“Uno Special, per favore”.
Già sessant’anni fa tanto bastava per vedersi piazzare davanti un cocktail a base di Biancosarti, ma questa sorta di parola magica funzionava solamente in un luogo: il Bar Lino in piazza Gaetano Alimonda, la ‘casa natale’ dell’aperitivo a Genova.
Il Bar Lino apparteneva a Lino Cairoli, conosciuto da tutti semplicemente come "il Babbo".
Quando Lino Cairoli aprì il locale nel 1962, al posto di una vecchia latteria all'angolo tra piazza Alimonda e via Caffa, l'aperitivo non aveva ancora assunto il significato che avrebbe avuto negli anni successivi. Esistevano il vermouth, il vino, gli amari. Esistevano i cocktail dei grandi alberghi. Ma mancava un luogo capace di trasformare quel momento, prima appannaggio di pochi, in un rito accessibile a tutti.
Lino arrivava da una scuola particolare, quella dei transatlantici. Sulle grandi navi che collegavano Genova con il resto del mondo si entrava in contatto con culture diverse e ricette di ogni tipo: la mixology internazionale, il servizio all'americana, l'uso degli shaker, l'eleganza dei gesti e l'arte di parlare con clienti provenienti da ogni parte del mondo.
Una volta smessa l’attività a bordo, Cairoli decise di portare a terra quanto aveva appreso in anni di navigazione e nell’attività di piazza Alimonda fece nascere un luogo di ritrovo la cui fama andava ben oltre il quartiere della Foce.
Tutti lo chiamavano "il Babbo” perché per i clienti era un vero e proprio punto di riferimento, così come lo è stato per collaboratori e giovani che hanno poggiato i bicchieri su quel bancone.
La bravura e la proposta di Cairoli ha fatto si che in poco tempo il bar diventasse un bar della città: professionisti, commercianti, sportivi, artisti e personaggi dello spettacolo si ritrovavano ogni giorno davanti a quel bancone. Si ordinavano Martini, Negroni, Mimosa, Barracuda. Ma soprattutto si ordinava lo Special, il cocktail che sarebbe diventato la firma del locale e uno dei simboli della Genova dell'aperitivo.
Accanto ai bicchieri arrivavano immancabilmente patatine fritte e piccoli stuzzichini. Oggi sembra normale ma negli anni Sessanta questo ‘accompagnamento’ ha definito un modo tutto genovese di vivere l'aperitivo: non un semplice drink prima di cena, ma un momento di incontro.
Era questa, forse, la vera ricetta dello Special.
Più ancora del liquore o delle dosi, contava il luogo. Contava il bancone. Contava il fatto che ogni cliente venisse riconosciuto.
Per oltre sessant'anni il Bar Lino ha continuato a essere una sorta di salotto della Foce, attraversando mode, cambi generazionali e trasformazioni della città. Quando, nel gennaio del 2025, la serranda si è abbassata definitivamente, molti genovesi non hanno parlato della chiusura di un esercizio commerciale. Hanno avuto la sensazione di perdere un pezzo della propria quotidianità.
Forse è anche per questo che ancora oggi, quando si racconta la storia dell'aperitivo genovese, il pensiero torna inevitabilmente a quel bancone di piazza Alimonda e al suo fondatore.