Attualità - 15 agosto 2026, 13:20

Bea ora può riposare, ma l’inchiesta continua: ad ottobre la voce delle sorelle nell’incidente probatorio

Dopo l’ultimo saluto celebrato ieri a Bordighera, il procedimento entra in una nuova fase. Le due bambine saranno ascoltate in forma protetta nei locali della Questura di Genova

Le serrande di Bordighera si sono rialzate, le strade attorno alla chiesa di Terrasanta sono state riaperte e il silenzio che ieri aveva accompagnato l’ultimo viaggio di Beatrice ha lasciato nuovamente spazio ai rumori della città. Il funerale è terminato, la piccola può finalmente riposare dopo sei mesi trascorsi a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta sulla sua morte, invece, continua.

Il prossimo passaggio è già fissato. Il 16 ottobre le due sorelle maggiori di Beatrice saranno ascoltate nell’ambito di un incidente probatorio, con un’audizione protetta organizzata nei locali della Questura di Genova. Le loro dichiarazioni verranno raccolte nel contraddittorio tra le parti e potranno così assumere valore di prova in un eventuale processo.

Non sarà il primo ascolto delle bambine. Le due minori, considerate persone offese nel procedimento, sono già state sentite in forma protetta dal pubblico ministero durante le indagini. Proprio la necessità di sottoporle a una nuova audizione ha determinato posizioni differenti tra le parti: la difesa della madre ha chiesto l’incidente probatorio; il curatore speciale delle sorelle si è opposto, richiamando il rischio di un ulteriore carico emotivo e di vittimizzazione secondaria; la Procura ha domandato un differimento di due mesi per completare gli accertamenti ancora in corso.

Il giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti ha infine ammesso l’incidente probatorio, disponendo però una serie di cautele destinate a proteggere le bambine dalla pressione processuale e mediatica.

Il giorno dopo il saluto di Bordighera. Il passaggio giudiziario arriva all’indomani di un pomeriggio nel quale Bordighera si è fermata. Le persone avevano cominciato a raggiungere la chiesa dell’Immacolata Concezione già dalle 14. Alle 15.43 numerosi commercianti hanno abbassato le serrande a mezz’asta, aderendo al lutto cittadino proclamato dall’amministrazione.

Alle 15.50 il feretro di Beatrice è arrivato a bordo di un’auto beige. Sulla bara era stata sistemata una fotografia della bambina. I parenti, a partire dalla zia paterna, si sono avvicinati tra lacrime, baci e carezze. Poi sono seguiti dieci minuti di attesa, senza parole.

Il padre Maurizio Rao, accompagnato dalla Polizia penitenziaria, aveva raggiunto la chiesa da un accesso laterale, nella zona di via del Cinema. La madre Emanuela Aiello, detenuta nell’ambito dell’inchiesta, non era invece presente dopo la revoca dell’autorizzazione inizialmente concessa.

Alle 16 il vescovo Antonio Suetta ha recitato il Padre Nostro. La piccola bara è quindi entrata in chiesa sulle note dell’“Ave Maria” di Schubert. Le porte si sono chiuse alle 16.17, quando l’edificio era ormai completamente pieno. Molte persone sono rimaste sul sagrato e lungo le strade circostanti, presidiate dalle forze dell’ordine.

Il funerale ha consegnato Beatrice alla sepoltura. Da oggi il procedimento dovrà invece proseguire nella ricostruzione di quanto accaduto e nell’accertamento delle eventuali responsabilità, nel rispetto della presunzione di innocenza delle persone sottoposte alle indagini.

La richiesta presentata dalla difesa della madre. L’incidente probatorio è stato richiesto il 4 agosto dagli avvocati di Emanuela Aiello. La madre di Beatrice e il compagno Emanuel Iannuzzi risultano indagati, in concorso, per le ipotesi di maltrattamenti e lesioni personali relative a fatti che, secondo la contestazione provvisoria, sarebbero avvenuti tra Bordighera e Perinaldo dal novembre 2025 al 9 febbraio 2026.

La richiesta della difesa riguarda ciò che le due sorelle conoscono dei rapporti intercorsi in quei mesi tra la madre e le tre figlie, nonché quanto sarebbe avvenuto durante il fine settimana trascorso nell’abitazione di Iannuzzi prima della morte di Beatrice.

Attraverso l’incidente probatorio, la testimonianza viene assunta durante le indagini preliminari anziché attendere l’eventuale dibattimento. L’obiettivo è raccogliere la prova nel contraddittorio tra le parti, evitando che il passare del tempo o la necessità di ripetere più volte il racconto possano compromettere la genuinità delle dichiarazioni.

Nel caso di persone minorenni coinvolte in procedimenti per maltrattamenti, la legge prevede particolari strumenti di tutela. Il giudice ha richiamato anche il recente orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, secondo il quale, una volta ricevuta la richiesta di parte, l’autorità giudiziaria deve procedere all’acquisizione della testimonianza della vittima minorenne attraverso l’incidente probatorio nei casi previsti.

Il timore di un nuovo trauma. Il curatore speciale e tutore delle due sorelle, l’avvocato Giacomo Sottocasa, aveva espresso parere contrario. Le bambine erano già state ascoltate in forma protetta dal pubblico ministero e, secondo il curatore, una nuova audizione avrebbe potuto rappresentare un ulteriore momento di sofferenza.

Nella memoria depositata al giudice era stato richiamato il pericolo di vittimizzazione secondaria: il rischio, cioè, che una persona già coinvolta in un’esperienza traumatica venga esposta a un nuovo disagio proprio attraverso la ripetizione degli ascolti e delle procedure necessarie all’accertamento giudiziario.

Secondo il curatore, ogni ulteriore attività avrebbe dovuto essere valutata sulla base della stretta necessità, della proporzionalità e del minor sacrificio possibile per le minori. Ripetere il racconto, oltre a incidere sul loro equilibrio psicologico, avrebbe potuto sottoporle nuovamente allo stress della rievocazione.

Il gip ha dichiarato di condividere le preoccupazioni espresse nella memoria, ma ha ritenuto necessario procedere sulla base delle disposizioni previste dal codice e dell’orientamento espresso dalla Cassazione. La nuova audizione si svolgerà quindi, ma con modalità studiate per ridurne quanto più possibile l’impatto sulle bambine.

L’audizione protetta in Questura a Genova. L’appuntamento è fissato per il 16 ottobre. Alle 11, nei locali della Questura di Genova, verrà conferito l’incarico al perito nominato dal giudice, lo psicologo Giorgio Cavaleri. Alle 11.30 è previsto l’inizio dell’esame delle due minorenni.

Il perito affiancherà l’audizione e avrà il compito di fornire gli strumenti necessari a valutarne le modalità e l’attendibilità, osservando anche l’atteggiamento assunto dalle bambine durante l’esame.

La scelta della Questura di Genova risponde a due esigenze indicate espressamente nell’ordinanza: tutelare il benessere delle minori e ridurre la pressione mediatica. La struttura individuata consente infatti alle persone autorizzate ad assistere all’atto di seguire l’audizione senza essere viste o sentite dalle testimoni.

Il contraddittorio sarà garantito mediante collegamenti audiovisivi e presidi tecnologici a distanza. Anche il verbale dell’esame verrà redatto in forma audiovisiva. Le bambine non saranno quindi poste direttamente davanti agli indagati, ai difensori e agli altri soggetti presenti, ma ascoltate in un ambiente separato e protetto.

Non si tratta di affidare loro il compito di sostenere una tesi accusatoria o difensiva. L’incidente probatorio serve a raccogliere ciò che ricordano e conoscono, lasciando poi al giudice la valutazione delle dichiarazioni insieme a tutti gli altri elementi del procedimento.

Gli accertamenti ancora in corso. La Procura aveva chiesto di rinviare l’incidente probatorio di sessanta giorni, sostenendo la necessità di completare alcuni atti investigativi prima dell’ascolto. Tra gli approfondimenti indicati figurano gli esami tossicologici sui capelli prelevati dalla salma di Beatrice, l’analisi delle copie forensi dei dispositivi informatici sequestrati a Iannuzzi e gli accertamenti del Ris di Parma sulle calzature sottoposte a sequestro e sulla compatibilità con i segni riscontrati sul corpo della bambina.

"Il tuo nome non sarà cancellato". Durante il funerale, il vescovo Suetta ha pronunciato parole destinate a restare anche oltre la celebrazione: "Una vicenda come questa non interpella soltanto una famiglia. Interroga un’intera società".

Nell’omelia ha chiesto che il male venga chiamato con il proprio nome, ma ha tenuto insieme verità, giustizia e responsabilità, senza anticipare il compito affidato alla magistratura. Rivolgendosi direttamente a Beatrice, ha aggiunto: "Oggi non possiamo cambiare ciò che è accaduto. Non possiamo cancellare il dolore della tua breve vita. Ma possiamo dirti una cosa: il tuo nome non sarà cancellato".

All’uscita dalla chiesa, il feretro è stato accompagnato da “Sta passando novembre” di Eros Ramazzotti, adattata per la bambina. Una frase ha attraversato per due volte il sagrato: "Sta passando febbraio e tu hai due anni per sempre".

Ieri Bordighera ha affidato Beatrice al riposo. Dal 16 ottobre la giustizia tornerà ad ascoltare, con tutte le cautele necessarie, le voci di chi ha condiviso con lei la casa e gli ultimi mesi della sua breve vita. Non per attribuire alle sorelle il peso di stabilire una responsabilità, ma per raccogliere un frammento della verità che il procedimento dovrà ricostruire.