Attualità - 22 agosto 2026, 08:00

Il costo delle interminabili ondate di calore: cantieri fermi quasi un mese, allevamento e agricoltura sotto del quaranta per cento

Dall’inizio dell’estate a Genova e provincia sono state ventiquattro le giornate con il bollino rosso, di cui tredici consecutive ad agosto: Federcostruttori e Coldiretti fanno il loro (tragico) bilancio

I cantieri sono soggetti a restrizioni durante le ondate di caldo estremo

Ventiquattro giorni di bollino rosso per il caldo, suddivisi in tre ondate: cinque giorni consecutivi a fine giugno, sei giorni consecutivi a metà luglio e tredici giorni, sempre tutti di fila, partiti a inizio agosto e terminati il 15 del mese. In Liguria l’estate 2026 ha sinora infranto tutti i record. E tutto questo comporta serie conseguenze. A patire di più sono pascoli, settore ortofrutticolo, cantieri all’aperto e quant’altro. 

“Tutti i settori produttivi sono andati in sofferenza - ammette in una intervista a ‘Repubblica’ Luca Dalpian, presidente di Coldiretti Genova - a cominciare dal settore zootecnico che è il primo ad aver patito le conseguenze del caldo estremo. Poi, a seguire, le difficoltà sono arrivate per tutte le aziende agricole: è andata un po’ meglio a chi ha potuto contare su propri bacini di accumulo dell’acqua, ma ogni tipo di coltura è in forte stress. La frutta è seccata sugli alberi ancor prima di poter essere raccolta, c’è stata la cascola degli ulivi, il settore dell’uva è stato costretto a partire con la vendemmia in largo anticipo. Tutto il nostro lavoro viene costantemente rivoluzionato: siamo a inseguire le emergenze in maniera continua, sino a quando non riusciremo più a contenerle”. 

Lo stesso vale per il settore dell’allevamento, dove le perdite arrivano sino al quaranta per cento. A spiegare il perché, sempre a ‘Repubblica’, è Paolo Corsiglia, vice presidente di Coldiretti Genova e con delega proprio al settore della zootecnia: “A causa delle temperature elevate e della mancanza di mangime, siamo stati costretti a tenere le bestie nelle stalle. Dopo il primo sfalcio di maggio, infatti, l’erba è tutta seccata e abbiamo ritirato tutti i pascoli. Per mantenere gli animali abbiamo speso in più in termini di mangime e siamo andati in crisi anche con l’acqua. Ora siamo con gli occhi rivolti al cielo: sperando sì che piova, ma che non lo faccia in maniera troppo violenta, altrimenti a un danno già grave ne aggiungeremo uno ancora più grave”. 

Coldiretti Liguria chiede l’avvio di una ricognizione puntuale dei danni sul territorio, al fine di verificare se sussistano le condizioni per richiedere alla Regione Liguria il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

Negli allevamenti di montagna la ricrescita dell’erba è ormai fortemente compromessa e molti pascoli non riescono più a garantire il fabbisogno alimentare degli animali. In numerose aziende l’acqua disponibile negli alpeggi si sta progressivamente riducendo, costringendo gli allevatori a spostare il bestiame alla ricerca di nuovi punti di abbeverata e ad acquistare foraggi con largo anticipo rispetto al normale andamento stagionale, con un inevitabile incremento dei costi aziendali. Le temperature eccezionalmente elevate stanno inoltre incidendo sul benessere degli animali, rendendo ancora più complessa la gestione quotidiana degli allevamenti.

Parallelamente, la siccità continua a colpire anche le produzioni agricole. Negli oliveti si registrano fenomeni di cascola e disseccamento dei frutti dovuti allo stress idrico, mentre ortaggi e frutteti risentono della mancanza di precipitazioni e delle temperature elevate, con ripercussioni sulla qualità delle produzioni e rese che, nelle situazioni più critiche, potrebbero ridursi fino al 30%.

“Le segnalazioni che stanno arrivando dalle imprese sono sempre più preoccupanti”, dichiarano Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, delegato confederale. “Riteniamo necessario avviare quanto prima una verifica puntuale della situazione su tutto il territorio regionale per valutare l’entità dei danni e accertare se vi siano le condizioni per richiedere alla Regione Liguria il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Le imprese stanno affrontando una stagione estremamente difficile e hanno bisogno di risposte rapide.”

Coldiretti Liguria ribadisce inoltre come questa emergenza confermi la necessità di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture idriche. La realizzazione di piccoli invasi e bacini di accumulo, insieme al miglioramento della rete di distribuzione dell’acqua e a una gestione sempre più efficiente della risorsa idrica, rappresentano interventi ormai non più rinviabili per consentire alle aziende agricole di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

“In questa fase è fondamentale sostenere le imprese agricole, ma è altrettanto importante programmare il futuro”, concludono Boeri e Rivarossa. “L’acqua è la principale infrastruttura di cui oggi ha bisogno l’agricoltura ligure. Solo con investimenti strutturali sarà possibile garantire continuità produttiva, tutelare il reddito delle aziende e preservare il presidio economico, sociale e ambientale che l’agricoltura assicura nelle aree interne della nostra regione.”

Ventiquattro giornate di bollino rosso: praticamente un mese senza lavorare o lavorando a orari estremamente ridotti. E anche gli impresari edili fanno il conto dei danni: “Ogni giornata persa - analizza Emanuele Ferraloro, presidente nazionale di Federcostruzioni (Confindustria) e presidente di Ance Savona (l’Associazione Nazionale Costruttori Edili) - pesa per lo 0,33% sul nostro bilancio. Per un’azienda media che fattura un milione di euro all’anno, parliamo quindi di 3300 euro al giorno. Si moltiplichi per 24 ed ecco che inizia a essere una cifra molto importante. Se poi il fatturato è maggiore, diventa maggiore anche la perdita”.