Sanità - 26 agosto 2026, 11:38

Violenza sessuale facilitata da droghe, dalla Liguria un protocollo unico per i Pronto Soccorso

Il Laboratorio specialistico di Tossicologia di Sarzana ha adeguato le procedure alle nuove linee nazionali: campioni biologici, analisi delle sostanze e catena di custodia saranno gestiti con criteri omogenei in tutta la regione. Nicolò: "La tutela delle donne vittime di violenza rappresenta una priorità"

Un protocollo regionale per rendere più efficaci le indagini tossicologiche nei casi di violenza sessuale legata all'utilizzo di droghe o altre sostanze psicoattive e garantire che eventuali elementi di prova vengano raccolti e conservati correttamente fin dall'accesso della vittima in Pronto Soccorso. È il nuovo percorso messo a disposizione delle strutture di emergenza liguri dal Laboratorio Specialistico di Tossicologia di Sarzana, che ha adeguato le proprie procedure alle più recenti linee di indirizzo nazionali.

L'obiettivo è rafforzare la risposta sanitaria e medico-legale nei casi di cosiddetta Drug-Facilitated Sexual Assault(DFSA), la violenza sessuale facilitata attraverso sostanze che possono ridurre la capacità di autodeterminazione della vittima, provocando sonnolenza, alterazione dello stato di coscienza o, nei casi più gravi, la completa perdita di coscienza.

Il laboratorio sarzanese, diretto da Paolo Bucchioni, ha recepito le indicazioni contenute in un recente documento pubblicato sulla rivista scientifica Biochimica Clinica, predisponendo procedure rivolte ai Pronto Soccorso della Liguria e dedicate sia agli aspetti clinici sia alle successive possibili esigenze dell'autorità giudiziaria.

Uno degli elementi centrali riguarda infatti la corretta raccolta dei campioni e delle tracce biologiche. Nei casi in cui la violenza sia avvenuta poco prima dell'accesso in ospedale, diventa essenziale procedere tempestivamente alla repertazione di sangue, urine e, quando necessario, campioni di capelli, attraverso i quali è possibile ricercare e identificare le sostanze assunte dalla vittima.

Altrettanto rilevante è il mantenimento della cosiddetta catena di custodia, cioè l'insieme delle procedure che consentono di documentare ogni passaggio compiuto sui campioni biologici, dalla raccolta fino all'analisi. Un requisito fondamentale perché gli elementi acquisiti possano conservare validità anche nell'ambito di un eventuale procedimento giudiziario.

“La tutela delle donne vittime di violenza rappresenta una priorità per il sistema sanitario regionale – sottolinea l'assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò –. Accanto alla risposta clinica e assistenziale devono esserci procedure precise e condivise che consentano di raccogliere e preservare ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto”.

Secondo Nicolò, il nuovo percorso consente di garantire che i campioni “vengano raccolti, conservati e analizzati secondo criteri rigorosi”, tutelando contemporaneamente la vittima e l'affidabilità degli elementi eventualmente messi a disposizione dell'autorità giudiziaria.

“Rafforzare le procedure e mettere in rete competenze specialistiche – aggiunge il direttore generale di Ats Liguria, Marco Damonte Prioli – significa poter offrire alle donne vittime di violenza e abuso un'assistenza e un supporto sempre più adeguati, soprattutto di fronte a fenomeni che purtroppo occupano con crescente frequenza le cronache”.

Il protocollo nasce da un percorso condiviso con l'Istituto Superiore di Sanità e con le altre istituzioni coinvolte e punta all'adozione di modalità omogenee su tutto il territorio regionale per la gestione dei campioni biologici e della relativa catena di custodia.

“Il nostro laboratorio ha ricevuto in questi anni numerosi attestati di stima anche a livello nazionale – evidenzia Paolo Bucchioni –. Questo ci stimola a proseguire nel percorso intrapreso, che richiede un costante impegno e un aggiornamento continuo delle competenze specifiche da parte di tutto il personale”.

L'iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di interventi regionali sul rapporto tra sostanze e violenza. Tra questi figura anche la campagna dedicata al drink spiking, promossa da Regione Liguria insieme a Rotary Distretto 2032, Rotary Club Genova Est e Federfarma Genova per sensibilizzare sui rischi legati all'aggiunta clandestina di alcol o droghe nelle bevande.

Parallelamente è stato avviato anche un tavolo sanitario dedicato all'emergenza droga, con la creazione di una task force rivolta in particolare al fenomeno della tossicodipendenza a Genova.

Redazione