempimenti successivi. Essendo stata adottata d'urgenza, dovrà inoltre essere sottoposta alla ratifica del Consiglio di amministrazione nella prima seduta utile.

Dopo vent'anni di iter, ricorsi, gare e progetti, il futuro del Galliera riparte quindi da un'impostazione radicalmente differente: non demolire e ricostruire quasi tutto, ma affiancare al patrimonio storico un unico nuovo nucleo ad alta complessità, più compatto, meno invasivo e profondamente tecnologico, facendo convivere nel medesimo ospedale edifici monumentali e medicina del futuro.