Meraviglie e leggende di Genova - 30 agosto 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Un giardino alla francese e un caffè che sapeva d'Europa

Dalle sere scintillanti di luci del Caffè d'Italia ottocentesco al caffè-concerto del Giardino d'Italia, fino alla notte in cui le bombe cancellarono per sempre uno dei salotti a cielo aperto della Genova che fu. Storia di un luogo oggi dimenticato

Oggi sembra quasi impossibile a credersi, ma nell’Ottocento l’Acquasola era uno dei luoghi più frequentati dalla mondanità genovese.

Un giardino alla moda francese che rispecchiava la vocazione della Superba: una città al pari delle capitali d’Europa in cui affari e piacere convivevano come forse non era mai stato in nessun altro luogo.

Realizzata a partire dal 1821 da Carlo Barabino, capace di trasformare i baluardi difensivi in una elegante passeggiata, l’Acquasola da subito era diventata un luogo di richiamo: all’ombra delle fronte dei suoi alberi, nelle sere d’estate, dame e gentiluomini si incontravano, famiglie borghesi si ritrovavano, giovani curiose sbriciavano.

In questo brulicare, il riverbero delle luci del Caffè d’Italia, il caffè-giardino che apriva i suoi battenti a Pasqua e dava appuntamento all’anno venturo a settembre.

Aperto probabilmente attorno al 1861, quando piazza Corvetto ancora non esisteva e l’Acquasola era una passeggiata, questo luogo compare con certezza documentata negli anni Settanta dell’Ottocento. Viene citato nel volume Genova ed i suoi dintorni: viaggio alle due Riviere, pubblicata nel 1872, che ne descrive l'eleganza incredibile. Lo stesso anno, il Lunario lo fotografa in poche righe che bastano a restituirne la natura: "L'Italia, all'Acquasola, caffè giardino unico suo genere in tutta Italia, aperto dal giorno di Pasqua a tutto settembre."

Non un semplice bar cittadino ma un piccolo mondo a parte: tavoli all'aperto, un servizio di caffè e rinfreschi, un ristorante, il biliardo per i signori, e attorno tutta la vita mondana di una Genova che, nella bella stagione sembrava darsi appuntamento per passeggiare, fermarsi, farsi vedere. 

Chi in quegli anni avesse avuto la fortuna di viaggiare al di fuori dell’Italia, si sarebbe facilmente potuto rendere conto che il Caffè d’Italia richiamava subito i caffè dei giardini francesi e quelli di altre importanti città.

Una storia che arriva fino ai giorni nostri anche grazie alle fotografie dell’epoca che hanno avuto il privilegio di immortalare uno spaccato della vita genovese del tempo: giardinieri all’opera, camerieri con tovagliolo al braccio, un via vai di persone.

Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, il locale cambiò pelle. Al tradizionale caffè all'aperto si affiancò un palcoscenico, spazi al coperto per accogliere un pubblico numeroso: nacque così, nel 1902, il Giardino d'Italia, non più solo un luogo di sosta ma un vero caffè-concerto, in quella formula di intrattenimento popolare a metà tra ristorante, birreria, sala da ballo e teatro di varietà, che nell'Italia di inizio secolo faceva furore. 

Il Giardino d'Italia, in quegli anni, non era un luogo isolato: faceva parte di un sistema più ampio di iniziative che animavano l'Acquasola. Lo dimostra un episodio curioso, raccontato dalla Gazzetta di Genova nell'estate del 1918: quando la città organizzò la grande "Mostra di guerra per il dopo-guerra", il "pittoresco Giardino d'Italia" venne scelto come una delle sedi dell'esposizione. Ma lo spazio si rivelò presto insufficiente per il numero di espositori, tanto che gli organizzatori dovettero occupare anche la spianata dell'Acquasola, collegando le due aree con un ponte di tipo militare. 

Con il passare degli anni il Giardino d'Italia si ritagliò un posto stabile nella storia dello spettacolo genovese: operette, varietà, avanspettacolo. 

Poi venne la guerra. Nell'autunno del 1942 Genova fu colpita da una serie di pesantissime incursioni aeree britanniche che in pochi giorni ridussero in macerie intere aree del centro. Fu in quei giorni che il Giardino d'Italia, insieme a quasi tutti i teatri della città, smise di esistere.

A raccontarlo, sette anni dopo, fu il critico teatrale Giannino Galloni, in un articolo pubblicato sulla rivista "Genova" nel settembre 1949: “In pochissimi giorni - scrisse - a Genova non rimase in piedi un teatro — il Politeama Margherita, il Politeama Genovese, il Paganini, il Giardino d'Italia, il Nazionale, il Falcone — tutto travolto tra fiamme e polvere. Restarono solo muri anneriti e cumuli di macerie”.

Oggi forse quasi nessuno ricorda questo luogo, cancellato dalla furia della guerra e mai più ricostruito, sacrificato all’altare della contemporanea urbanizzazione che ha cancellato uno dei luoghi più caratteristici della città.