A poco più di un anno da quella riapertura che aveva restituito al Monte Gazzo, e a tutti i suoi frequentatori, uno dei suoi luoghi più conosciuti, l’Osteria del Monte Gazzo ha chiuso definitivamente. Una chiusura che lascia l’amaro in bocca non soltanto per la perdita di un punto di ristoro accanto al Santuario di Nostra Signora della Misericordia, ma soprattutto per la natura del progetto che aveva accompagnato la ripartenza del locale.
Era stato il 1° maggio 2025 quando l’Osteria aveva riaperto ufficialmente dopo mesi di chiusura, in occasione dell’ottantesimo pellegrinaggio vicariale. Allora il ritorno del locale era stato salutato come la restituzione alla cittadinanza di un punto di ristoro e di incontro in uno dei luoghi simbolici delle alture di Sestri Ponente.
A rendere quella riapertura ancora più particolare era stata la gestione affidata alla cooperativa sociale Emmaus, realtà genovese fondata nel 1995 e impegnata da oltre trent’anni nei percorsi di inserimento lavorativo rivolti a persone in situazioni di fragilità. La cooperativa, già attiva nella ristorazione collettiva, nei catering e nella cura degli ambienti, con l’Osteria aveva avviato la sua prima attività di somministrazione a gestione diretta, costruendo una squadra nella quale lavoravano fianco a fianco professionisti della ristorazione e persone provenienti da vissuti complessi.
Un progetto, quindi, che andava ben oltre l’attività commerciale. Ma dopo mesi di tentativi e di ricerca di soluzioni, i conti non hanno consentito di proseguire.
A spiegare a La Voce di Genova le ragioni della decisione è Giancarlo Ratto, della direzione operativa della cooperativa Emmaus. “Per noi era un momento di sodalizio con il territorio e di volontà di dare una presenza, oltre che un supporto ai pellegrini che sarebbero saliti. Purtroppo, nonostante gli sforzi e nonostante le prove, ci siamo resi conto che non riusciamo a mantenere una sostenibilità della struttura. A noi non interessa nessun tipo di guadagno, essendo una onlus, ma perlomeno riuscire ad avere un minimo di sostenibilità. Ci siamo dovuti arrendere”.
Emmaus, racconta Ratto, ha provato a lungo a mantenere aperta l’Osteria, valutando differenti possibilità prima di arrivare alla decisione definitiva. “Ci abbiamo provato a lungo, abbiamo cercato diverse soluzioni, ma poi ci siamo resi conto che non potevamo reggere. Quindi, con tristezza, abbiamo dovuto chiudere una cosa appena aperta. Era un momento di presenza che a noi piaceva. Ci siamo rimasti male tutti, abbiamo fatto tutti gli sforzi per trovare soluzioni che potessero permetterci di mantenere almeno un’apertura dell’Osteria, perché per noi non si trattava di fare business, ma di un’operazione sociale”.
Ed è proprio il lato sociale a rappresentare la parte forse più importante dell’esperienza del Monte Gazzo. I percorsi di inserimento lavorativo avviati all’interno dell’Osteria sono stati portati avanti e, nonostante la chiusura, non ci saranno licenziamenti né interruzioni dei rapporti di lavoro. “Dal punto di vista sociale, i percorsi di reintegro lavorativo sono stati fatti e adesso stiamo provando a reintegrare queste persone nelle altre nostre attività. È stata un’occasione per avvicinare persone in difficoltà, persone che avrebbero fatto più fatica a trovare un posto. È sempre una sconfitta quando si deve chiudere qualcosa”, prosegue Ratto.
In una vicenda inevitabilmente segnata dalla delusione, è proprio questo l’aspetto che la cooperativa considera il risultato più importante. “La nostra gioia è che però non ci sono stati licenziamenti o chiusure di rapporti lavorativi. Tutti sono stati convertiti: chi ha fatto un percorso con noi verrà inserito in altre attività e in altri ambiti della cooperativa. E questo per noi è motivo di estrema felicità, perché siamo qua per questo”.
L’Osteria del Monte Gazzo era nata anche con l’obiettivo di offrire un servizio ai frequentatori della zona e ai pellegrini diretti al vicino Santuario, affiancando alla ristorazione tradizionale un progetto di economia sociale. Nel maggio dello scorso anno Emmaus aveva previsto un’apertura dal mercoledì sera alla domenica, ampliata nei giorni festivi e nei fine settimana, con una proposta gastronomica legata alla cucina locale.
Un’esperienza durata poco più di un anno e che, almeno per il momento, non sarà replicata altrove. “Al momento non opteremo per altri locali. L’esperienza è stata utile e la teniamo nel cassetto. Ci sono altri progetti che stanno prendendo forma e ci sarà modo di discuterne appena partiranno”, conclude Ratto.
Resta così la serranda abbassata di un locale storico, ma soprattutto si interrompe un esperimento che aveva provato a tenere insieme territorio, ristorazione e inclusione sociale. Un progetto che non è riuscito a raggiungere quella sostenibilità minima necessaria per continuare, ma che lascia almeno un risultato concreto: le persone che attraverso l’Osteria avevano trovato un’occasione di lavoro e di reinserimento non perderanno quel percorso, ma continueranno all’interno delle altre attività di Emmaus.