A poche ore dall’ottavo anniversario del crollo del ponte Morandi, Palazzo Tursi diventa un luogo di memoria. Non soltanto attraverso le immagini della tragedia del 14 agosto 2018, ma soprattutto attraverso i volti, le storie, i sogni e le passioni delle 43 persone che quella mattina persero la vita.
Sono state presentate questo pomeriggio l’installazione video realizzata da una trentina di cronisti e la mostra fotografica che raccoglie 130 scatti dei fotoreporter liguri, due progetti promossi dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria insieme all’Associazione Ligure Giornalisti, con il patrocinio del Comune di Genova e in stretta collaborazione con il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi.
La mostra resterà per circa un mese e mezzo nel loggiato di Palazzo Tursi, mentre l’installazione video sarà inizialmente ospitata nell’atrio del palazzo comunale. Da ottobre entrambe troveranno una collocazione definitiva all’interno delle sale del Memoriale del Ponte Morandi.
Dopo l’apertura del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria Tommaso Fregatti, sono intervenuti la sindaca Silvia Salis, l’arcivescovo di Genova Marco Tasca, il procuratore della Repubblica Nicola Piacente, il consigliere regionale Matteo Campora, la presidente del Comitato Egle Possetti e l’avvocato Raffaele Caruso. A portare il proprio contributo anche la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, il segretario dell’Associazione Ligure Giornalisti Matteo Dell’Antico, la presidente del Gruppo Cronisti Liguri Katia Bonchi, la curatrice della sezione video Pierpatrizia Lava e Andrea Leoni, vicepresidente dell’Ordine e curatore della mostra fotografica.
Alla realizzazione dei due progetti hanno contribuito anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con il sostegno di Asef e Genova Parcheggi e la collaborazione di StarNews, che ha curato la realizzazione tecnica dell’installazione.
Fregatti: “Raccontiamo le vittime attraverso la loro vita, non attraverso la morte”
L’idea della doppia iniziativa, racconta Fregatti, è nata proprio durante le pause del lungo processo per il crollo del viadotto Polcevera, conclusosi poche settimane fa in primo grado con 32 condanne. “Sono due progetti nati nelle pause del processo Morandi. Parlando con l’avvocato Caruso e con Egle Possetti abbiamo deciso, come giornalisti, di fare qualcosa per incrementare l’attività di visita del Memoriale”, spiega il presidente dell’Ordine.
Da qui la scelta di lavorare su due linguaggi differenti ma complementari. “Da una parte c’è una mostra fotografica realizzata dai fotoreporter liguri, con immagini alcune nuove e altre inedite, che raccontano tutta la vicenda: dal crollo del ponte alla ricostruzione, dalle proteste agli sfollati, fino al processo e alle udienze”.
L’altro progetto cambia completamente prospettiva: al centro non c’è il disastro, ma chi non c’è più. “L’installazione video è stata realizzata da una trentina di giornalisti liguri e non, che hanno raccontato le 43 vittime del ponte Morandi. Ma non abbiamo raccontato storie di morte: abbiamo raccontato storie di vita e di speranza, le aspirazioni, i sogni e le passioni di persone che purtroppo hanno avuto la vita spezzata”.
Il riferimento è anche a esperienze internazionali costruite per impedire che dietro i numeri di una tragedia scompaiano le persone. “Un po’ come il memoriale di Ground Zero a New York, anche quello realizzato per il ponte Morandi avrà un’installazione per ricordare le persone che hanno perso la vita nel crollo”.
A curare il progetto video sono stati i giornalisti Pierpatrizia Lava e Lorenzo Battilana.
Leoni: “Per due anni abbiamo vissuto sotto il ponte”
A coordinare il percorso fotografico è stato Andrea Leoni, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria. Nei 130 scatti c’è il lavoro di dieci fotoreporter che, dal 14 agosto 2018, hanno seguito quotidianamente ciò che accadeva nella Valpolcevera. “Che cosa significa stare dietro una macchina fotografica e raccontare quel disastro? Significa essere emotivamente coinvolti, essere partecipi di qualcosa di incredibilmente più grande di noi”, racconta Leoni. “Quel 14 agosto ci siamo trovati increduli davanti a una scena apocalittica e da lì sono iniziati due anni di lavoro quotidiano. Eravamo lì tutti i giorni. Dieci colleghi che, praticamente per due anni, hanno vissuto sotto il ponte".
La mostra non si ferma alle macerie. Racconta ciò che venne dopo: gli sgomberi, la battaglia degli sfollati, i comitati, le manifestazioni, la demolizione e la trasformazione di un intero pezzo di città. “Volevamo lasciare un ricordo che potesse servire soprattutto ai giovani per capire che cosa siano stati quei due anni. Sono stati anni difficili prima di tutto per i familiari, ma anche per chi viveva nel quartiere e per tutta la città”.
Per Leoni la fotografia era quasi una scelta obbligata: “Quando si parla di memoria, la fotografia è il simbolo della memoria. Per noi questo percorso è stato naturale”.
Possetti: “Queste fotografie devono girare l’Italia”
Per Egle Possetti l’iniziativa rappresenta un altro pezzo del lungo lavoro compiuto dal Comitato negli ultimi otto anni per impedire che quanto accaduto venga dimenticato. “È un’iniziativa molto sentita, un altro tassello di memoria che aggiungiamo al lavoro che, nel nostro piccolo, cerchiamo di portare avanti da otto anni”, spiega.
Un lavoro che secondo Possetti non deve però rimanere confinato a Genova. “È uno spazio di memoria importante. Ci sono fotografie magnifiche e molto ben allestite. Io credo che queste immagini debbano fare il giro dell’Italia, non debbano fermarsi a Genova. Ci sono ancora tante persone che non sanno realmente che cosa sia successo quel giorno ed è importante che tutti lo sappiano”.
Da Possetti arriva anche un ringraziamento al mondo dell’informazione, che ha seguito prima la tragedia, poi le indagini e infine i quattro anni di processo. “Abbiamo sempre percepito la vicinanza dei giornalisti e questa iniziativa suggella ulteriormente il loro impegno”.
Caruso: “Ricordare significa riportare questa tragedia al cuore”
Anche l’avvocato Raffaele Caruso, legale del Comitato e di alcune delle famiglie delle vittime, insiste sulla necessità di tenere insieme memoria e ricostruzione giudiziaria.
Per Caruso è fondamentale che venga raccontato “il processo, la tragedia e anche la sentenza, perché la sentenza è una narrazione sulla quale si costruiscono le altre”. “Ricordo significa riportare, riportare al cuore questa tragedia e l’inaccettabilità di quello che è successo, che anche la sentenza ha messo in chiaro”. Un riferimento inevitabile al verdetto pronunciato il 16 luglio scorso dal Tribunale di Genova, con il quale sono state riconosciute responsabilità all’interno di Aspi, Spea e del sistema pubblico di vigilanza.
Salis: “C’è un prima e un dopo il 14 agosto 2018”
Ad aprire gli interventi istituzionali è stata la sindaca Silvia Salis, che si è rivolta innanzitutto ai familiari. “Vi ringrazio per quello che fate, sempre con spirito collaborativo e con la volontà di tenere viva la memoria lavorando al fianco delle istituzioni”.
Per Salis il crollo del Morandi rappresenta uno spartiacque definitivo nella storia contemporanea della città. “C’è un prima e un dopo il 14 agosto 2018. È una tragedia che ha segnato uno spartiacque nella storia della nostra città e continuerà a essere così. Il nostro compito, come istituzioni, è tenere viva la memoria”.
La sindaca ha ringraziato l’Ordine dei Giornalisti, l’Associazione Ligure Giornalisti e quanti hanno partecipato alla costruzione del progetto. “Queste immagini raccontano un lavoro corale e prezioso contro l’oblio e l’indifferenza. Abbiamo detto subito di sì perché crediamo che i palazzi nei quali si svolge l’attività amministrativa debbano essere anche luoghi vivi, nei quali custodire la memoria e riaffermare la necessità della verità e della giustizia. Vogliamo che Palazzo Tursi sia anche questo”.
Il riferimento si allarga quindi al ruolo delle istituzioni. “Non possiamo mai dimenticare che la responsabilità è il primo dei nostri compiti: responsabilità per ciò che facciamo e consapevolezza che ogni scelta di un’amministrazione pubblica incide sulla vita delle persone”.
Salis è tornata anche sulla sentenza di primo grado, alla cui lettura aveva partecipato personalmente. “La pubblica amministrazione deve continuare a chiedere giustizia e verità. Per questo ho ritenuto doveroso essere presente il giorno della sentenza, un momento che aspettavamo da molto tempo: la giustizia non restituisce l’abbraccio delle persone che ci mancano, ma può aiutare a convivere con il dolore”.
Infine il ringraziamento ai giornalisti che, dal giorno della tragedia fino alla lunga stagione processuale, hanno continuato a raccontare il Morandi. “Hanno il compito fondamentale di raccontare con indipendenza ciò che accade nel nostro Paese. Non hanno mai mollato e sono sempre stati presenti, anche durante un processo estenuante. Il loro lavoro aiuta la città e il Paese a comprendere meglio i fatti ed è un patrimonio inestimabile. La memoria, per restare viva e pungente, ha bisogno di voci ostinate, che non si stanchino di raccontare”.
Alla realizzazione dei due progetti hanno collaborato anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con il contributo di Asef, Genova Parcheggi e StarNews, che ha curato la realizzazione dell’installazione.
“Oggi celebriamo il lavoro di donne e uomini coraggiosi che in quelle tragiche ore si gettarono a capofitto nel disastro del ponte Morandi”, ricorda l’amministratore unico di Asef Paolo Scovazzi, sottolineando anche il ruolo svolto dall’azienda nell’organizzazione dei funerali di Stato e nel successivo trasferimento delle vittime nei luoghi di provenienza.
Tra coloro che hanno partecipato al progetto figurano Marco Balostro, Lorenzo Battilana, Katia Bonchi, Fabio Bussalino, Valentina Carosini, Licia Casali, Massimo Cebrelli, Graziano Cetara, Anna Chieregato, Paolo Colombo, Danilo D’Anna, Mario De Fazio, Raoul De Forcade, Michela De Leo, Luca Difrancescantonio, Marco Fagandini, Giuseppina Fasano, Giuseppe Filetto, Astrid Fornetti, Davide Gentile, Maria Chiara Grandis, Marco Grasso, Pierpatrizia Lava, Andrea Leoni, Marco Lignana, Massimo Lovati, Giulia Mietta, Laura Nicastro, Tiziana Oberti, Davide Pambianchi, Andrea Pasqualetto, Alberto Pastanella, Rosanna Piturru, Marco Preve, Oscar Puntel, Alessandra Rossi, Sara Tagliente, Paolo Zeggio, Luca Zennaro e Michele Varì.
La giornata a Palazzo Tursi prosegue alle 20.30, nel porticato al piano terra, con la replica straordinaria de “La traiettoria calante”, spettacolo di e con Pietro Giannini, vincitore del Premio Ubu 2025 come miglior attore-performer under 35.