Riprende questo mercoledì dopo la pausa estiva, e andrà avanti per tutti i mercoledì successivi, il rapporto di collaborazione tra ‘La Voce di Genova’ e Disco Club, il celeberrimo negozio di musica di via San Vincenzo, tra i più antichi in tutta Italia e tra gli ultimi rimasti in attività a livello di impresa indipendente. Ogni settimana, nel ciclo ‘La parola a Disco Club’, Gian, Dario e i numerosi altri esperti di questo impagabile ‘covo’ di appassionati ci accompagneranno tra le ultime uscite, qualche curiosità, le ristampe e le chicche da non perdere. Buona lettura e buon ascolto!
L’estate torrida di queste settimane non ferma la passione per le novità discografiche e, dopo una breve pausa, torna il consueto appuntamento curato da Disco Club. Tra graditi ritorni, esperimenti che dividono e nuove conferme, la selezione dei dischi appena arrivati in negozio offre spunti diversi per tutti i palati musicali.
Ad aprire le danze ci pensa Robyn Hitchcock con il suo ultimo lavoro solista, The Confuser. L’ex leader dei Soft Boys ripropone gli ingredienti che hanno caratterizzato la sua musica, con echi evidenti di John Lennon, Bob Dylan e Syd Barrett, insieme a qualche piccola sorpresa. Un album che potrà piacere soprattutto ai fan più tradizionali di Hitchcock.
Cambio di atmosfere con il ritorno di Phoebe Bridgers, che a sei anni di distanza dall’album precedente si ripresenta con Lost Weekend, il suo terzo album solista vero e proprio. Si tratta di un lavoro molto lungo, composto da 16 brani, nel quale l’artista attraversa diverse influenze e stili, passando dall’acustico all’elettrico fino all’elettronico. Non manca neppure un uso del vocoder. Il disco è già piaciuto molto alla critica e al pubblico e, per qualcuno, rischia di essere l’album dell’anno.
Tornano anche gli Strokes con Reality Awaits, un disco abbastanza confuso e particolare, nel quale convivono alcuni degli stilemi classici della band e soluzioni che il gruppo non aveva mai affrontato in questo modo. Tra queste spicca un uso piuttosto marcato dell’Auto-Tune, una scelta che ha fatto molto discutere. Il risultato è un album che lascia spazio a interpretazioni diverse e che sta comunque incontrando l'interesse degli appassionati.
A chiudere la rassegna è Finn Wolfhard, attore canadese tra i protagonisti di Stranger Things. Fire From the Hip è il suo secondo album solista e rappresenta un passaggio verso una maggiore maturità. Wolfhard mescola l’indie rock dei Pavement e di altri riferimenti con una certa tradizione americana. L’album alterna momenti più acustici e scheletrici ad altri costruiti su più strati, con organi, chitarre e altri elementi. Un lavoro da ascoltare e un artista da tenere d’occhio, che sta piacendo non solo al pubblico ma anche alla critica.