Nel giorno dell’ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi, che ha trascinato con sé 43 persone, il ricordo della tragedia continua a essere un impegno che la comunità genovese e i parenti e amici delle vittime vuole continuare a portare avanti.
A rappresentare l'esecutivo durante le cerimonie commemorative è stato il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, che ha voluto ribadire con forza la vicinanza delle istituzioni nazionali e l'impegno concreto sul fronte della sicurezza infrastrutturale.
Per Rixi, genovese ed ex coordinatore dei primi soccorsi istituzionali durante le drammatiche ore del crollo, il legame con questa vicenda è profondo e personale. “Sono qua presente dal 2014, sono membro del Governo, sono di Genova. Mi sono occupato quel giorno di comunicare io al governo Gentiloni la tragedia e sono stata la prima persona ad arrivare sotto il ponte 40 minuti dopo quello che era successo”, ha ricordato. “L'attenzione del Governo su questa vicenda c'è. Non a caso anche la Presidente del Consiglio ha tenuto che ci fossi io come rappresentante dell'intero Governo. Sento molto la partecipazione a questa comunità, perché è parte della mia famiglia”.
Il crollo del Morandi ha segnato un punto di svolta non solo Genova e per i collegamenti della città, ma per l'intera politica nazionale in materia di opere pubbliche, spingendo verso un revisione normativa e un incremento dei controlli manutentivi sul territorio nazionale.
“È stato un percorso lungo e capisco che le famiglie spingano giustamente perché non si dimentichi quella tragica giornata - ha proseguito Rixi -. Aver visto e toccato con mano quello che era successo, la difficoltà della città a risvegliarsi e a ritrovare una comunità d'intenti per risorgere dopo una tragedia che ha diviso la regione a metà, è stato un momento di profonda riflessione. Molto spesso in politica ci si occupa esclusivamente delle cose che producono consenso, quando invece le cose più importanti sono quelle che hanno una visione per le future generazioni. Noi tutti abbiamo figli e nipoti, e vogliamo lasciare loro un Paese più sicuro”.
Sollecitato dai cronisti sui ritardi relativi alla rigenerazione urbana della Valpolcevera e sulla realizzazione del Parco della Memoria, a fronte di un ponte ricostruito a tempo di record (è stato inaugurato il 3 agosto del 2020) Rixi ha chiarito che il problema principale non risiede nella mancanza di fondi statali, bensì nelle tempistiche burocratiche di attuazione delle opere a livello locale.
“Se si iniziassero a usare i fondi che ci sono sarebbe un'ottima cosa. C'è obiettivamente la necessità di accelerare”, ha spiegato il Viceministro. “Sulla Valpolcevera e sulla linea metropolitana il Governo è di nuovo intervenuto mettendo altri soldi, ma le amministrazioni devono essere più veloci. Negli ultimi cinque anni i costi sono aumentati del 40% su tutte le opere infrastrutturali: più tempo si aspetta, peggio è”.
Infine, Rixi ha tracciato una netta distinzione tra le competenze centrali e la gestione del territorio: “So che il problema non sono le risorse, ma i tempi delle macchine burocratiche locali. Sul Parco della Memoria bisogna fare investimenti e poi mantenerli. Le manutenzioni devono essere gestite a livello locale: è impensabile che Roma gestisca i lavori sul territorio, non sarebbe neanche possibile dal punto di vista istituzionale. Se c'è necessità di risorse non è mai stato un problema, ma ultimamente ne abbiamo persino dovute togliere per lavori che non sono stati fatti”.