La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
C'è chi arriva alla musica in modo lineare, seguendo un percorso tracciato fin dall'infanzia senza grandi deviazioni. E poi c'è Giulia Merlini, in arte Giuna, che ci è arrivata due volte. la seconda dopo aver attraversato un momento che lei stessa descrive senza giri di parole come "qualcosa di bruttissimo, di maligno". La sua è una storia di cassetti aperti e richiusi, di coraggio collezionato e poi smarrito, di un corpo che a un certo punto ha cominciato a mandare segnali che non era più possibile ignorare.
Giulia ha iniziato a suonare da bambina, con una chitarrina e un'insegnante che le apre un mondo. "A dieci anni ero già con la chitarrina - racconta - e la mia prima insegnante è stata fondamentale. Poi sono diventata veramente ossessionata: non vedevo l'ora di tornare da scuola per andare con le mie mille band punk rock a suonare". Il liceo passa con la sensazione netta di dover andare in quella direzione, di non avere alternative a quella vocazione. Eppure, al momento del diploma, qualcosa si inceppa. "Mi sono iscritta a informatica, perché ero partita perdente: ho detto, no, non ce la posso fare".
Comincia allora il tentativo di professionalizzarsi, un percorso formativo che lei stessa definisce bello e ricco, con insegnanti come Daniela Satragno. Ma proprio sul più bello, quando il traguardo sembra vicino, il coraggio si dissolve. Il nodo è pratico ma anche esistenziale: normative incerte sull'insegnamento, il piano B che sfuma insieme al piano A. "Tutto il coraggio che avevo collezionato in quei tre anni è sfumato, è andato via. E allora ho preso la musica, l'ho chiusa in un cassetto e ce l'ho lasciata". Segue il ritorno all'informatica, la laurea presa in fretta e un lavoro al Comune di Genova che garantisce stabilità ma non felicità.
Per quasi un decennio la musica resta sepolta. Poi, due anni fa, arriva la crisi: "Ho attraversato un momento della mia vita veramente molto difficile, in cui stava succedendo qualcosa di bruttissimo. Ho cominciato ad avere dei reali problemi fisici e mi sono chiesta cosa mi stesse dicendo il mio corpo". È in quel momento che il cassetto si riapre, non per scelta razionale ma per necessità. "Ho ricominciato a scrivere senza farmi domande: l'unica cosa di cui avevo bisogno era tirare fuori quelle cose che avevo dentro e dargli un nome, capirle, perché avevo un sacco di robe da capire che non avevo ancora capito né di me né del mondo". E poi la frase che riassume tutto: "La musica per l'ennesima volta mi ha salvato la vita".
Da quel momento non si è più fermata, nonostante le resistenze di chi le stava intorno. "Sono andata contro tutto e tutti, perché a quest'età, con un figlio e un lavoro fisso, la prima cosa che ti dicono è: ma tu sei fuori di testa. Però continuare a far piacere agli altri e mettere da parte te non mi ha mai fatto bene". Fino a settembre scorso, quando ha lasciato il lavoro in Comune e ha provato a fare quel passo che aveva rimandato per anni. Il risultato, racconta con una certa meraviglia, è stato quasi automatico: "Da quando ho cominciato realmente a seguire la mia strada, tutte le cose hanno cominciato ad allinearsi. Le occasioni sono cominciate ad arrivare, mi è stato proposto un altro lavoro part-time che mi dà stabilità e tranquillità emotiva, e tanto tempo per la mia musica".
Le canzoni di Giuna parlano di vita quotidiana, e non per mancanza di ambizione ma per precisa scelta poetica. "Sono una persona molto semplice, molto quotidiana, anche nella musica. Mi piace il semplice, mi piace andare all'essenza, mi piace raccontare della vita di tutti i giorni, che è ricca di un sacco di cose di cui spesso non ci accorgiamo". C'è anche una chiave autobiografica dichiarata: crescere in un ambiente in cui l'emotività era repressa, in cui mostrare le proprie debolezze non era accettato, ha prodotto in lei una reazione opposta. "Quello che dico a mio figlio è quello che scrivo nelle canzoni: siamo in carne e ossa, siamo fatti di emozioni, tiriamole fuori, che vanno bene, sia che siano felicità, sia che siano tristezza. L'importante è dargli un senso".
Sul fronte delle uscite, Giuna sta lavorando con metodo e senza fretta. "Mi sto concentrando sullo scrivere, per me e per altri artisti", racconta, sognando di poter firmare un pezzo per Bresh. La dimensione live è quella che sente più sua, e lo ha dimostrato sul palco del Crazy Bull domenica 7 giugno in occasione della tappa genovese del Contest Y. Intanto Genova, con la sua scena musicale piccola e intrecciata come quella di un paese, sembra pronta ad accoglierla. "Sono contenta di essermi buttata dentro - dice riferendosi alla rete di incontri e occasioni che si sta aprendo - ho conosciuto persone, mi sono divertita, ho portato la musica che pare sia arrivata. E quello è il mio obiettivo".